
di Tonia Credendino
Una serata di approfondimento dedicata al Rodano settentrionale, organizzata da AIS Caserta all’Enoteca La Botte.
Hai mai sentito parlare del Rodano? La risposta è quasi sempre sì. È un fiume, certo. Ma nel vino il Rodano è molto di più: è una matrice culturale dell’enologia europea, un territorio che ha contribuito in modo decisivo alla definizione dell’identità del Syrah e che continua a offrire strumenti di lettura fondamentali sul rapporto tra vitigno, ambiente e scelta agricola.
La serata organizzata da AIS Caserta all’Enoteca La Botte nasce da questa consapevolezza. Non dall’esigenza di presentare una regione già nota, ma dalla volontà di ricondurre il Rodano a un piano di studio, affrontandolo come sistema complesso e stratificato, capace ancora oggi di interrogare chi il vino lo studia davvero.
A rendere possibile questo livello di approfondimento è stato il lavoro della delegazione, nella persona di Pietro Iadicicco, responsabile di AIS Caserta, che ha voluto e sostenuto una degustazione di alto profilo, costruita con rigore e visione. A sottolinearne il valore è stata anche la presenza di Tommaso Luongo, presidente regionale AIS Campania, che ha rimarcato l’esclusività di questo appuntamento: un’occasione pensata come momento di studio unico, non replicabile, capace di portare il Rodano settentrionale in una dimensione di confronto avanzato, rara anche nel panorama formativo nazionale.
A guidare l’approfondimento sul Rodano settentrionale è stato Cristiano Cini, sommelier professionista, Presidente di AIS Toscana e corresponsabile dell’area formazione di AIS Italia. Il suo lavoro sul Rodano è parte di un percorso strutturato di studio e divulgazione che lo porta a confrontarsi con delegazioni AIS in tutta Italia, restituendo a questa zona il ruolo di territorio-scuola, fondamentale per comprendere il rapporto tra vitigno, ambiente e scelta agricola. Nel suo racconto il Rodano emerge come sistema complesso, leggibile solo tenendo insieme suolo, clima, pendenza e lavoro umano, con una visione che privilegia coerenza e profondità.
Il Rodano settentrionale, cuore della degustazione, rappresenta uno dei contesti più esigenti in questo senso. È un’area caratterizzata da pendenze elevate, superfici frammentate e suoli prevalentemente granitici, scistosi e calcarei, dove la viticoltura è in larga parte manuale. In questo quadro il Syrah trova una delle sue espressioni più rigorose, costruite su tensione acida, struttura tannica e profondità, più che su concentrazione o potenza.
All’interno di questa lettura si inserisce il tema dei sistemi agricoli, oggi centrale nel Rodano contemporaneo. Convenzionale, HVE3, biologico e biodinamico convivono come risposte diverse a contesti pedoclimatici differenti. L’HVE3 rappresenta una certificazione ambientale di alto livello, fondata su criteri misurabili legati a biodiversità, gestione delle risorse e riduzione degli input. Il biologico trova applicazione efficace dove il clima lo rende sostenibile; la biodinamica resta una scelta più radicale, adottata da alcune realtà come strumento identitario. La coerenza con il territorio resta l’elemento discriminante.
La degustazione ha tradotto questi concetti nel bicchiere attraverso una sequenza costruita per evidenziare differenze, affinità e identità.
Il primo vino in assaggio è Fleur de Crussol AOC Saint-Péray 2022 di Alain Voge, unico bianco della serata. Saint-Péray è una denominazione di dimensioni contenute, storicamente legata alla Marsanne, qui vinificata in purezza. Le vigne, tra le più vecchie della denominazione, sono situate sul massiccio del Crussol, su suoli calcarei e granitici. La vinificazione procede con attenzione alla materia e al tempo, con un élevage prolungato che privilegia equilibrio e profondità. Il vino si sviluppa su una struttura solida, una progressione lenta e una marcata componente salina, mostrando un profilo chiaramente orientato all’evoluzione. Una delle espressioni più rare e significative del Rodano settentrionale sul versante dei bianchi.
Segue Sabot de Coppi AOC Saint-Joseph 2022 del Domaine de l’Iserand, cuvée a base Syrah, che introduce il vitigno con precisione e linearità. Il profilo è definito da frutto nitido, speziatura contenuta e freschezza ben integrata, restituendo con chiarezza l’identità della denominazione.
Con Crozes-Hermitage AOC “Cafiot” 2020 di Vindiou la struttura si amplia. La materia è più presente, la trama tannica equilibrata, con una lettura pulita e coerente. Un vino che dimostra come anche una denominazione estesa possa esprimere precisione quando il lavoro in vigna è orientato alla misura.
Il passaggio a Cornas AOC 2020 di Cuchet-Beliando porta il racconto su un registro più severo. Cornas rappresenta una delle interpretazioni più rigorose del Rodano settentrionale. Qui il Syrah si esprime con profondità, una componente ferrosa evidente e una struttura tannica pensata per il tempo, restituendo una lettura autentica della denominazione.
La chiusura è affidata a Côte-Rôtie AOC 2021 di Jamet, riferimento storico e massima espressione della serata. Il vino nasce dall’assemblaggio di numerose parcelle, lavorate separatamente, su pendii estremi. La vinificazione con ampio impiego di grappolo intero e l’élevage prolungato in fûts costruiscono un profilo di grande precisione, equilibrio e lunghezza. Qui il Syrah raggiunge una sintesi alta tra struttura e finezza, offrendo una delle letture più complete e autorevoli del Rodano settentrionale.
Una degustazione costruita con rigore, capace di riportare il Rodano settentrionale in una dimensione di confronto avanzato. Un riferimento concreto per chi il vino lo studia, lo assaggia e lo analizza senza scorciatoie.
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