Roma, Sora Lella dal 1959 all’Isola Tiberina

Sora Lella, il carciofo alla giudìa

di Virginia Di Falco

Sora Lella continua sempre ad essere una garanzia. Concreta e solida. Così si può definire la cucina di questo ristorante sull’Isola Tiberina dal 1959.
Volto e voce indimenticabile del cinema italiano, sorella di Aldo Fabrizi, cuoca per necessità e attrice per divertimento, apre il suo primo locale a metà degli anni Quaranta per trasferirsi poi in quello che è diventato negli anni un posto imprescindibile per chi vuole provare la cucina romanesca più tosta e più vera.

Amatriciana, gricia, vaccinara, l’arzilla, le puntarelle, i supplì, le animelle, i carciofi; e ancora frittate, polpette, fettuccine, gnocchi. Nulla sfugge al perfetto menu della tradizione, con in più la proposta di prodotti del territorio, come la bufala di Amaseno (Agro Pontino) o il prosciutto dei Castelli, o il cestino di pane firmato da Gabriele Bonci.

Tutta la sua famiglia, in particolare il figlio Aldo, che ha di fatto tenuto le redini del ristorante sin dall’inizio e il nipote Mauro sono stati molto bravi a coltivare il ricordo e l’immagine di una donna forte, popolare e, appunto, sempre concreta. Attratta ma mai abbindolata da un mondo del quale conosceva – grazie soprattutto al mestiere del fratello – le opportunità e le debolezze.
Oggi le sue foto e le sue battute più celebri sono riprodotte sulle pareti del ristorante, in un ambiente classico ma non pretenzioso, con un servizio un po’ d’antan ma sempre professionale e navigato, come ci si aspetta tra tavoli equamente divisi, per quasi sessant’anni, tra clienti affezionati, turisti e celebrità.

Se dunque cercate la vera cucina romanesca classica, questo è il posto giusto. Buoni, si può tranquillamente dire da bis, gli gnocchi all’amatriciana, ben conditi e saporitissimi; corroborante la minestra di ceci, fatta con i quadrucci e servita nel coccio; a regola d’arte la gricia, qui proposta con i rigatoni.

Non deludono anche i secondi piatti, con una signora coda alla vaccinara, cotta a puntino, giusta di sedano e pomodoro e con anche i pinoli e l’uvetta.Un po’ pasticciato alla vista il tortino di aliciotti e indivia, che però si riscatta grazie alla cottura indovinata. (In effetti questo piatto della tradizione ebraico romanesca è sempre difficile da presentare e la piacevolezza della vista spesso è inversamente proporzionale a quella della gola).

Abbiamo anche (solo) assaggiato uno dei piatti storici del locale (si fa dal 1961): i tonnarelli alla Cuccagna,  pasta fresca fatta in proprio con salsiccia, pancetta, pecorino e noci. Buona anche questa, poi però il vostro stomaco vi chiederà una tregua, almeno temporale.

Morbide e gustose le polpette di bollito fritte, rinfrescate da un’insalatina di scarola e acciughe. Da non perdere i carciofi, sia alla giudia che alla romana.

Si chiude con i dolci o i gelati fatti in proprio. E qui il consiglio punta dritto ad una delle più buone crostate di ricotta (Romana Dop) e marmellata di visciole mai provate a Roma.
Carta dei vini che guarda ai diversi tipi di pubblico e di tasca, senza farsi molti problemi sulla profondità delle etichette. E si trova qualcosa anche al bicchiere.
Diversi menu degustazione, dai 45 euro in su, intorno ai 50, invece, alla carta.

Sora Lella
Via Ponte Quattro Capi, 16 (Isola Tiberina)
Tel. 06.6861601 – 333.1623691
Aperto tutti i giorni,  a pranzo e a cena
www.soralella.com


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