
Stanko Radikon è scomparso. Conosciuto nel mondo vitivinicolo grazie ai sui macerati estremi su cui si fondò prima l’amicizia e poi il dualismo con Gravner, ha sicuramente contribuito a rafforzare l’idea rurale del vino.
“Quasi un neo paganesimo – ci dice Daniele Cernilli – sul rapporto tra l’acino, il grappolo e il risultato in bottiglia ottenuto con le anfore. Uno stile forte, un carattere difficile, ma sicuramente uno dei più grandi viticoltori italiani di sempre”.
Il suo esordio, e la sua fama, ce lo ricorda proprio Daniele, è però con i rossi. I suoi Merlot 1988 e 1990 dimostrarono che in Friuli era possibile anche fare grandi vini da uva a bacca rossa ottenendo il plauso della critica italiana e mondiale.
I suoi vini bianchi hanno uno stile inconfondibile e ben si fondono, paradossalmente, con la cucina di ricerca a cui tanti giovani cuochi stanno approdando.
L’Italia perde un grande personaggio, l’Edoardo Valentini del Nord. Ma i suoi vini resteranno, siatene certi, sinché berremo.
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