Tenuta Mazzolino celebra la trentacinquesima vendemmia

Pubblicato in: Eventi da raccontare
Verticale di Noir Tenuta mazzolino dal 1988 al 2019

di Marina Betto

Con Tenuta Mazzolino siamo nell’Oltrepò Pavese a Corvino San Quirico sulla riva destra del fiume Po, è qui che Francesca Seralvo terza generazione alla guida della Tenuta ha voluto ricreare l’atmosfera delle cene di un tempo quelle che venivano organizzate dal nonno e che vedevano riuniti insieme grandi estimatori del vino come Luigi Veronelli e Giacomo Bologna. Francesca è cresciuta a Tenuta Mazzolino, fin da piccola affiancava la mamma e il nonno che si occupavano dell’azienda ma è solo nel 2016 che ne prende effettivamente le redini collaborando con l’enologo Stefano Malchiodi. Il restauro della casa è recentissimo e oggi la villa si apre anche al pubblico con 12 stanze divenendo un’esclusiva struttura ricettiva che non perde un autentico clima familiare. Un profluvio di bottiglie storiche sono state aperte per festeggiare la quarantesima vendemmia un’occasione speciale celebrata con una cena preparata da Oreste Corradi, patron di Locanda Vecchia Pavia al Mulino, una stella Michelin dal 1988, perché l’obiettivo di Francesca è quello della creazione di un vero e proprio hub culturale incentrato sul mondo del vino.

Il vino come pochi elementi sa veicolare sensazioni e ricordi, conoscerlo, riconoscerne le caratteristiche diviene importante per chi vuole parlarne e usarlo come mezzo di comunicazione culturale. Principe dei vitigni qui nella Tenuta è considerato il Pinot nero protagonista assoluto del Noir di Tenuta Mazzolino degustato in annate storiche e in una verticale che abbraccia l’arco temporale dal 1988 al 2019.

La verticale è stata divisa in tre tappe, 9 annate tra le più significative. L’Oltrepò Pavese e soprattutto i 22 ettari di vigne intorno alla casa sono su suolo collinare, dalla via Emilia partel’Appennino occidentale che si va ad attaccare alle Alpi Marittime ed è su queste pendici che sorgono le vigne di Mazzolino. Un cuneo di 30 km. che parte da Stradella e arriva fino a Voghera, 4 province toccate la Liguria, il Piemonte, la Lombardia e L’Emila Romagna. Sul lato ovest più arenaria sul lato est più limo nel mezzo una sorta di vena gessosa. L’Oltrepò guarda a nord quindi c’è una sorta di nebbia favorevole alla vite. Qui la viticoltura è stata portata dai Benedettini ma già Strabone parlava dell’Oltrepò come avamposto della viticoltura romana. Con il Pinot nero portato dal conte Vistarino e dal dott. Gancia si produrrà la prima bottiglia di Metodo classico nel 1865.Anche il celebre regista inglese Alfred Hitchcock diceva di conoscere il vino italiano nominando l’Oltrepò e a Tenuta Mazzolino ed Enrico Braggiotti, il nonno di Francesca, arriverà negli anni “80 del 900.

L’enologo Stefano Malchiodi ha evidenziato insieme ai giornalisti intervenuti alla degustazione le diverse evoluzioni delle varie annate, le sfumature, i cambiamenti di stile in un solco tracciato sin dall’inizio che vede la qualità primeggiare.
Certamente l’elemento comune a questi vini sono le vecchie vigne di provenienza, su suoli vivi e argillosi con forti pendenze tipici oltre padani dove c’è una presenza di vene calcareo gessose favorevoli e determinanti per la crescita e lo sviluppo del vitigno Pinot nero.

I primi tre vino sono forse un po’ naif, ma qui c’è il suggerimento di grandi esperti come Giacomo Bologna e Veronelli. La prima bottiglia di Noir esce nel 1985 a 28 mila lire, un progetto ambizioso quindi e lungimirante consci di quello che si andava a produrre.

Noir 1988 ancora fresco e floreale, speziato con cardamomo ed erbe mentolate, fine pot
pourrifloreale, legno di cedro. Morbido all’assaggio è tutto ribes, note di sottobosco, citrico, polposo e sapido e lungo con questo retrogusto dolce amaro. Un vino straordinario se pensiamo fatto in modo un po’ empirico essendo la prima annata, fatto in tini troncoconici spingendo sulle estrazioni seguendo una tecnica piemontese.

Noir 1990 più metallico e iodato, austero, evidenzia la grafite e una nota floreale rappresentata dalla viola. Più duro e nello stesso tempo più rustico nel tannino è anche più corto nel complesso.

Noir 1995 più caldo e ricco di frutti maturi, evidenzia note affumicate e di tabacco, buccia di arancia secca. Succoso e vibrante in bocca sembra una sintesi dei primi due assaggi.

Altro passo con le seguenti 3 annate che Francesca chiama la fase francese data anche l’origine francese e levantina della famiglia. Un giovane enologo sta rivoluzionando il mondo del Bordeaux negli anni “90 ed è così che Kyriakos
Kynigopoulos viene accolto in azienda, consulente di realtà borgognone come Rousseau, Henri Boillot e il Domaine
Leflaive, Clos de Tart e Perrot-Minot, una competenza favolosa messa al servizio di Mazzolino perché questa possa esprimere la sua territorialità peculiare. Cambia innanzi tutto la bottiglia del Noir che passa da bordolese a borgognona.

Noir 1998 è più concentrato, il suo profumo evoca la terra, legna arsa, arancia sanguinella, spezie, rabarbaro, china, alloro ed erbe medicinali. Molto astringente il tannino non proprio elegante ma ruvido.

Noir 2003 gentile, fine, sottile, offre al naso frutta fresca e soprattutto pere, sorbe, rose. Ha una grande energia. Tannino perfetto e fresco, un frutto che si strizza in bocca. Un vino godibile e piacevolissimo.

Noir 2008 ricorda lo smalto, la frutta,
cola, anice, liquirizia tutto in modo sussurrato. Ritroviamo la dolcezza della fragolina, del ribes, del melagrano, è astringente e succoso in bocca.  Sfoggia la sua eleganza con una stoffa setosa.

Le ultime tre annate sono le più contemporanee quando è Francesca che va in Borgogna e le si apre un mondo dove riesce a mettere a fuoco che le mode non sono perseguibili ma si impara a seguire il filo conduttore della natura, dell’esperienza senza essere uniformanti.

Noir 2012 delicato, fruttato, con vaniglia e frutti rossi, un po’ di sentori officinali e rosa. Il tannino si distende ovunque, esce fuori succo, sale, caramello ed è sorprendentemente elegante.

Noir 2017 annata calda a lungo, tira fuori incenso e rabarbaro. In bocca sale e arancia, tannino setoso e avvolgente che avviluppa le gengive con piacevolezza.

Noir 2019 note balsamiche, con un bel respiro, gomma, idrocarburi grafite, ciliegia. Bocca piena, dolce succosa, coinvolgente e appagante. E’ un vino che si porta dietro tutto questo racconto dal 1988 al 2019.

www.tenuta-mazzolino.com


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