Invecchiato IGP | Terre di Tufi 2013 Teruzzi: un pezzo (buonissimo!) di storia del vino toscano

Pubblicato in: GARANTITO IGP

di Carlo Macchi

Fare un giro da Teruzzi a San Gimignano è come fare un bagno di umiltà e di conoscenza . Non siamo di fronte all’azienda boutique, a quello che conosce le viti per nome, magari biologico o meglio biodinamico.

Questa è una cantina, guidata da Alessio Gragnoli  e che fa parte del Gruppo Terra Moretti,  che non si vergogna a far vedere i vigneti diserbati con glifosate, però con una semina di favino alta quasi un metro. Non si vergognano nemmeno e a fare, quando serve, trattamenti sistemici, però per i trattamenti usano modernissimi atomizzatori con recupero del prodotto e macchinari in vigna e in cantina di alto profilo.

Magari non c’è la poesia bucolica nelle loro vigne, ma troviamo sicuramente concretezza e organizzazione. Organizzazione che permette di fare le potature ( circa 100 ettari!!) solo con il personale aziendale ben istruito e utilizzare le squadre solo per alcune lavorazione in verde.

Insomma, siamo quasi all’opposto dello storytelling che oggi va per la maggiore, però poi assaggi i vini e capisci che a questa cantina, che di certo non innalza al cielo dei ditirambo enoici, ti devi inchinare perché  ti trovi davanti la schietta bontà dei loro prodotti. Sia quelli oggi in commercio che quelli con diversi anni sulle spalle.

Il Terre di Tufi 2013 è forse l’esempio massimo della loro meravigliosa concretezza. Siamo di fronte ad un vino che ha fatto la storia di San Gimignano e del bianco toscano. Agli inizi degli anni ’80  nasce da un’intuizione di Enrico Teruzzi, che vede oltre il panorama asfittico di quegli anni creando un vino che allora poteva essere definito “di cantina” ma che negli anni è divenuto di “vigna e cantina”. All’inizio il colore era bianco carta, fermentava in acciaio e poi passava in legno per presentarsi sul mercato con caratteristiche agli antipodi dei vini che allora si producevano a San Gimignano. Fu un grandissimo successo sin da subito e quella bottiglia lunga e stretta con un’etichetta poco più grande di un francobollo diventò un’icona per San Gimignano e la Toscana. Purtroppo oggi Terre Moretti ha voluto cambiare bottiglia e questo è per me un errore madornale e una mancanza di rispetto alla storia di questo vino. Dopo aver assaggiato qualche annata recente (molto buone), stappando la 2013 Alessio mi porta in un altro mondo. Ricordiamoci che la 2013 è stata un’annata fresca, forse una delle ultime senza anticipi di maturazione che ormai sono all’ordine del giorno, ma allora venne catalogata come annata difficile e di valore non certo alto: oggi però le si riconosce una tenuta e una longevità (soprattutto per i rossi) notevole. l’uvaggio del Terre di Tufi varia leggermente a seconda delle annate, questo 2013 è vernaccia di San Gimignano 50%, trebbiano 20%, sauvignon 15% e il rimanente chardonnay e incrocio manzoni. Ha fermentato parte in acciaio e parte in tonneaux e poi è rimasto per 8-9 mesi, sempre “diviso”, per affinarsi. Dopo l’assemblaggio ancora un po’ di acciaio e poi bottiglia per 4-6 mesi e infine in commercio.

Il colore è dorato brillante, giovanissimo. Il naso è un fine mix tra frutta bianca, agrumi, erbe officinali e menta, con il legno che apporta solo tocchi leggerissimi. In bocca è di una freschezza e potenza stupefacente: ancora nervoso, pieno, estremamente sapido e succoso,  lunghissimo.

Un gran vino ancora con tanta strada davanti che dimostra come la Toscana sia perfetta anche per i bianchi e che a San Gimignano si possono (vorrei quasi dire si devono) fare dei vini da lungo e lunghissimo invecchiamento.


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