
Ricordare circostanze e luoghi da cui la Puglia si è incamminata verso l’affermazione della qualità dei propri vitigni e delle capacità di esaltarne la valenza attraverso la viticoltura e l’enologia, richiamare alla memoria l’intuito e il faticoso lavoro svolto da chi ha creduto che il ruolo della Puglia non dovesse limitarsi a quello del comprimario, del fornitore di materia prima indistinta, è stato l’educativo ed emozionante compito delle personalità che si sono ritrovate ad esprimere idee e sensazioni nel workshop “La Puglia del riscatto dal 1976 ad oggi: uomini, viti e vini” che si è tenuto il 4 Maggio scorso c/o la Tenuta Bocca di Lupo dell’azienda agricola Tormaresca (ex Torrebianco) di Minervino Murge che insieme all’Accademia della Vite e del Vino ha provveduto all’organizzazione dell’interessante e partecipato summit.
Accolti da Peppino Palumbo (Amministratore delegato delle Cantine Tormaresca) e coordinati dal giornalista Michele Peragine (RAI 3), il Marchese Piero Antinori, Lamberto Gancia (Presidente Federvini), Federico Castellucci (direttore Generale O.I.V), Davide Gaeta (docente di Economia aziendale all’università di Verona), Narciso Zanchetta (Enologo), Leonardo Palumbo (Presidente A.I.E Puglia, Basilicata e Calabria), Renzo Cotarella (Enologo), Tito Manlio Altomare (Giornalista RAI e scrittore), Antonio Calò (Presidente Accademia della Vite e del Vino) e l’Assessore regionale alle politiche agricole Dario Stefàno che sono intervenuti alla tavola rotonda, hanno chi ripercorso le tappe salienti del vero e proprio riscatto dell’intera regione per quanto concerne le risorse naturali e cognitive che gli sono proprie e chi descritto una sorta di punto della situazione disegnando anche con chiarezza le ambizioni nutrite per l’avvenire.
Attraverso l’uso di supporti fotografici e di eloquenti immagini (archivio RAI), anche per gli addetti ai lavori di minore esperienza non è stato difficile valutare con chiarezza quale impegno e quale lucidità dei progetti siano stati necessari al successo dell’impresa, ma anche far propria la netta e stimolante consapevolezza che si possa e si debba proseguire per una strada sì egregiamente già segnata, ma ancora lunga e certamente perigliosa. Dal laboratorio, infatti, sono emerse come azioni prioritarie da promuovere la difesa delle diversità dei vitigni autoctoni, individuata come la principale ricchezza del territorio, l’utilizzo di tecniche di cultura e di vinificazione tendenti sempre più al concetto del “togliere” e non “mettere” rispettando sempre più territori e vitigni stessi ed un intelligente uso di strumenti innovativi e di metodiche sperimentali, ambiti, per esempio, in cui il lavoro e l’impegno da parte del comparto enologico appare ancora essere stato appena intrapreso.
Infine è stato consegnato il Diploma Accademico onorario al dott. Lamberto Gancia che ha speso parole toccanti sulla trasformazione dei luoghi da cui ha preso il via l’onda sismica che si è propagata per tutta la regione e che ha portato alla rinascita, alla riscoperta del patrimonio enologico pugliese e la realizzazione del sogno di una Puglia in grado di produrre vini di qualità e grande personalità.
Alla conclusione dei lavori, a suggellare un sostanziale connubio tra mondi enologico e gastronomico di primissimo livello, è stato offerto un fantastico buffet preparato dagli chef di sei tra i ristoranti più fedeli alla gastronomia murgiana: Pietro Zito di Antichi Sapori di Montegrosso, Pietro Carlone di Cantina Brandi e Riccardo Barbera di Masseria Barbera di Minervino Murge, Peppe Zullo dell’omonimo ristorante di Orsara di Puglia, Felice Sgarra del ristorante Umami di Andria e Antonio di Nunno della Locanda Di Nunno di Canosa di Puglia.
Foto di Alessandra Dall’Olmo – AM Apulia Magazine
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