Trabocco Pesce Palombo a Fossacesia Marina, un secolo sospeso sul mare

di Tonia Credendino
Fossacesia, una sera di settembre. Per raggiungere il tavolo bisogna lasciare la terraferma, attraversare una passerella di legno e avanzare sull’Adriatico. Sotto, le onde si infrangono contro gli scogli; davanti, una trama di pali, assi, corde e lunghi bracci sembra restare in equilibrio per ostinazione. Non è una terrazza costruita per stupire, ma un’antica macchina da pesca che ha imparato a diventare luogo di accoglienza senza cancellare la propria memoria.

Il Trabocco Pesce Palombo si trova a Fossacesia Marina, in provincia di Chieti, lungo il tratto di litorale che da Ortona scende verso Vasto e prende il nome dalle sue architetture più riconoscibili: la Costa dei Trabocchi. Uno dei paesaggi italiani che meriterebbe maggiore attenzione e, prima ancora, maggiore visione. L’Abruzzo possiede costa e montagne, vigne affacciate sull’Adriatico, borghi, abbazie, riserve naturali e una cucina ancora profondamente legata alle famiglie. Eppure continua a essere raccontato meno di quanto meriti. Non alza la voce, non rincorre la posa. Bisogna arrivarci, fermarsi e guardare.

Prima di diventare ristorante, il trabocco era uno strumento di lavoro: una piattaforma lignea costruita sugli scogli e collegata alla riva da una passerella. Dalla base partono lunghe antenne che sostengono una grande rete, immersa e poi sollevata attraverso funi, carrucole e argani. Un sistema ingegnoso che permetteva di pescare senza affrontare il mare aperto con le barche, nato dalla necessità e costruito attraverso un sapere tramandato tra generazioni.

Ogni palo doveva resistere alla salsedine e al vento, ogni corda aveva una funzione, ogni riparazione richiedeva l’occhio di chi conosceva l’Adriatico prima ancora di saperlo spiegare. Il trabocco non è dunque una semplice palafitta e neppure un ristorante panoramico ante litteram: è un’opera d’ingegneria popolare, una forma di sopravvivenza diventata paesaggio, uno dei segni più autentici dell’identità costiera abruzzese.
Il Pesce Palombo fu realizzato nel 1923 dalla famiglia Verì, appartenente a una lunga tradizione di pescatori e traboccanti. Secondo il racconto familiare, il nome nacque da una notte particolarmente fortunata, quando nella grande rete finì un palombo di dimensioni eccezionali. Quel pescato divenne prima memoria e poi identità. Nel 1979 una violenta mareggiata distrusse completamente la costruzione, lasciando alla famiglia soltanto il ricordo, il legame con quel punto di costa e la volontà di riportarla al suo posto. Seguirono oltre vent’anni di attese e difficoltà burocratiche, fino al riconoscimento dei trabocchi come patrimonio da recuperare e tutelare. Nel 2001 il Pesce Palombo tornò finalmente sull’acqua e, nei primi anni Duemila, cominciò quasi naturalmente la sua seconda vita: prima i pasti preparati per la famiglia e per pochi amici, poi l’incontro con manifestazioni come Cala Lenta, infine la nascita di una vera attività di ristorazione. Non smise di essere ciò che era; trovò semplicemente un nuovo modo per continuare a vivere.

Oggi la gestione resta familiare. Bruno Verì custodisce la tradizione dei traboccanti; sua moglie Giuliana Della Marchesina, cuoca autodidatta e anima della cucina, costruisce insieme alle figlie un percorso che unisce il pescato alla campagna abruzzese. Una continuità che vale più di qualsiasi operazione di marketing, perché qui l’identità non è stata inventata per il turismo: esisteva molto prima che qualcuno pensasse di apparecchiare un tavolo sull’acqua. Cucinare in un luogo simile significa fare i conti con spazi limitati, approvvigionamenti quotidiani, vento, umidità e condizioni atmosferiche; per questo la proposta segue un menù fisso, modificato secondo la stagione e la disponibilità delle materie prime. La cucina non prova a competere con il panorama, ma ne completa il racconto, portando nel piatto la relazione continua tra l’Adriatico e l’entroterra.

La cena comincia con un cartoccio di alici fritte e un calice di bollicine: una partenza semplice e quasi programmatica, fatta di pesce azzurro, frittura e mani al posto delle posate. Seguono l’insalata di polpo con carote e sedano, i gamberi con guacamole e lime, il filetto di sgombro con pomodorini e cipolla rossa marinata, la spigola con mandorle su crema mediterranea, il tortino di baccalà e patate su crema di peperoni e la cozza ripiena.

Preparazioni che si muovono tra memoria e contemporaneità senza perdere il legame con la cucina marinara. La campagna, qui, non resta alle spalle della costa, ma entra nei piatti attraverso ortaggi, mandorle, patate, peperoni, zafferano e olio.

Arriva poi la pasta fresca al ragù di crostacei, generosa e diretta, e il filetto di ombrina su crema di patate e zafferano con verdure saltate. Sorbetto e dolci tipici riportano la chiusura verso una dimensione familiare, mentre anche i calici rimangono legati al territorio, tra bollicine, Pecorino e Cerasuolo. È la doppia anima dell’Abruzzo, capace di tenere vicinissimi paesaggi apparentemente opposti e di farli incontrare a tavola senza forzature.

Qui la natura non è uno sfondo docile. Il rumore delle onde accompagna il servizio e ricorda che questa costruzione non è nata per essere comoda: è nata per resistere. Il legno si consuma, le parti metalliche si corrodono, la manutenzione è continua e ogni stagione lascia il proprio segno. La trasformazione dei trabocchi in ristoranti ne ha permesso il recupero e l’apertura al pubblico, ma comporta una responsabilità precisa: non ridurli a scenografie gastronomiche. La bellezza, da sola, non basta. Servono misura, rispetto e la capacità di raccontare ciò che questi luoghi sono stati prima di diventare desiderabili. Il Pesce Palombo attraversa questo confine da oltre un secolo: ha conosciuto la pesca, la distruzione, vent’anni di silenzio e una seconda vita. Oggi accoglie chi percorre la sua passerella e si ferma a tavola, ma sotto le luci della sera continua a custodire la memoria di una famiglia che dall’Adriatico ha imparato un mestiere. I trabocchi raccontano perfettamente questa regione: sembrano fragili, invece resistono; appaiono immobili, ma cambiano continuamente insieme all’acqua e al vento. Il Pesce Palombo è ancora lì, sospeso tra ciò che è stato e ciò che può diventare. E forse il futuro dell’Abruzzo comincia proprio da un gesto antico: non cancellare la fatica, ma trasformarla in bellezza.

Trabocco Pesce Palombo

SS16 Adriatica, 2 – Contrada La Penna
 – 66022 Fossacesia Marina, Chieti

Telefono 333 305 5300

Circa 70 euro a persona per il menù fisso completo


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