Garantito Igp. I vini bianchi della Costiera Amalfitana

Pubblicato in: GARANTITO IGP, Verticali e orizzontali

C’è la Costiera con i piedi nel mare di Ulisse e quella con la testa nella nebbia che avvolge le viti di pepella, ginestra, San Nicola, ripoli, biancazita oltre che di tintore, piedirosso e sciascinoso. Questo straordinario territorio verticale, giù il porto di Amalfi su, il bastione più alto della Repubblica sul Valico di Chiunzi rappresenta una piccola chicca enologica.
E’ ancora ieri, l’era delle brocchette in ceramica sui tavoli delle trattorie per turisti mentre nei ristoranti importanti c’erano solo francesi. Si vinificava uva da tutto il Sud, vinelli facili, annacquati, incapaci di esprimere le emozioni di una terra unica al mondo, in cui la natura e l’umano si fondono con equilibrio senza pari, giacché non sai mai cosa segna cosa: sono le casette incastonate nella roccia e i campanili a stupire, o la natura sovrana che in pochi metri mette roccia, terra, acqua e cielo insieme?


Con il riconoscimento della doc, Costa d’Amalfi con le tre sottozone Furore, Ravello e Tramonti, la situazione improvvisamente cambia. Decisamente in meglio. Nel 1983 nasce Marisa Cuomo sotto la spinta propulsiva di Luigi Moio che rende improvvisamente possibile fare grandi vini della memoria anche in questo territorio. Poi la spinta di Tramonti, Fortunato Sebastiano da Gigino Reale (202), Gerardo Vernazzaro da Monte di Grazia (2004), Prisco Apicella nella omonima azienda di famiglia creata nel 1977, la prima ad imbottigliare sul territorio, Carmine Valentino a Fattoria San Francesco dal 2004. E non finisce qui, negli ultimi anni la spinta arriva anche a Vietri, estremo lembo meridionale della Costiera, dove lavorano Vigne di Raito (ancora Fortunato) e ‘O Cammariello seguito da Mario Mazzitelli. E se il parterre tradizionale di Ravello registra la chiusura di Episcopio, Ettore Sammarco, ricavata nella roccia nel 1965 kungo la salita che da Amalfi porta a Ravello, si rilancia grazie all’ingresso in cantina del figlio Bartolo.

Piccole realtà, cifre basse, ma qualità sempre più interessante negli anni, sino a superare sempre più facilmente la soglia della emozione. Al punto di poter affermare che forse è questo il terriitorio vitivinicolo che, più di altri, riesce a guardare l’Irpinia negli occhi grazie alle spiccate acidità, alla mineralità, alla capacità di migliorare e dominare il tempo. Dei 90 ettari iscritti all’albo della doc, 39 sono di uve bianche, ma quelli in produzione effettiva sono 29 con una media di resa per ettaro di 100 quintali: il risultato sono 1641quintali di uva e 1418 ettolitri, poco meno di 190mila bottiglie. Una goccia nel mare del vino campano, ma un goccia pregiata e unica.

Le abbiamo passate in rassegna durante la cerimonia di spillatura della nuova colatura di alici di Cetara e siamo rimasti molto colpiti nel trovare anche in questo caso la conferma della legge secondo la quale i bianchi campani andrebbero stappati non prima di un anno dalla vendemmia per dare modo alla bottiglia di svolgere il proprio lavoro.

Apicella, Tramonti

Tramonti bianco 2010 Costa d’Amalfi doc |86
(Falanghina-Biancolella). 18.000 bt, € 10
Blend di territorio in cui la Falanghina regala struttura e freschezza mentre la Biancolella si distingue per i profumi e la finezza. Un ottimo campioncino tipico, imbattibile nell’abbinamento ai piatti tipici della costiera. Ancora floreale, note agrumate, in bocca attacco leggermente morbido poi mutuato in una tonica dinamicità per una chiusura secca e pulita. Pugno di ferro in un guanto di velluto

Santa Marina 2010 Tramonti bianco doc |85
(Falanghina, Biancolella, Pepella, Ginestra). 4000 bt, € 13
La frutta è leggermente surmaturata, leggero passaggio in legno: l’obiettivo è la ricerca della complessità per questo blend  di territorio che però quest’anno si presenta già equiibrato e abbastanza morbido. Da bere subito dunque perché si è anticipato rispetto al base.

Ettore Sammarco, Ravello


Selvapiana 2010 Ravello bianco Costa d’Amalfi doc |85
(Biancolella-Falanghina) 15.000 bt, € 9
C’è sempre buona frutta fresca in questo vino base con cui l’azienda ha svoltato qualche anno fa. Al naso di pera e di limone fa da riscontro un attacco secco, senza ruffianerie, in bocca l’acidità si presenta ancora scissa, il vino ha sicuramente ancora molto da dire nei prossimi due,tre anni.

Fattoria San Francesco, Tramonti

Tramonti bianco 2010 Costa d’Amalfi doc |87
(Falanghina-Biancolella, Pepella), 18.000 bt, € 10
Forse il vino più fresco di tutti, con una spinta decisa che parte dal naso dove si impongono note citriche e di frutta bianca. In bocca entra deciso, senza alcuna mediazione dolce, l’acidità detta il ritmo sino alla chiusura molto persistente e piacevole. Da abbinamento anche a piatti strutturati.


PerEva Tramonti bianco 2009 Costa d’Amalfi doc  |88
(Falanghina-Pepella- Ginestra), 5000 bt, € 14
Una selezione delle migliori uve e un po’ di ritardo nella uscita, sino a quando si riesce a resistere le pressioni sul mercato. Grande materia prima, velocità, corpo. Al naso ancora citrico, ma anche note minerali, ginestra, timo. Impressionante l’allungo dal centro bocca sino alla conclusione secca, sapida, persistente.


Marisa Cuomo, Furore

Furore bianco 2010 Costa d’Amalfi doc  |87
(Falanghina-Biancazita), 23.500 bt, € 15
Le uve sono quelle degli spettacolari terrazzamenti di Furore, il vino sin dalle prime battute si presenta con una grande verve acida, al naso bei profumi floreali e di frutta con rimandi vegetali. In bocca fresco, lungo, di corpo. In questo momento la bottiglia si presenta in buon equilibrio.

Ravello bianco 2010 Costa d’Amalfi doc |86
(Falanghina-Biancolella, San Nicola), 13.500 bt, € 15
Il blend ravellese si presenta sempre più morbido del Furore, l’acidità è ben integrata sin dalle prime battute, vincono profumi di ginestra, buccia di mandarino, salvia. In bocca appare più esile, comunque con un finale persistente e molto appagante.

Fiorduva 2009 Costa d’Amalfi Furore doc |88
(Ripoli-Fenile-Ginestra), 17.800 € 37
Il vino che ha fatto conoscere l’aziende e il territorio fuori dal ristretto ambito locale. Sicuramente il passgagio in barrique incontrava molto il gusto degli anni ’90. Oggi i sentori di legno possono apparire demodé, ma se si ha la pazienza di aspettare qualche anno è sicuramente un bianco di grande interesse secondo lo stile tipico di Luigi Moio. Il 2009 promette bene grazie comunque ad una grande acidità, notevole struttura, al  naso note di frutta tropicale.

Monte di Grazia, Tramonti

Monte di Grazia bianco 2010 Campania igt | 86
(pepella, ginestra-biancazita). 2000 bt, € 12
Il bianco meno mediato di tutti, tutto giocato sulla freschezza e la sapidità. Il naso prospetta agrumi, timo, leggero fumé. In bocca è fresco,lungo, di corpo, estremamente interessate e dedito all’invecchiamento sano e piacevole con il trascorre degli anni.

Reale, Tramonti

Aliseo 2010 Tramonti Costa d’Amalfi doc |86
(Biancolella-Biancazita-Pepella). bt 2400, € 13

Parte abbastanza banale, però ad un anno di distanza dalla vendemmia si presenta in piena maturità espressiva, molto fresco, compratto, con un buon allungo nel finale, senza alcun cedimento. Un vino che, grazie alla freschezza, ben si adatta anche a piatti ben strutturati.

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