
di Laura Guerra
Alessandro Baricco e Giuseppe Verdi. Due drammaturghi in due tempi. Contemporaneo l’uno, ottocentesco l’altro; a tenerli insieme per due sere arie diverse che si sono incontrate. Nella Traviata del Grande Mago – così Baricco voce narrante e imbonitore della festa definisce il Maestro – “Libiam nei lieti calici” che ha risuonato a Melito di Napoli, dove da più di sessant’anni, è di casa l’aria del caffè Kimbo con le sue note scure e tostate.
Qui, nella corte aziendale, tra i muri di una fabbrica che ha fatto la storia del caffè napoletano, per due sere, qualcosa di inconsueto ha preso forma. Niente velluti, niente palchi dorati, niente cerimonia. Un cortile, un migliaio e passa di persone, e il piacere di partecipare a una festa di paese.
L’idea era partita da lontano, da un’idea di Alessandro Baricco: immaginare una Traviata popolare, festosa, “da fiera paesana”. Circa un anno fa Mario Rubino, presidente di Kimbo, aveva risposto senza esitare: “il cortile è vostro”.
E così, a conclusione di un tuor che ha toccato diverse città, Una Traviata da cortile, unica data in Campania, è arrivata.
Senza confine tra chi guarda e chi agisce; con il pubblico che si muove dentro la scena, alza i calici insieme agli artisti, canta con loro il celebre brindisi come se lo avesse sempre conosciuto a memoria. La regia musicale di Enrico Melozzi e la direzione creativa di Gloria Campaner hanno riportato l’opera di Verdi alla sua radice più popolare: una Duphol Big Band Orchestra and Chorus nata apposta per l’occasione, con giovani musicisti, un quintetto d’archi, la banda dell’Orchestra di fiati del Cilento e dell’Anbima FVG, il coro cilentano a decine di voci. E poi gli strumenti che sanno di terra e di festa: la fisarmonica di Mario Stefano Pietrodarchi, il mandolino di Raffaele La Ragione, il contrabbasso di Paolo Borsarelli.
Al centro, la storia di Violetta Valéry, restituita dal soprano Floriana Cicìo, dal tenore Andrea Tanzillo (Alfredo) e dal baritono Franco Vassallo (Germont). A guidarci dentro, la voce di Baricco, che racconta in quattro quadri l’amore, il conflitto, l’umiliazione e la morte, senza mai perdere quella forza umana e contemporanea che rende la vicenda vicina a chiunque. È un rito comunitario più che uno spettacolo, un dialogo di suoni e luci con i macchinari e gli spazi dove ogni giorno nasce il caffè di Napoli.
E non poteva che essere questo il posto. Kimbo nasce nel 1963 per iniziativa dei fratelli Rubino, che con la rivoluzionaria lattina sottovuoto intuiscono di poter portare il vero caffè della tradizione napoletana ovunque. Da allora la famiglia non ha mai lasciato il timone: dal 1994 l’azienda è saldamente seconda nel retail italiano del caffè confezionato, e lo stabilimento di Melito, 40.000 metri quadri di tecnologia e memoria, custodisce l’equilibrio tra impianti d’avanguardia e mani esperte, tra automazione e talento. È un’idea di Napoli che non ha bisogno di essere spiegata: si assaggia.
Ed è proprio questo il secondo atto della serata. Quando l’ultima nota si spegne, nessuno se ne va. Il pubblico viene invitato a restare, e il cortile si trasforma in una piazza: brindisi, musica, balli, dj set. Lungo il perimetro, le “bancarelle” sono un invito a girare e assaggiare: il caffè Kimbo in degustazione per tutti, accanto alle semplici prelibatezze della cucina napoletana offerte da Condorelli, Ferrarelle, Pastificio Di Martino e San Giorgio Bakery. Dolci e panini, acqua frizzante fresca, pasta e patate preparata con la pasta di Gragnano per sottolineare la sensibilità di aziende che credono che la cultura può e deve essere pop. Tutto gratuito, tutto a portata di mano, come a una sagra in cui il paese intero è ospite e padrone di casa.
A fine serata tra i bicchieri vuoti e le ultime note che ancora rimbalzano tra i capannoni, si assapora l’emozione di aver assistito a qualcosa di più di uno spettacolo: la Traviata, uscita dal teatro, è tornata tra la gente. E il caffè di Napoli, come sempre, li ha accompagnati nell’entusiasmo di un pubblico pronto a partecipare a nuovi appuntamenti e andando via, nel mentre si porta a casa una divertente “mappatella”.
Dai un'occhiata anche a:
- Enzo Coccia e La Notizia 53 al fianco della Fondazione Nadia Valsecchi – Il cuore viola e la pizza come gesto concreto
- Buonissimi 2026, raccolti 268.845 euro per la lotta ai tumori pediatrici
- Intervista ad Antimo Caputo sul XXIII Campionato Mondiale del Pizzaiolo
- Trieste – Olio capitale, presentato il nuovo libro sull’Oleoturismo
- La cantina Bortolomiol dal 1760 celebra 60 vendemmie di Prior
- “Sotto il Vesuvio – Storie di vino e di fuoco”: il Vesuvio si racconta in podcast (su spotify)
- La Dispensa di San Salvatore fa 10 anni: la Tavuliata che non puoi dimenticare più
- Irpinia in bottiglia: Villa Raiano, tre decenni tra terroir, vini bianchi e gastronomia campana