Vesuvio. Sylva Mala, serata delle etichette firmate Dalisi per il battesimo doc

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Michela Guadagno

Attraversando i 7 ettari dell’azienda Terre di Sylva Mala, a Boscotrecase, sembra davvero di essere in una realtà onirica e irreale. Un vigneto che appare come un giardino, dominato dall’alto dal Vesuvio, e affacciato sul golfo che si tinge di colori alla luce cangiante del tramonto. Stasera in occasione del decennale della nascita di questa cantina, si presentano le nuove etichette di Lacryma Christi, il Frùscio di Ginestra, bianco, e il Brigante del Vesuvio, la versione rossa. Finora la produzione si concentrava sulla doc Vesuvio con il Fauno bianco e rosso, da oggi le nuove bottiglie, in produzione limitata di 1500 numerate per il rosso e 2500 di bianco, sfoggiano la veste grafica del Maestro Riccardo Dalisi: da un suo dipinto i due soggetti, come alberi che si stagliano verso l’alto, e che avvicinati tra loro ricompongono il quadro originale.

Miriam Siglioccolo e la sorella Kira, dedicate alla loro bella tenuta, ricevono gli ospiti con l’abituale generosa accoglienza, mentre il Maestro Dalisi regala una scultura per il decennale dell’azienda, il Vesuvio giocoso e le radici che lo nutrono, con due profili complementari, il sogno e la grinta; dalle slide proiettate sullo schermo partono le immagini delle vigne, della famiglia, della cantina. Miriam esprime con sentite parole la riconoscenza al Maestro per la sua opera di ispirazione ai luoghi, Riccardo Dalisi ricorda di aver lavorato molti anni intorno al tema del Vesuvio, lo definisce “seminator vesevo” per la sua fertile capacità poduttiva, di questo spirito demone del territorio, che perpetua nel sangue e nel corpo, e per assonanza dà la creatività a questa terra magica. Colpisce la sua semplicità di espressione, parte da lui l’idea applaudita di creare un laboratorio del vino sperimentale, e guardare al vino come design.

Pasquale Brillante delegato Ais Comuni Vesuviani introduce la degustazione del vino e commenta il potenziale qualitativo di uve coltivate dall’epoca della presenza dei coloni Greci in poi, piedirosso, aglianico, coda di volpe e falanghina, e inserite in un contesto territoriale quale il Parco Nazionale del Vesuvio, dal suolo vulcanico contaminato di mineralità. Miriam ricorda la dizione Caprettone data alla coda di volpe vesuviana per similitudine del grappolo con la forma della barba della capra. Il 20% di falanghina a tagliare le uve caprettone raccolte il 26 ottobre, in periodo di vendemmia che risulta dal colore, dal naso di ginestre e pungente di agrumato e di minerale, con impatto di bocca dalla lunga persistenza e freschezza, che dimostra la tradizione bianchista di alcune aree vesuviane. Blend di piedirosso e aglianico per il Lacryma Christi rosso, colore vivace, naso di ciliegia fresca, floreale di viola, gusto raspante giovane per acidità e tannino di questo rosso vesuviano tipico di zone e cucine piu terragne.
E infine la cena a buffet per ospiti di riguardo quali Gennaro Polichetti presidente dell’Ordine degli Architetti di Napoli, Carmine Carotenuto del Polo Nautico di Torre Annunziata, Camillo D’Antonio responsabile del cantiere Imperial Yachts accompagnato dalla moglie Elena. Luisa Del Sorbo completa gli onori di casa, tra piatti di ortaggi e verdure del territorio, pasta al cartoccio condita dai pomodori del piennolo, bocconcini di salsiccia con patate fino al conclusivo taglio finale della torta ricotta e pere.


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