Vino e pizza. La carta dei vini pensata per le pizzerie presentata a Casa Cecchin, produttore storico del Durello.

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Giulia Gavagnin

Vino e pizza. Un binomio che negli ultimi anni si è fatto più stringente, e di interesse per il grande pubblico.

Sono ormai molte in giro per l’Italia le pizzerie che hanno adottato una carta vini, ma finora nessuno aveva pensato di concepire una lista enologica che potesse essere adottata da più pizzerie.

Una selezione di vini moderni, capace di adattarsi a pizze di stili diversi, ma connotati dalla volontà di mettere al centro l’ingrediente di qualità.

L’idea è stata sviluppata da Euroservice S.r.l., la società di catering di Francesco Savarise e del figlio Raffaele, attiva a Vicenza dal 1997, anno in cui Francesco decise di fare il pendolare tra Somma Vesuviano e la città palladiana per far conoscere ai pizzaioli del Nord la vera mozzarella di bufala e altri prodotti di qualità della regione Campania.

Oggi Euroservice è al centro della rinascita del movimento pizza a Nord Est: ha fondato l’Associazione Eccellenza nella Pizza, che organizza eventi e progetti di formazione per pizzaioli, e patrocina Pizza in Piazza, la manifestazione di crescente successo che si tiene ogni anno in piazza dei Signori a Vicenza e quest’anno si ripeterà nei giorni 26, 27 e 28 giugno con tante novità, tra cui la partecipazione di alcune “star” della pizza provenienti da fuori Regione.

Poiché nel corso delle lezioni tenutesi presso l’Associazione Eccellenza nella Pizza, gli stessi pizzaioli avevano manifestato interesse per l’abbinamento pizza-vino (Antonella Amodio aveva presentato con successo il suo Calici e Spicchi destando l’attenzione del pubblico) e sentivano la necessità di una guida per orientarsi nella difficile scelta delle etichette, i ragazzi di Euroservice si sono consultati con alcuni esperti e hanno redatto la prima carta “ufficiale” da mettere a disposizione delle pizzerie interessate al progetto.

Una lista di vini perlopiù del Veneto, ma anche qualche sorprendente referenza francese, tutti rigorosamente artigianali e di piccoli produttori, con presenza di sentori fruttati o fragranti che possono ricordare alcuni impasti o topping particolari.

Questa è da intendersi come non esaustiva o vincolante, ma anche da affiancare ad altre scelte enologiche compiute dal singolo locale.

La carta è stata presentata ad un evento tenutosi a Montebello Vicentino, all’interno dell’azienda agricola Casa Cecchin, storica produttrice di uva Durella.

Pizza e Durella: invero, un binomio che si era già rivelato vincente in altre situazioni e che aveva contribuito a far conoscere un vino obiettivamente eccellente ma ancora poco noto fuori dai confini della regione Veneto.

Secondo chi scrive, il Durello dei Monti Lessini (oggi per disciplinare, solo “Monti Lessini”) puo’ legittimamente ambire a diventare un grande metodo classico italiano, se adeguatamente comunicato.

Solo per rimanere in tema, la storia di Casa Cecchin è senz’altro degna di interesse, perché testimonia la visione del capostipite, Renato Cecchin, ingegnere con la passione per la viticoltura che nel 1973 acquista un terreno nella collina di Agugliana e vi pianta la garganega e l’uva durella, quest’ultima utilizzata per i tagli e destinata nel territorio a essere espiantata perché produceva vini aspri e acerbi. Del 1984 è la prima spumantizzazione con metodo Martinotti e del 1989 la prima produzione di Lessini Durello Metodo Classico.

Nel 1992 Renato inventa uno strumento per il remuage: un cesto di forma esagonale che ruota manualmente di 1/6 di giro 273 bottiglie con un unico movimento.

Oggi, questo strumento rappresenta il simbolo di Casa Cecchin.

Nel 2001 entra in azienda la figlia di Renato, Roberta, che definisce una linea più moderna nella produzione aziendale.

Nel 2008 nasce il Pietralava, un durello fermo e strutturato.

Nel 2010 il Nostrum, con 3 anni di permanenza dei lieviti e dosaggio extra brut.

Nel 2011 il Mandegolo, durello frizzante IGT sui lieviti, il loro “sur lie”.

Durante l’evento questi vini sono stati abbinati ad alcune pizze, confermando quanto di buono avevamo già intuito sul connubio pizza-durello e sulla maestosità del Durello in generale (fuori dalla degustazione abbiamo avuto modo di assaggiare anche la “Riserva dell’ingegnere”, un metodo classico di sessanta mesi sui lieviti. Questo, sì che è un grande vino italiano!).

Ovviamente, i vini di Casa Cecchin sono presenti nella carta predisposta da Euroservice e già adottata da alcune pizzerie. E sono in ottima compagnia.

Sempre nel territorio di produzione del Durello c’è Gianni Tessari, della Valle d’Alpone, che ha un ampio range di etichette: tra queste, l’Alpone Blu, durella con tre mesi di riposo sui lieviti, l’Extra Brut che arriva fino a cinque anni e un vino davvero godibile, il Tai Rosso, eccellente da consumarsi freddo.

Ancora, sono presenti i grandi Soave di Graziano Prà, storico interprete della garganega nella sua versione più elegante; i vini di Marinella Camerani, eccentrica titolare di Corte Sant’Alda a Mezzana in Valpolicella che qui presenta il suo progetto parallelo Adalia improntato a grande bevibilità; i Trento Doc di Ress, azienda giovane da trentamila bottiglie che si sta facendo conoscere con merito.

La curiosità è suscitata dalla presenza in carta di Oneosapiens, un progetto condotto da tre enologi italiani in Francia, che coltivano vigne a Cahors e in Jura.

Revolution è un Malbec; Poolsard ovviamente uno dei due rossi autoctoni dello Jura, freschi e beverini.

Le altre referenze sono tutte di livello e vale la pena di scoprirle.

Ora, attendiamo che i bravi pizzaioli che hanno abbracciato il progetto studino degli abbinamenti ad hoc in senso territoriale, perché potrebbe venirne fuori qualcosa di veramente interessante.

 


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