A, calata Ponticello A Marechiaro, Naples, Italy 80123
Aperto tutti i giorni pranzo e cena.
Chiuso martedì
di Francesca Pace
Scétate, Carulì, ca ll’aria è doce, quanno maje tanto tiempo aggio aspettato? P’accumpagnà li suone cu la voce, stasera ‘na chitarra aggio portato.
Con questi dolci versi tratti dalla celeberrima Marechiaro di Salvatore Di Giacomo si apre il mio personale racconto del ristorante ’A Fenestella, una vera e propria icona senza tempo incastonata in quella cartolina vivente che è il borgo di pescatori di Marechiaro a Napoli.
La leggenda racconta che la Carolina evocata nella serenata fosse proprio la bisnonna degli attuali proprietari e prima moglie del fondatore, Carmine Cotugno, un legame intimo e affascinante che fonde la grande storia della canzone napoletana con le radici profonde di questo locale.
Oggi quella stessa passione e quella stessa finestrella, vivono grazie alla quinta generazione, guidata con fierezza da Vittorio Anastasio insieme a suo fratello Davide, capaci di mantenere intatto quel fascino vintage unico, romantico e senza tempo che non passa mai di moda e che sinceramente mi affascina tantissimo. Le pareti del ristorante vantano una galleria di tantissime fotografie di personaggi famosi che negli anni hanno varcato questa soglia, da Diego Armando Maradona a Luciano Pavarotti, ma benché questo luogo abbia ospitato e continui a ospitare ancora oggi celebrità da tutto il mondo, resta a mio avviso un posto per tutti.
È un rifugio accogliente aperto a coloro che sono ancora capaci di sentire tra il fruscio delle onde i versi di un’antica canzone e lasciarsi emozionare, magari davanti a un generoso piatto di pasta. Pranzare o cenare qui è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita: seduti a un passo dall’acqua con il mare proprio sotto i piedi, mentre le piccole barchette dei pescatori dondolano dolcemente sulle onde, ci si regala un momento di pura meraviglia, dove ogni sapore racconta la storia e l’anima più vera di Napoli.
A rendere la serata impeccabile contribuisce un ottimo servizio di sala, coordinato dallo stesso Vittorio e curato in particolare da Benny, un professionista incredibilmente attento, premuroso e dotato di una grande passione per il suo mestiere. Mi fa sempre piacere trovare persone così volenterose. L’esperienza gastronomica comincia con il racconto e la descrizione dei piatti da parte di Vittorio, si parte da un ricco benvenuto crudo a base di tagliatelle di calamaro, ostrica Gigas del Mediterraneo, scampo fresco, tartufi nostrani locali, carpaccio di tonno all’arancia e tartare di gambero rosso di Mazara.
Si prosegue poi con una frittura da applausi che unisce croccantezza e creatività, dove i calamaretti fritti affiancano una polpettina di patate al sentore di gambero con stracciata di bufala, tartare di gambero e zest di limone, simpatici gamberoni in crosta di spaghetti e un’originale montanarina con genovese di terra e tagliatella di calamaro crudo.
Nei primi piatti esplode però l’anima più sincera e schietta del ristorante con un’intensa puttanesca di mare preparata con pesce spada, pomodoro, olive e capperi, e una sorprendente genovese di mare con seppie, cozze e una croccante nota di pangrattato aromatizzato al rosmarino e alloro.
Come secondo scelgo, e faccio benissimo, il baccalà alla mediterranea. Fritto e poi passato in un sughetto delizioso fatto con pomodorini, olive e capperi, ha una grande struttura e un decisissimo carattere.
Da grande appassionata di frutta al ristorante, un dettaglio prezioso e ormai quasi del tutto scomparso nei menù moderni, ho trovato estremamente piacevole ritrovarla in carta ed è stata una gioia chiudere il pasto con della frutta fresca accompagnata da un delicato gelato al melone e alla pesca, la conclusione perfetta e rinfrescante per una cena indimenticabile dove storia, accoglienza e grande cucina si fondono in un abbraccio eterno.
Io fossi in Carolina, davvero non mi sveglierei più da questo sogno.
70 euro PP vini esclusi
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