Campania Stories 2023: i vini Rossi

Pubblicato in: Eventi da raccontare, I vini da non perdere

di Antonio Di Spirito
Quest’anno Campania Stories, l’annuale presentazione alla stampa specializzata, nazionale ed internazionale, delle nuove annate dei vini prodotti nelle principali denominazioni campane organizzata da Miriade & Partners, si è svolta dal 23 al 26 maggio ed è tornata alle origini: in Irpinia, dove nacque.

Staff Campania Stories

La serata inaugurale ed il convegno di apertura si è tenuto nel Castello del centro storico di Gesualdo, uno tra i “Borghi più belli d’Italia”, durante la quale è stato festeggiato anche il trentennale della denominazione Taurasi Docg.

 

Registriamo, come ormai da anni, che la presenza dei produttori campani non è stata consistente: 90 produttori, più o meno il 20% del panorama enoico regionale. Molti di essi fanno rarissime uscite per far conoscere i propri vini, né li spediscono nelle redazioni delle guide o delle testate specializzate: bisogna andare direttamente in cantina per conoscere ed assaggiare i loro vini.

Io, spesso, lo faccio.

I campioni presentati sono, comunque, sufficienti per farsi un’idea delle nuove annate e delle nuove tendenze.

 

Le sessioni di degustazioni tecniche si sono svolte
mercoledì 24 e giovedì 25 maggiopresso l’Hotel Villa Calvo – Ristorante La Locanda di Aiello del Sabato (Avellino).

Durante la prima giornata sono stati degustati i vini bianchi campani mentre nel corso della seconda giornata sono stati valutati i vini rosati e i rossi regionali. Quest’anno i vini rossi in degustazione erano circa 350 suddivisi per areale, denominazione, annata e tipologia.

Tra i vini rossi abbiamo trovato una piacevole sorpresa: un focus sui vini di alcune cantine della Regione Basilicata. Era presente, infatti, una delegazione di produttori Lucanidell’associazione “Generazione Vulture”, come volontà di futura sinergia tra territori, con i loro vini in degustazione: Basilisco, Carbone Vini, Fucci Elena, Grifalco, Madonnadelle Grazie, Martino, Musto Carmelitano.

Parto dalla seconda giornata di assaggi con i vini rossi; non perché qualcuno possa rafforzare la sua convinzione (errata) della mia propensione al colore ed al tannino, ma ci sono spunti più ampi, profondi ed urgenti da trattare.

Il vino campano si distingue per zona di produzione e per vitigno.

Inizio con il vitigno a bacca rossa più diffuso nella regione: l’aglianico.

Ultimamente ho letto giudizi poco lusinghieri per questo vitigno e per i produttori irpini in genere.

I giudizi non devono essere mai apodittici, ma “relativi”; ricordiamoci che sono basati su valutazioni personali e non oggettivi, in quanto non si usano strumenti a supporto. Molto spesso si usano espressioni corrette ed eleganti per esprimere concetti impietosi, talvolta superficiali, altre volte completamente distanti dalla tradizione e dalla storia territoriale.

Secondo me un vino va giudicato nel suo contesto, là dove territorialità, tradizione ed abbinabilità sono aspetti vincolanti, almeno quanto la qualità. E non va, neppure, giudicato avendo in testa modelli personali e/o da “gastrofighetti”, tipo i vari Pinot Noir della Borgogna o Bordolesi d’alto lignaggio!

Non mi è mai piaciuto, altresì, l’accostamento ad altri vini di altre denominazioni e non ho mai condiviso questi esercizi.

L’aglianico è sì il vitigno con il quale (in purezza) in Irpinia si produce il Taurasi; ma NONsolo. Senza guardare alla vicina Basilicata, sempre in Campania e sempre con l’aglianico, si producono grandi vini nel Sannio (Taburno), nella zona dell’antico Falerno, a Galluccio, ottimi vini nel Cilento; e, poi ancora, insieme con il piedirosso, è largamente utilizzato sul Vesuvio e sulla Costa Amalfitana.

Ma, sempre in Irpinia, con lo stesso vitigno e dagli stessi vigneti da cui si produce Taurasi, si produce anche il “Campi Taurasini” od un semplice “Irpinia Aglianico”.

Per chi non lo conoscesse ancora, il Campi Taurasini è un vino giovane e scorrevole, profumato e fruttato; molto intenso, ma agile ed a tratti elegante. Non proprio tutti, naturalmente! E’ solo una questione di stile; come in altre regioni e con altri vitigni.

Certo, con l’aglianico non si producono vini facilmente abbinabili a piatti leggeri e delicati, ma la cucina campana è molto ricca di piatti succulenti e strutturati, per i quali l’aglianico,ricco di acidità e di tannini, “è la morte loro”!

 

In Italia l’uso della barrique è stato introdotto nei primi anni novanta del secolo scorso e per il Taurasi, invece, è stata introdotta negli ultimi anni del secolo scorso (vi dice niente il binomio Moio- Caggiano?); inoltre, non tutti la usano e non se ne fa (affatto) un uso sfrenato.

Sicuramente c’è qualche vino che risente molto della maturazione effettuata in legni vecchi (specialmente botti grandi): acetica alta e cocchiume; ma qui rientriamo nella lista dei difetti, errori e disattenzioni commessi in cantina; “stili” di alcuni produttori in cerca(magari) di originalità: cose viste anche altrove!

Per quanto riguarda la lunga attesa per godersi un Taurasi, basta ricordare che c’è più di un produttore (Perillo, Di Meo) che immettono sul mercato vini che hanno maturato in cantina per oltre 10 anni e nessuno li ha mai dileggiati per questa pratica e quasi tutti sono concordi nel giudicarli fra i migliori vini ed ogni anno vanno a ruba!

La longevità di un vino la si ottiene soprattutto con dei processi produttivi molto lenti. Con il vantaggio che, quando quel vino viene ritenuto pronto dal produttore, lo si può godere da subito.

Mi permetto di ricordare che in Irpinia le uve per il Taurasi vengono raccolte nel tardo ottobre e, talvolta, anche oltre il 5 novembre; data l’altura, le uve hanno bisogno di tempi lunghi per maturare completamente.

In questi ultimi anni la tendenza generale, come in altre parti d’Italia, è andata in direzione dell’alleggerimento del Taurasi, di una minore estrazione e della ricerca di una maggiorescorrevolezza e bevibilità; sicuramente non tutti ci sono riusciti e qualcuno, probabilmente, continua con il vecchio stile, perché convinto che una fetta di mercato ed alcuni importatori ancora lo vogliono così: “Old Style”; e le vendite gli danno ragione!

Proprio come succede a Montefalco, dove alcuni produttori continuano con lo stile di 15 anni fa, perché il mercato assorbe il Sagrantino fatto con quello stile.

 

Passiamo agli assaggi e comincio proprio dall’aglianico dell’Irpinia.

 

IRPINIA

Addirittura cinque le denominazioni di riferimento per i rossi Irpini: tre per il vino giovane (Campania Aglianico Igp, Irpinia Aglianico DopIrpinia Campi Taurasini Dop) e due per il vino più importante (Taurasi Dop e Taurasi Riserva Dop).

 

Sotto le prime tre denominazioni, ho trovato conferme e tante le novità.

 

PETILIA – Le Sepaie 2018 – Irpinia Aglianico Dop

Non solo bianchi d’alto livello, quest’anno presenta un aglianico giovane e completo in tutte le componenti: ha profumi di cerasa e cenere; ottimo tannino, saporito, fresco, armonico.

 

MASSERIA DELLA PORTA – Quattro Cerri 2018 – Irpinia Aglianico Dop

Vigne di 15 anni a Montemiletto, 4 ettari vitati solo di aglianico; da qualche anno sul panorama enoico, presenta vini di ottimo livello. Profumi di cerasa e cenere; al sorso il tannino è importante, ma offre tanti sapori, ha un’acidità importante e mostra un equilibrioinvidiabile.

 

PIETRACUPA – Quirico 2019 – Campania Aglianico Igp

Produttore di grandi bianchi, da tanto tempo aspettavamo rossi così convincenti! I profumi sono intensi con cerasa, arancia sanguinella, cenere e qualche refolo balsamico; sorso giustamente tannico, ma saporito, fresco, asciutto, scorrevole. Ha un passo deciso ed elegante.

 

VILLA RAIANO – Costa Baiano 2019 – Irpinia Campi Taurasini Dop

Molto tipico al naso con profumi fruttati, minerali e pepati; colpisce per la sua freschezza e scorrevolezza: giustamente tannico, saporito, rotondo e speziato.

 

IL CORTIGLIO – Il Cortiglio 2017 – Irpinia Campi Taurasini Dop

Profumi generosi e morbidi di frutta rossa e poche note minerali; al palato è giustamente tannico, fresco, saporito, asciutto e speziato.

 

BARBOT STEFANIA – Ion 2019 – Irpinia Campi Taurasini Dop

Nello scorso mese di luglio in molti siamo stati colti da sconcerto e turbamento all’improvvisa notizia della prematura scomparsa di Erminio Spiezia, il padre di questo vino, uno dei primi a concepirlo non certo come un vino secondo al Taurasi, bensì come un vino con una sua personalità ed un proprio stile, capace di esprimersi con eleganza e gentilezza. Ci sei riuscito Erminio: questo vino è proprio come te!

 

TENUTA DE GREGORIO – Campi Taurasini 2020 – Irpinia Campi Taurasini Dop

Giovane azienda del comune di Taurasi, solo da qualche anno alla ribalta enoica. Profumi di cerase, note minerali e balsamiche importanti; al palato è tannico, saporito, asciutto, ma fresco e scattante.

 

I FAVATI – Cretarossa 2016 – Irpinia Campi Taurasini Dop

Vino di gran pregio e finezza, profuma di frutta rossa e cenere, con qualche nota balsamica; al palato porta intense note fruttate ed un tannino ben domato; buona l’acidità e la sapidità.

 

VIGNE GUADAGNO – Irpinia Aglianico 2019 – Irpinia Aglianico Dop

Gioviale, ma classico nei profumi di cerase e cenere; al sorso è saporito e dinamico, fresco, sapido e speziato.

 

CONTRADE DI TAURASI – Irpinia Aglianico 2018 – Irpinia Aglianico Dop

Profumi di frutta rossa scura e cenere, austero a tratti; sorso tannico, ma fresco e sapido.

 

Taurasi e Taurasi Riserva DOP

PERILLO – Taurasi 2012

Michele Perillo ci ha abituati ad attendere tempi lunghi per assaporare i suoi nettari: escono dalla cantina quando sono fruibili. Questo Taurasi profuma di cerase, cenere, arancia sanguinella, qualche nota di iodio e dell’inconfondibile mano del vigneron! Al palato porta un ottimo tannino vellutato ed intensi sapori di frutta fresca; è sapido, armonico ed elegante.

 

DONNACHIARA – Taurasi Riserva 2020

Una delle conferme in questa manifestazione, ormai fra i migliori vini già da qualche anno. Profumi di frutta rossa carnosa, note di cenere e balsamiche; fresco e saporito al palato, in equilibrio perfetto con tannino e speziatura; equilibrato e persistente.

 

FEUDI DI SAN GREGORIO – Taurasi 2019

Altra azienda di spicco nel panorama irpino. Andare in cantina significa assaggiare un vasto panorama di etichette, soprattutto le “studio”, con le quali si capisce quanto lavoro sperimentale c’è dietro. I profumi sono quelli classici dell’aglianico, ma ti colpisce la pulizia olfattiva; fresco e saporito al palato, ha un tannino finissimo ed una speziatura intensa. Armonico e persistente.

 

DI PRISCO – Taurasi 2015

Vino schietto e senza fronzoli da un vigneron d’altri tempi. Profumi di cerase e prugne carnose ed una zaffata di cenere; il sorso è saporito, ha un buon tannino, è fresco, speziato ed equilibrato.

 

MASSERIA DELLA PORTA – Taurasi Quattro Cerri 2017

Oltre al giovane aglianico segnalato sopra, l’azienda produce questo Taurasi canonico con profumi fruttati e con note di cenere, incenso e balsamiche di un legno non del tutto assorbito; al sorso è tannico, speziato, fresco, equilibrato (92

 

TENUTA CAVALIER PEPE – Taurasi Opera Mia 2016

Vino ben consolidato nella tipicità e molto equilibrato; ha spiccati profumi minerali e fruttati; in bocca è saporito, fresco, sapido e speziato; ottimo tannino.

 

BARBOT STEFANIA – Fren 2019

E’ il fratello più grande di Ion, descritto sopra; la matrice è la stessa. Molto pulito al naso con intense note fruttate e minerali; al palato è giustamente tannico, molto saporito, fresco, equilibrato ed armonico.

 

AMARANO – Taurasi Riserva Principe Lagonessa 2014

Vino con lunghi tempi di maturazione, ma giovane all’assaggio con profumi di frutta rossa carnosa e qualche refolo balsamico. Malto saporito e fresco al palato; ha un ottimo tanninoe la speziatura anticipa la lunga chiusura.

 

FIORENTINO – Taurasi Riserva 2017

Gianni Fiorentino produce vini strutturati, ma rigorosamente aderenti al territorio e molto puliti. Fruttato al naso con ciliegia ed arancia sanguinella e l’immancabile zaffata dicenere; il tannino è imponente, ma la freschezza sopraggiunge e si apprezzano sapidità, sapori fruttati e speziatura.

 

IL CANCELLIERE – Taurasi Nero Né 2018

Una delle prime aziende a praticare la conduzione biologica, perché la famiglia Romano ha continuato le pratiche agricole secondo la tradizione contadina Montemaranese appresa dai genitori. Molto tipico al naso, offre intensi sapori succosi e saporiti al palato; ha un tannino levigato, è fresco e persistente.

 

TENUTA DEL MERIGGIO – Taurasi 2017

Vino molto ben fatto e tipico; profumi classici di cerasa e cenere; al palato è saporito emorbido; il tannino è ben presente, ma freschezza e speziatura portano ad una chiusura appagante.

 

TENUTA MADRE – Taurasi Vigna Carrani 2019

Una delle non poche novità di questa manifestazione è rappresentata da questa giovane e piccola azienda che produce due etichette dai due vitigni allevabili a Montefalcione per produrre vini a DOCG. All’olfatto è più fruttato che minerale; al gusto è rotondo, fruttato, fresco e piacevole.

 

TENUTA SCUOTTO – Taurasi 2019

Azienda molto conosciuta per i vini bianchi irpini, da qualche anno sta immettendo sul mercato dei grandi vini rossi. Profumi di ciliegia, cenere e qualche refolo balsamico; al palato è saporito, fresco ed equilibrato.

 

VILLA RAIANO – Taurasi 2018

Tante etichette di livello elevato da un’azienda molto giovane, ampia e poliedrica. Tipico e composto al naso, porta al palato un tannino importante, intenso ed asciutto; poi l’acidità la sapidità ed i sapori fruttati tengono banco in ottimo equilibrio fino ad una chiusura speziata.

 

MACCHIE SANTA MARIA – Taurasi 2017

Altra giovanissima realtà nata nel 2010 a Montemiletto, ma che poggia sul passato di tre generazioni. Molto aggraziato al naso con profumi di frutta rossa e note di cenere ed incenso; il tannino è intenso e levigato, ma sopraggiunge la forte componente fruttata, accompagnata da freschezza; sorso pulito e persistente.

 

PIETRACUPA – Taurasi 2017

E chiudo questa carrellata con un altro rosso confezionato da un notissimo “bianchista”. Tipico ed aderente al territorio, eccelle per la sua pulizia olfattiva; al palato porta un tannino molto levigato; note di frutta carnosa, freschezza e sapidità completano un sorso scorrevole ed elegante.

 

 

 

Sannio e Taburno

Sono tre le denominazioni che disciplinano la produzione di vini rossi che utilizzano l’aglianico: Sannio Aglianico Riserva DopAglianico del Taburno Dop e Aglianico del Taburno Riserva Dop. Quantità e qualità restano costanti ed allineate con i tempi.

 

LA GUARDIENSE – Sannio Aglianico Riserva Cantari 2016

Esempio di Cooperativa virtuosa con tanti soci e molte le etichette prodotte. Profumi tipici del varietale, ha un tannino un po’ in ritardo, ma buoni sapori; è molto fresco, sapido espeziato.

 

TORRE DEL PAGUS – Aglianico del Taburno 2016

Vino molto profumato con fragole, lamponi e note balsamiche ed affumicate; al palato arriva un tannino molto intenso, ma la freschezza fa apprezzare sapori fruttati e spezie fini.

 

CANTINE TORA – Aglianico del Taburno Riserva Spartiviento 2015

Due giovani fratelli alla conduzione dell’azienda che, già da qualche anno, sforna etichette di ottimo livello ed a prezzi bassi. Il tannino è potente, ma saporito, fresco, speziato ed equilibrato.

 

FATTORIA LA RIVOLTA – Aglianico del Taburno 2019

Tra le più attive aziende del Sannio, produce una gamma completa di etichette, utilizzando tutti i vitigni tipici del territorio. Questo vino si propone succoso e fresco, di buon corpo ed in perfetto equilibrio di beva. Chiude con fine speziatura.

 

FONTANAVECCHIA – Aglianico del Taburno Riserva Grave Mora 2017

Anche quest’azienda produce una gamma completa di etichette utilizzando tutti i vitigni sanniti; alcune etichette, addirittura, hanno osservato un lungo periodo di maturazione in cantina. Il tannino è imponente, ma freschezza e struttura mettono in evidenza sapori e spezie.

 

CANTINA DI SOLOPACA – Aglianico del Taburno Carrese 2019

Altra Cooperativa di notevoli dimensioni e dalla produzione molto variegata. Vino a tratti austero, a tratti scorrevole con note fruttate in evidenza, anche se il tannico è molto presente; sapido e speziato, chiude con una piacevole nota amaricante.

Falerno del Massico

Una delle più antiche denominazioni in chiave pre-moderna: già duemila anni fa, infatti, sene parlava in termini di territorio-vitigno come un tutt’uno. La moderna denominazione lo declina in due espressioni legate ai vitigni utilizzati: il primitivo, entrato nell’utilizzo locale alla fine del 1800, ed il più gettonato blend aglianico-piedirosso. Negli ultimi anni son venuti a mancare alcune figure di spicco, veri fari della tradizione, e si nota una leggera flessione di etichette prestigiose; si spera in una pronta ripresa dalle nuove generazioni.

 

VILLA MATILDE AVALLONE – Falerno del Massico Dop – Vigna Camarato 2016

Azienda presente in varie denominazioni della regione, produce ovunque vini d’alto livello. L’aglianico viene ingentilito da un saldo minimale di piedirosso. Austero e balsamico al naso, al sorso si offre scorrevole e sapido, ha un ottimo tannino, è pieno e fruttato, asciutto, speziato e lungo.

 

Colli Salernitani-Picentini e Cilento

Questa è una di quelle poche zone italiane in cui il vino di buona qualità si produce da sempre, ma non ha mai avuto riconoscimenti di rilievo nel panorama enoico nazionale. Qualche decennio fa ci riuscì un vino prodotto con vitigno alloctono ed in cui l’aglianico conservava una piccola rappresentanza. Da qualche anno, invece, molti viticoltori stanno producendo ottimi vini.

 

CANTINA DEI QUINTI – Antece 2021

Giovanissima azienda di Battipaglia (fondata nel 2021) e vigneti di 5 anni, eppure sono già ad ottimi livelli qualitativi. Profuma di frutta rossa croccante, arancia sanguinella, note dicenere e balsamiche; sorso dalla struttura snella, ma saporito, ha un ottimo tannino, è fresco, speziato, lungo, armonico ed elegante.

 

SAN SALVATORE 1988 – Omaggio a Gillo Dorfles 2017

Azienda consolidata nel territorio con vini molto tipici e questo “omaggio” è vero e mantiene l’obiettivo. Profumi di ciliegia, erbe aromatiche, note balsamico e cenere; sorso asciutto e saporito con tannino levigato, ma freschezza, sapidità e speziatura lo rendono piacevole.

 

MONTEVETRANO – Core Rosso 2020

L’azienda è balzata alle cronache enoiche con un altro vino, poi è stato concepito questo vino (del cuore). Profumi di frutta rossa croccante e note mentolate; il sorso ha un’ottima struttura, molto fruttata, asciutto, ha un ottimo tannino, è fresco e speziato.

 

TEMPA DI ZOE’ – Diciotto 2021

Tradizione familiare, competenza e caparbietà si fondono in questo vino non completamente pronto, ma con i fondamentali giusti. Profumi di ciliegia nera e cenere; sorso compatto e saporito, tannino in affinamento, freschezza un po’ nervosa, chiusura speziata e lunga.

 

Altri rossi della Campania

Il Piedirosso

Vitigno molto difficile in vigna, per le sue fragilità e per le sofferenze nelle annate difficili; ma nelle annate regolari ci regala dei vini deliziosi. In purezza viene utilizzato in tre zone: Sannio, Campi Flegrei e Vesuvio; facilmente leggibile la provenienza. Prevalentemente in blend con aglianico, viene utilizzato anche nella zona del Falerno, nella DOC Vesuvio, sulla costa Amalfitana ed in qualche altra zona.

 

GALARDI – Terra di Rosso 2020 – Campania Piedirosso IGP

Dal terreno vulcanico di Sessa Aurunca e Galluccio si produce questo vino dal colore intenso che profuma di fiori e frutti rossi e note minerali di pietra rocca; al palato èsaporito, ha tannino levigato, è speziato e lungo

 

ASTRONI – Colle Rotondella 2022 – Campi Flegrei DOP Piedirosso

Tipico colore poco intenso, ma ricco di profumi di geranio, melograno e ciliegia; sorso saporito, asciutto, fresco, fruttato e scorrevole, con una leggera nota nocciolata.

 

LA PIETRA DI TOMMASONE – Tenuta Monte Zunta 2020 – Ischia Per ‘e PalummoDOP

Gran vino ischitano con profumi di frutta rossa e sbuffi sulfurei; sorso saporito, tannico, sapido e corredato di tanta freschezza.

 

BOSCO DE’ MEDICI – Pompeii Rosso 2022 – Pompeiano Rosso IGP

Vino dal ventaglio olfattivo molto ampio: floreale di geranio e frutta rossa in quantità uniti a sentori di lava vulcanica; il sorso è fruttato e fresco, ha un ottimo tannino e chiude con spezie ed ancora note minerali.

 

CANTINE OLIVELLA – Vesuvio 2020 – Vesuvio Rosso DOP

Sul versante nord del Vesuvio si produce questo nettare vinoso, molto floreale e con tanta frutta rossa; di buon corpo fruttato, al palato porta un tannino levigato e setoso, fresco, saporito, speziato e sapido.

 

LA SIBILLA – Vigna Madre 2021 – Campi Flegrei Piedirosso DOP

Ha poco della Sibilla, perché schietto e diretto: ha profumi floreali di viola e di frutta rossa, oltre ad una leggera nota di pietra focaia; il tannino è levigato, il sorso è sapido, saporito,fresco e scorrevole.

 

PORTOLANO MARIO – Piedirosso 2022 – Campi Flegrei Piedirosso DOP

Preciso e completo in tutte le componenti, profumi classici di geranio, viola e frutta rossa; il tannino è levigato, sorso fruttato, saporito, succoso e fresco.

 

AGNANUM – Piedirosso 2022 – Campi Flegrei Piedirosso Dop

Al solo pensiero della disposizione delle viti, vengono le vertigini! La lavorazione è possibile solo manualmente. Profumi di geranio e frutta rossa; il sorso è fruttato, asciuttoed ha un buon ritorno di acidità, nonostante un tannino molto deciso.

 

CANTINE DEL MARE – Terra del Padre 2018 – Campi Flegrei Piedirosso Riserva Dop

L’azienda ha vigneti fra i più belli del comprensorio. Vino molto originale con profumi floreali delicati, di violacciocca e ciliegie chiare; il sorso è fruttato e succoso, il tannino molto presente ed in via di risoluzione, comunque fresco e speziato.

 

Casavecchia e Pallagrello Nero

Questi tre vitigni, tipici della zona interna delle Colline Caiatine – Terre del Volturno, al confine con il Sannio, e non adottati altrove, ebbero un momento di grande popolarità alla loro riscoperta (nei primissimi anni 2000) e crearono non poche aspettative. Molto pochi i campioni in degustazione; mi avvalgo di assaggi effettuati extra manifestazione per fare il punto su questi due vini. Ad oggi non c’è molta uniformità tra i vini sul mercato, non un’idea comune, né una tradizione cui fare riferimento. Si è diffusa, però, la volontà tra i produttori a creare le condizioni per armonizzare le caratteristiche e “ricercare” una tipicità. Ho incontrato produttori fortemente motivati in questa ricerca e, capitanati da Giovanni Piccirillo ed Alessandro Fiorillo, hanno iniziato una zonazione del territorio. Sicuramente la conclusione di questo studio darà degli indirizzi precisi per gli scopi prefissati.

Superati i problemi endogeni, derivanti dalla gracilità degli antociani, per il casavecchia si sta cercando una tipicità territoriale e, contestualmente, un arrotondamento delle spigolosità e della ruvidità del vitigno. Il pallagrello, invece, risente molto della composizione dei terreni in cui viene coltivato e della relativa esposizione.

Veramente pochi i campioni proposti.

 

SCLAVIA – Lucia a Monticelli 2020 – Terre del Volturno Pallagrello Nero IGP

Profumi di more ed una sottile nota verde caratterizzano il ventaglio olfattivo; l’impatto al palato è tannico, poi il sorso diventa succoso, scorrevole e sapido; molto persistente.

 

MASSERIA PICCIRILLO – Pallagrello Nero 2020 – Terre del Volturno Pallagrello Nero IGP

Composito al naso con note floreali, frutta rossa ed una spolverata di caffè; ingresso intensamente tannico, poi fruttato, sapido, fresco, vellutato e scorrevole.

 

CANTINA DI LISANDRO – Nero di Rena 2019 – Terre del Volturno Pallagrello Nero IGP

frutta rossa, erbe aromatiche; tannino levigato, saporito, scorrevole, fresco.89

 

VIGNE CHIGI – Cretaccio 2019 – Casavecchia di Pontelatone Riserva DOP

E’ l’unico casavecchia della manifestazione. Dal calice emana profumi floreali di viola e frutta rossa carnosa; al palato è fruttato, giustamente tannico, sapido, ha una buona speziatura ed un finale amaricante.

 

ROSSI MONOVARIETALI E BLEND MISTI

MONTEVETRANO – Montevetrano 2020 – Colli di Salerno Rosso IGP

In una terra vocata al vino, ma poco valorizzata dai vini della tradizione, Silvia Imparato realizza un vino di taglio bordolese (cabernet sauvignon e merlot) “targato Campania” da un saldo di aglianico. Scommessa vinta! Profumi di viola, frutta rossa e nota balsamica;vino di gran corpo, asciutto e saporito, tannino in via di risoluzione; ottima l’acidità e laspeziatura in chiusura.

 

PORTO DI MOLA – Camporoccio 2021 – Roccamonfina Rosso I.G.P.

Notevole la crescita dei vini di Antimo Esposito, condensata in questo inusuale blend, dove l’aglianico viene corroborato da montepulciano e camaiola. Profumi di frutta rossa carnosa e note fortemente balsamiche; il sorso è fruttato e saporito, il tannino è intenso, ma rotondo; fresco e speziato.

 

GALARDI – Terra di Lavoro 2020 – Campania Rosso IGP

Ecco un altro campione di razza, conosciuto prima in America e, poi, affermatosi anche in Italia. I vigneti sono fra Sessa Aurunca e Galluccio ed il vino è a base aglianico, con saldo di piedirosso. Poco floreale, profuma di frutta rossa, poi note minerali ed affumicate; al palato è fruttato ed asciutto, il tannino è in evoluzione; è fresco, di buon corpo, speziato ed equilibrato.

 

SAMMARCO ETTORE – Pietre di Tramonti 2017 – Costa d’Amalfi Tramonti Dop

Tre i vitigni utilizzati (aglianicopiedirosso e tintore) in un territorio dove non manca la vicinanza al mare, un terreno ricco di sostanze minerali ed una esposizione al sole più unica che rara. La coltivazione non è agevole, ma i risultati sono ottimi. Intensi profumi di frutta rossa, di viola, note mentolate e leggermente fumé; il sorso è giustamente tannico e ben strutturato, ma freschezza, sapori fruttati e speziatura lo rendono molto equilibrato.

 

CUOMO MARISA – Furore Rosso Riserva DOP 2019

Il bianco più conosciuto della costa Amalfitana non ha impedito di produrre questo piacevole vino rosso, frutto di una perfetta fusione di aglianico e piedirosso. Profumi vagamente floreali e frutta rossa carnosa accompagnano note balsamiche ed affumicate; al sorso è strutturato e scorrevole; il tannino è levigato e la freschezza è intrisa di sapori; è sapido, speziato ed ha un passo elegante.

 

FONTANA REALE – Merlonero 2021 – Beneventano Merlot IGP

Da uve merlot coltivate nei propri vigneti nel Sannio, il giovane enologo Rino Corboproduce questo vino che profuma di frutti neri, fiori curi appassiti ed una vena erbacea; al palato è morbido, il tannino in via di affinamento e sapori forti; chiusura fresca e speziata.

 

BARBERA DEL SANNIO

Ad un’uva tipicamente sannita, conosciuta fino a qualche anno fa come “barbera del Sannio”, dopo laboriose ricerche notarili, è stato cambiato il nome in “camaiola”. I suoi vini erano un po’ rustici, ma piacevoli; oggi sono più raffinati e ne segnalo due esemplari

 

TORRE DEL PAGUS – Vianova 2022 – Sannio Barbera DOP

Profumi di frutta rossa ed erbe officinali; al sorso è asciutto, tannico e fruttato, ha buonafreschezza e sapidità.

 

MONSERRATO 1973 – Sannio Barbera 2021 – Sannio Barbera DOP

Inizialmente chiuso e riottoso, poi si apre su profumi di viola e frutta rossa; molto fruttatoed asciutto al palato; ha buoni sapori ed il tannino si fa sentire.

 

GenerazioneVulture

Un’ottima batteria di Aglianico del Vulture ha chiuso le degustazioni dei vini rossi. Meritano una menzione particolare: tutti straordinari ed al di sopra della media; una meritoria doppia menzione per CARBONE VINI.

 

Una ridotta selezione:

CARBONE VINI – Stupor Mundi 2018

Vino austero, ha buon tannino, è sapido e speziato.

 

CARBONE VINI – 400 Some 2018

Cenere ed arancia al naso; ha un ottimo tannino, è fresco, saporito e persistente.

 

MUSTO CARMELITANO – Serra del Prete 2019

Frutta matura al naso; tannino levigato, saporito, equilibrato.

 

FUCCI ELENA – Titolo 2020

Oltre a frutta e cenere, si apprezza l’odore di mela annurca; è tannico e saporito, chiude speziato.

 

MARTINO – Martino 2015

Molto espressivo al naso con arancia sanguinella in evidenza; ha buon tannino, è speziatoed equilibrato.

 

GRIFALCO – Damaschito 2018

Tannico, fresco, saporito, piacevole.

 

BASILISCO – Basilisco 2016

Frutta rossa e cenere al naso; tannino in assestamento, saporito, fresco, piacevole.

 

MADONNA DELLE GRAZIE – Liscone 2018

Frutta rossa, cenere e foglia di lentisco al naso; tannino in affinamento, saporito, fresco, speziato.


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