
Su Wikipedia le vicende del 2014 di Odessa hanno subìto una revisione orwelliana: il titolo iniziale era La Strage di Odessa, quella della morte di 46 filorussi bruciati vivi dai neonazisti. Dopo lo scoppio della guerra il titolo è diventato L’incendio della Casa dei Sindacati di Odessa e la narrazione di un assedio è diventa uno scontro fra opposte fazioni. Ora il punto non è stabilire la verità storica, o stare da una parte piuttosto che dall’altra del conflitto. Il punto è: chi ha deciso di cambiare titolo e narrazione? Che competenza aveva per farlo?
Il Podcast di Diego Rossi su IlBazarAtomico
Confesso che questa storia su Wikipedia non la conoscevo, l’ha spiegata Diego Rossi, lo chef di Trippa a Milano, nel podcast de Il Bazar Atomico che sta dividendo il mondo gastronomico italiano con la solita tempesta nel solito bicchiere d’acqua con sempre meno acqua.
Ma il motivo delle discussioni non è da ricercare su Odessa, sullo sbarco sulla Luna piuttosto che credere alla presenza di alieni e altri temi trattati per gran parte del podcast. Ma la decisione annunciata di rinunciare a due piatti iconici del locale, le tagliatelle al burro e il vitello tonnato.
Questo annuncio ha aperto le porte alle critiche di supponenza, presunzione, poco rispetto per il cliente e, nella migliore delle ipotesi, ad una mossa considerata brillante o paracula operazione di comunicazione.
C’è chi ricorda che l’ambizione dei grandi cuochi di un tempo è sempre stata quella di creare dei piatti iconici che restassero per sempre, magali legati al nome e regalando così l’illusione della immortalità finché si resta in vita. Perchè alla fine di questo si tratta, la paura della morte non è altro che quella che ciascun uomo si porta consciamente o inconsciamente finchè respira: ossia restare solo, dimenticato. Che è poi la dimensione in cui il neoliberismo assegna oggi ai poveri trasformati da cittadini a consumatori.
Consumo dunque sono, i diritti sono una superfetazione ottocentesca maturata alla fine del ‘700.
Sono spiegazioni, certo, ma un po’ autoconsolatorie perchè riconducono questa questione ad una grammatica che pensiamo sia comune ma che in realtà è solo di chi ha una certa età come me o di chi fa parte della elite di settore.
Il concetto di autenticità e non omologazione
Perchè il tema per Diego Rossi, l’ho capito ascoltando per due ore tutto il podcast, non è la mancanza di rispetto per il cliente, ma la voglia di avere un cliente che rispetti la propria visione di vita, un po’ come hanno fatto all’inizio i produttori di vini naturali. Lui cerca autenticità ed ha avuto l’intelligenza di costruire un progetto su questo valore proprio nella città più modaiola del paese più modaiolo, al punto di coniare uno slang anglomeneghino che è la versione 2.0 dello slang anglopartenopeo del Dopoguerra.
Diego Rossi è vincente perchè occupa la sacca lasciata libera dalla omologazione, quasi un ritorno alla autenticità pasoliniana che era possibile quando esisteva la famiglia tradizionale che reggeva le trattorie e la civiltà rurale ne era la dispensa. Lo spazio dell’artigiano che ripara quello che l’industria non può fare. Questo ritorno è culturale, è individualista, è resiliente. Prima ci hanno convinto che omologarsi significava essere moderni, oggi è esattamente il contrario in un mondo nel quale tutte le città hanno lo stesso odore perchè puzzano di junk food.
Diego Rossi è come gli attori prigionieri di un film di successo che vengono chiamati per strada con il nome del personaggio, o come i cantanti al top con una sola canzone. La sua idea di cucina è opposta, la sua ambizione non può essere la stessa dei grandi cuochi del passato che volevano diventare famosi per un piatto, al contrario, vuole diventare famoso fuori da una comunicazione omologata, o meglio, vuole essere libero di sentirsi libero conscio che il successo arriva proprio da questa predisposizione
Giusto? Sbagliato? Secondo me interessante. Intanto è un cuoco che legge ma che soprattutto naviga alla ricerca di curiosità con la mente aperta, è libero, per questo geloso della propria privacy in audio e in video. Scade nella banalità quando parla di sicurezza o sull’atteggiamento dei giovani verso il lavoro e come tutti quelli della generazione millenials non sopporta che una cosa si scelga solo perchè diventa virale su Instragram. Un processo di banalizzazione dei contenuti che noi ragazzi degli anni ’50 abbiamo vissuto pari pari già con l’avvento della televisione che ci ha vaccinato e che ci spinge a considerare non come respingere ma come governare, se possibile, questi fenomeni.
Secondo me infatti il tema non è tanto il ritorno al passaparola, ma capire come veicolare quello che pensiamo nel modo giusto usando gli strumenti a disposizione di tutti. In una parola, non rinunciare ma, per usare una frase famosa, resistere, resistere, resistere.
La sua scelta non è quella di chi dopo aver visto Masterchef apre un ristorante in cui “mi devo esprimere” e che poi chiude perchè resta vuoto, o di chi cucina piatti inverosimili grazie ad una proprietà che copre le spese. La sua è una scelta di chi sa benissimo che se resta ancorato solo a due piatti iconici vedrà spuntare presto altri (già succede) che fanno la sua stessa cosa, magari a costi più bassi e con un maggiore impatto sui social. E che dunque per restare al top deve alzare l’asticella perché in questo mondo tutto cambia velocemente e Milano non è una città che si affeziona perchè è quella che più ama le novità.
E la novità allora, per Diego Rossi è tornare non tanto al passato quanto ai principi del passato, all’autenticità, ossia il vero lusso possibile oggi per il quale servono oltre che i soldi anche la cultura del prodotto. Sostituire i social con il passaparola. Insomma, se fosse a Napoli non farebbe mai pasta e patate con la provola, una invenzione degli ultimi 15 anni che passa per essere tradizione, magari userebbe la scorza di parmigiano come la facevano tutti in casa. E se tutti lo seguissero allora la toglierebbe mettendo magari una pasta e cipolle. Questo, dunque, a mio avviso, il significato di questa decisione.
Perde clienti? Non credo proprio, perde quelli che sono andati per questo motivo da lui che saranno rimpiazzati da altri, sicuramente più curiosi e in grado di motivarlo.
Giusto? Sbagliato? Domanda irricevibile.
Il Vitello Tonnato e le Tagliatelle al burro di Diego Rossi da Trippa a Milano
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