Garage Nardini a Bassano del Grappa: la contemporaneità di un’icona, tra distillato, cucina e visione

Pubblicato in: Curiosità

di Valentina Ruzza

Ci sono marchi che appartengono alla storia. E poi ci sono marchi che quella storia continuano a scriverla. La Distilleria Nardini è uno di questi. A Bassano del Grappa, dove il Ponte Vecchio segna il confine tra memoria e identità, la distilleria fondata nel 1779 da Bortolo Nardini non è solo la più antica d’Italia: è un riferimento culturale, un simbolo che ha attraversato epoche, linguaggi e generazioni senza mai perdere coerenza.

Oggi quella stessa coerenza trova una nuova forma espressiva nel Garage Nardini, progetto che traduce il patrimonio storico in chiave contemporanea senza mai scivolare nella nostalgia. Lo spazio nasce negli ambienti dell’antica produzione – il “Nardo Alto” – e mantiene un legame tangibile con il passato, reinterpretato attraverso un’estetica industriale raffinata: travi recuperate, luce calda color rame che richiama gli alambicchi, geometrie pulite.

Un luogo pensato per essere vissuto in modo trasversale, dall’aperitivo alla cena, fino al dopocena, dove il distillato torna protagonista in una dimensione dinamica e attuale. Ma è in cucina che il progetto trova oggi una nuova, precisa direzione.

A guidarla è il giovane chef Filippo Cerchiaro, interprete di una cucina lucida, essenziale, costruita su tecnica e rispetto della materia. Dopo il diploma all’Istituto Alberghiero Maffioli di Castelfranco Veneto, muove i primi passi al ristorante Ai Mediatori di Tombolo, per poi entrare nel gruppo Gruppo Alajmo, dove si forma in contesti di altissimo livello: Le Calandre, La Montecchia e Gran Caffè Quadri.

Qui cresce fino al ruolo di capopartita, sviluppando una visione precisa: tecnica rigorosa, pulizia del gusto, centralità assoluta dell’ingrediente. Dal 2021 è chef del Garage Nardini, dove porta avanti una cucina che non cerca effetti speciali, ma profondità e coerenza. La materia prima è il punto di partenza e, allo stesso tempo, il limite invalicabile. Prodotti del territorio, selezionati attraverso piccoli produttori e filiere corte, vengono lavorati con rispetto e intelligenza, evitando ogni sovrastruttura inutile. Il risultato è un menù che si muove su un equilibrio sottile tra territorio e visione.

Negli antipasti si percepisce immediatamente la direzione: la tartare di tonno con cialda ai semi e maionese al dragoncello lavora sulla verticalità aromatica, mentre l’insalata di asparagi bianchi con uovo confit e spuma di asparago verde restituisce una lettura elegante della stagionalità. Più strutturata la battuta di manzo con carciofo marinato e maionese al tartufo, mentre il gambero alla plancha con cavolo cappuccio viola e salsa mandorle e aneto introduce una tensione più contemporanea. Nei primi piatti emerge la mano tecnica dello chef. Il risotto agli asparagi bianchi con bottarga e limone bruciato è probabilmente il piatto più centrato: equilibrio tra dolcezza vegetale, sapidità e acidità. Il raviolo di ricotta e porri con capesante e salsa al corallo viene completato da un burro affumicato, elemento che aggiunge profondità e una nota aromatica precisa, senza coprire la delicatezza del ripieno.

I rigatoni al ragù di faraona e cavolo nero riportano il menù su coordinate più identitarie, con una lettura contemporanea della tradizione. Nei secondi si percepisce maggiore libertà espressiva. L’asparago bianco con crumble di nocciole e salsa alla mandorla dimostra come anche un ingrediente iconico possa essere reinterpretato con eleganza.

La piovra alla plancha con finocchi e arance gioca su contrasti netti ma equilibrati. Il branzino scottato con crema di piselli e asparagi verdi racconta invece un Veneto primaverile, nitido, essenziale, dove ogni elemento ha una funzione precisa. L’entrecôte chiude con una proposta più classica, ma eseguita con rigore. Il dessert merita una riflessione a parte. Il tiramisù alla Mandorla Nardini non è una semplice variazione, ma una dichiarazione identitaria: il distillato entra nel piatto con misura, aggiungendo profondità senza invadere. La degustazione di distillati Nardini con cioccolato rappresenta invece il punto di contatto più diretto con la storia dell’azienda, un ritorno all’origine in chiave contemporanea. Ed è proprio qui che si comprende il senso del Garage Nardini. Non è un ristorante “a tema”, né un esercizio di stile. È un progetto che dimostra come un marchio storico possa evolvere mantenendo una direzione chiara.

La grappa non è più solo un rito: diventa linguaggio, ingrediente, esperienza. In un momento in cui molti format inseguono tendenze, qui si lavora su qualcosa di più solido: identità, territorio e visione. Ed è questo, oggi, il vero lusso.

Garage Nardini Osteria & Cocktail Bar
Piazzale Generale Giardino 6, Bassano del Grappa (VI) 

Cucina: bistrot gourmet veneto-contemporaneo
Executive Chef: Simone Brizzolari
Plus: utilizzo dei distillati Nardini in cucina e miscelazione
Materie prime: filiera locale con piccoli produttori del Vicentino e Padovano


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