Generazione Europea, la pizza per restare sacra e giovane non può che essere popolare. Altro che pippe gourmet!

Pubblicato in: Polemiche e punti di vista
Finale 50 Top Pizza

di Luciano Pignataro*

Peppe Cutraro si conferma per il secondo anno consecutivo primo in Europa con la sua pizzeria a Parigi (Italia esclusa), tallonato stavolta dai Fratelli Figurato a Madrid e da Ciro Salvo con il suo 50 Kalò a Londra che recupera una posizione dopo essere stato primo per ben due edizioni.
Ma non è la classifica che fa notizia, o meglio, non solo la classifica.

Il dato straordinario è che per la prima volta nella storia si sono ritrovati insieme 50 pizzaioli provenienti da 21 paesi della nostra cara vecchia Europa, una babele di lingue, quasi tutti con una radice napoletana, tutti uniti dalla passione dell’impasto e della lievitazione. In pratica un generazione di giovani pizzaioli europei entusiasti e orgogliosi di fare questo lavoro.
La pizza diventa un prodotto universale che muove economia, produce interessi cospicui, spesso è la migliore alleata dei giovani agricoltori e dei piccoli artigiani del gusto in un quadro completamente diverso da quello a cui noi “superanta” eravamo abituati. La figura del pizzaiolo silente, impegnato a eseguire un processo che spesso non sa spiegare davanti ad una telecamera è oramai al tramonto per quanto romanticismo e nostalgia possa ispirare questo nobile e antico modo do fare il mestiere.

La Next Generation è già qui, prima dei politici, prima delle istituzioni, figlia della comunicazione social che la mette alla pari con qualsiasi comunicatore. Pensiamo al bravissimo Enrico Porzio, beniamino di Tik Tok per intere generazioni, che è andato a provare e ha commentato le pizze di Cracco e di Briatore come un tempo avrebbe fatto qualsiasi giornalista. Certo, non mancano gli eccessi, a volte un po’ comici, qualche altra spiacevoli (le accuse di copiarsi) ma che sempre esprimono un ingenuo quanto irrefrenabile vitalismo gastronomico.

I gastrofighetti non amano questo fenomeno, lo snobbano perché la pizza non può mai diventare un modello da gourmet come alcune cucine. La pizza è popolare, è sacra non quando si mangia in silenzio con il cameriere che ti ripete gli ingredienti quando tu non vorresti far altro che addentarla subito.

La pizza è veramente sacra quando unisce la famiglia con i bimbi che fanno casino, quando raccoglie le comitive allegre e chiassose, quando mette insieme al primo appuntamento due persone che si attraggono ma che non hanno avuto ancora il coraggio di dirselo, oppure quando si trova divisa a metà fra giovani e vecchie coppie. Ecco quando la pizza è sacra, quando rappresenta la gioia mediterranea e latina del cibo, perché è un cibo che non si può mangiare da soli.

La serata europea al San Babila di Milano è stata la prima tappa di avvicinamento di un percorso che passa per New York (Top Usa), Napoli (Top Italia) e Bangkok (Top Asia) e che arriva dritto al Teatro di Corte di Palazzo Reale a Napoli dove il 7 settembre si svolgerà la prima finale europea. Un percorso che con 50 Top Pizza abbiamo iniziato cinque anni fa partendo dal presupposto che solo visitando in anonimato i locali si può davvero giudicare serenamente la qualità complessiva dell’offerta di una pizzeria. I fatti stanno dando ragione a questa impostazione, che guarda soprattutto alle esigenze dei clienti e dei lettori e che fa la differenza con tutto il resto.
E i primi a saperlo sono proprio i pizzaioli.

*Pubblicato sul Mattino del 15 maggio


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