
di Luca Matarazzo
Le incredibili possibilità offerte dal turismo di lusso a Linguaglossa con Villa Neri sono solo un aspetto del reale potenziale a disposizione di Salvo Neri e della sua famiglia.
L’azienda vitivinicola racconta di quel versante a nord est con vini mediamente freschi (ma non troppo), che puntano su volume e spessore anche a distanza di tempo in bottiglia. Il territorio si presta maggiormente alle versioni in bianco, per il clima sferzato dai venti marini utili ad abbassare
le temperature estive allungando i tempi per le maturazioni. Il Carricante qui si accompagna spesso al Catarratto Bianco per cercare il giusto equilibrio, accompagnato da quel timbro sapido finale. Della “creatura” metaforica, la denominazione Etna Doc portata alla ribalta delle cronache dai guru Andrea Franchetti e Marc de Grazia, che hanno immaginato anche il percorso delle diverse Contrade restano oggi 142 sottozone distribuite in 11 comuni, forse un numero eccessivo rispetto ai progetti originali anche se favorito da molti produttori che ne hanno scritto la storia. L’Etna Doc oggi è comunque un esempio positivo di gestione agronomica e di racconto.
La prima parte per via dei suoli vulcanici e delle altimetrie che favoriscono il contenimento degli eccessi di calore; la seconda per una comunicazione non invadente, forse a macchia di leopardo, ma che non ha creato false aspettative nei confronti dell’areale. Chi vuole scoprire i segreti della “Muntagna” deve venire qui, tra questi versanti scoscesi dove la lava profuma dei toni di ginestra e lavanda. “A vigna sporca la tigna” affermava il nonno di Salvo, c’è tanto di quel lavoro da fare che il sudore e la polvere sporcano la fronte. L’enologo Calogero Statella preferisce non eccedere nelle estrazioni, utilizzando in rari casi e solo per i cru i contenitori in legno. Ottima beva per il nuovo nato, il Metodo Classico “SN35” da Nerello Mascalese in purezza da 48 mesi sui lieviti, dedicato al fondatore della cantina Santo Neri.
Il capostipite Vincenzo tornò in patria dall’America, recuperando i terreni abbandonati in campagna e contribuendo a diversificare le imprese. Le generazioni successive hanno pian piano riacquistato quasi tutte le proprietà suddivise tra gli eredi nel corso di oltre un secolo, perché la famiglia viene prima di tutto. Lo spumante è appetitoso dai richiami di mela golden, ananas e composizioni di erbe officinali. Appena 1200 bottiglie, prenotate prima ancora dell’immissione in commercio. Non male per un’azienda che soltanto nel 2018 è passata dalla vendita delle uve all’imbottigliamento. Si prosegue poi con l’Etna Bianco 2020, solo acciaio a contatto per 6 mesi sulle fecce fini. Annata in chiaroscuro, ricordata per ben altre calamità, dove il caldo ha influito sull’agilità del sorso. L’Etna Bianco 2024 risulta invece tropicale e materico, decisamente gastronomico. Il più aderente alla tipologia e al territorio resta il Contrada Arrigo 2021, vendemmia perfetta da agrumi sferzanti e salsedine sul finale di bocca. Tra i rossi, stuzzicante e boschivo l’Etna Rosso 2022, un gradino più alto rispetto alle proposte del passato; troppo boisée e polveroso il Contrada Arrigo 2019 ed ancora giovane e tannico il “Borrigliona 211” del 2021, da vigne vecchie di 70 anni d’età, che merita un riassaggio futuro.
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