Igles Corelli: le prime vittime del Coronavirus? Le cucine fighette di piatti belli da fotografare ma insapori, sarà la rivincita delle trattorie

Pubblicato in: I vini da non perdere
Igles Corelli

Igles Corelli

Igles Corelli è uno degli ultimi maestri della cucina italiana di cui ha segnato il rilancio partendo dal famoso ristorante Trigabolo di Argenta: una brigata guidata da lui  con Bruno Barbieri  Marcello Leoni, Italo Bassi, Mauro Gualandi , e poi cuochi e pasticceri tra cui Marco Ghezzi, Sandro Trioschi, Pierluigi Di Diego, Vincenzo Morgia.
Da lui riceviamo e volentieri pubblichiamo

di Igles Corelli

II mio pensiero sulla ristorazione dopo il terremoto del Coronavirus parte dalla consegna di cibo a casa, inglesizzato come quasi tutto ormai, in delivery.
Sono partiti tutti all’arrembaggio, chi per pelosa solidarietà con la clientela- “ poverini non possono venire da me vado io da loro”- che nasconde il vero motivo di fare soldi in qualche modo, e lo si capisce dai prezzi esosi; chi almeno ha avuto il buon senso di dire-“ lo faccio per pagare il fitto e i costi dei dipendenti “ senza essere ipocrita, per poi venire sbilanciato dallo Stato, che gli ha dato la possibilità di fare cassa integrazione in deroga.
Ma bisogna dire che l’idea pur nascendo dalla disperazione è buona e probabilmente in futuro avrà successo, a patto di calibrare bene food-cost, organizzazione del lavoro e uso di attrezzature adeguate, che appunto servono a ridurre i costi finali del piatto.

Detto ciò credo che molti ragazzotti sotto i trenta anni e anche sotto i venticinque che hanno aperto ristoranti finti stellati, gourmet nell’arredo complessivo e insapore nei piatti, con formidabile ego dopo qualche spesso piccola esperienza da blasonati si troveranno a mal partito e dovranno rinunciare ai piatti fighi da social, ai like, alle foto patinate dei fotografi superfood, insomma a tutto quel mondo che si dovrà dare una bella regolata.

Se andranno veloci e sapranno riciclarsi con qualche nuova/vecchia idea si salveranno, altrimenti ciao ciao e torneranno a fare, forse, i capi partita, probabilmente all’estero e nemmeno subito. I genitori e i nonni, che avevano messo i quattro soldi per partire, si leccheranno le ferite e passeranno il tempo a saldare il conto con la banca di riferimento.

Il futuro? Penso che un terzo chiuderanno, andranno forte le VERE trattorie con cibo buono e goloso, ci vorrà della musica di contorno, forse anche un po’ di teatro perchè la gente avrà tanta voglia di stare insieme, QUANDO SI POTRÀ e ci vorrà tempo, di empatia, di comunicare, di toccare anche fisicamente l’amico e la compagnia.

I grandi rimarranno grandi se anche essi faranno un minimo, qualcuno anche di più, di bagno di umiltà, in cucina ma anche umanamente.

Da un dramma, da una guerra, il mondo è’ sempre riuscito a ripartire. Nel nostro mondo sarà più difficile questa volta, perché certe bolle speculative, tipo le incessanti aperture/ chiusure dei locali milanesi ad esempio, già erano di loro a un punto limite. Ce la faremo, ma lasceremo in strada parecchia gente. E’ il mondo, purtroppo!

Mi fa piacere leggere gli stessi concetti che ho espresso subito all’inizio di questa crisi terribile


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