Il Medioevo a tavola nel carcere di Salerno. Quando il riscatto passa per la cucina.

Pubblicato in: La stanza di Carmen

Di Carmen Autuori

Che il riscatto sociale per chi è privato della libertà passi (anche) per la cucina è un dato di fatto: lo dimostrano le tante iniziative che da più di un decennio vengono promosse da volontari, strutture ristorative, pizzerie, chef anche stellati.

Nel caso in cui la struttura penitenziaria, come la casa circondariale di Salerno, è anche sede di un Istituto Alberghiero si aprono nuovi scenari che guardano ad una formazione completa, e soprattutto certificata, utile per il reinserimento – spesso anche per il primo inserimento – nel mondo del lavoro, unico mezzo valido per combattere la recidiva.

Così, grazie alla profonda sinergia tra l’amministrazione penitenziaria ed il corpo docente dell’Istituto Alberghiero Roberto Virtuoso di Salerno, nasce il progetto “Banchetto Medioevale” il cui scopo è quello di promuovere l’amore per la storia di un periodo caratterizzato da luci ed ombre, partendo dal cibo.

Coordinate da Lia Trimarchi, docente di materie letterarie e ideatrice del progetto, e dalla dirigente Ornella Pellegrino, le sedici alunne della classe III sezione C femminile del Virtuoso si sono cimentate oltre che nella preparazione delle numerose portate, anche nell’allestimento dell’elegante mise en place, realizzata con i materiali in uso in epoca medioevale, ingentiliti dal centrotavola, un vasetto di primule a simboleggiare la primavera e la rinascita.

Durante il banchetto le alunne hanno intrattenuto ospiti con la narrazione storica delle ricette da loro realizzate e con la lettura dei versi che inneggiano all’amore tratti dai sonetti più famosi del Dolce Stil Novo, perché il banchetto è anche luogo di unione e di amore, dove non esistono barriere (né sbarre).

“La scuola ci allontana dalle nostre tragedie personali e familiari – racconta Laura, una delle detenute -, oltre che ci permette d’imparare tante cose che sono legate al mondo della cucina. Io, ad esempio, ho imparato a leggere le etichette dei vini. Credo che, una volta terminata la mia detenzione, mi iscriverò ad un corso per sommelier perché quello del vino è un mondo che mi affascina”.

Il futuro di Monica, invece, è l’universo pasticceria. Figlia di pasticcieri, attraverso la realizzazione dei dolci, riesce a superare la lontananza dai suoi affetti e a far sì che il tempo trascorso dietro le sbarre abbia uno scopo che è quello della formazione professionale che le permetterà, una volta fuori, di rientrare nell’attività di famiglia arricchita da un bagaglio di conoscenze utile anche per l’attività stessa.

“Funzione rieducativa della pena è anche capitalizzare il tempo della detenzione che non può essere un contenitore vuoto – tiene a precisare Rita Romano, direttore della Casa Circondariale Antonio Caputo -. È necessario, attraverso la formazione, creare delle competenze utili per un futuro inserimento lavorativo, e la presenza della sezione distaccata dell’istituto alberghiero Roberto Virtuoso che si avvale di un validissimo team di docenti è un grande valore aggiunto per questa struttura. L’evento “Banchetto Medioevale” è solo la prima tappa di un percorso che abbiamo programmato con la dirigente Ornella Pellegrino. Il prossimo 8 marzo in occasione della Giornata della Donna ospiteremo il programma Unomattina, in onda su Rai 1, per una lezione di trucco e parrucco, perché anche in carcere si è donna sempre. In tale occasione le detenute saranno impegnate nella preparazione della prima colazione con prodotti da forno preparati nella cucina della scuola. Ad affiancarci, oltre al corpo docente, ci sarà Paky Memoli, assessore alle pari opportunità e vicesindaco del comune di Salerno con Milly Marino, ed il presidente dell’Associazione di Soccorso Humanitas Roberto Schiavone.  Mentre a maggio, in occasione dell’esposizione all’interno della nostra struttura dell’arazzo di Raffaello Anania e Saphira, è in programma il Pranzo Rinascimentale. Tutte occasioni che tendono a rendere più ‘lieve’ il soggiorno dei detenuti”.

Partendo dal De Re Coquinaria di Apicio, le detenute hanno strutturato il banchetto in quattro momenti o Servizi che, nella loro composizione, risentono dei principi della Scuola Medica Salernitana.

Il Primo Servizio, gli antipasti, formato da uno spiedino di frutta fresca, un formaggio fresco, uova alla monachina e frittelle di salvia.

A seguire il Secondo Servizio che ha previsto la Sumata de porcho, verdura in brodo arricchita da polpettine e carne di maiale, i Macaroni al caso, antenati della Cacio e Pepe, il brasato di vitello ed il maiale arrosto.

Il Terzo Servizio è stato una sorta di pre-dessert composto da frittelle di mela e cannella, Biancomangiare torta di erbette in agrodolce, e frittelle di patate.

Infine il Quarto Servizio, il dessert vero e proprio, dove protagonista è stata la Torta Blanca, probabile antenata della celebre Ricotta e Pera, contornata da cantucci alle mandorle e dolcetti di marzapane in onore alle contaminazioni arabe nella cucina medioevale.

Non è mancato il digestivo, l’Ippocrasso, vino leggermente speziato il cui inventore pare sia stato Ippocrate in persona, usato come terapia utile per la digestione e la depurazione del corpo.


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