Kalimera, il biancolella di Pasquale Cenatiempo a Ischia

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Pasquale Cenatiempo e Federica

Per capire l’anima del vino campano bisogna conoscere i vigneti di Ischia perché è qui che tutto è cominciato grazie ai coloni greci. E’ da qui che qualsiasi appassionato deve partire per poi passare a tutti gli altri territori. Terra di confine mi spiegava Corrado D’Ambra all’inizio degli anni ’90 durante una visita ai Frassitelli, fra eubei ed etruschi. Questo passato vive, respira, basta andare oltre il traffico e il turismo di massa, ed è alla base del carattere dei suoi abitanti.
Il Kalimera di Pasquale Cenatiempo, ottenuto da uve biancolella in purezza è una delle chiavi giuste per capire come l’Isola Verde, nonostante i casini degli ultimi decenni, mantenga un rigore profondo, contadino, terragno. Sarà un caso che il piatto nazionale resta il coniglio all’ischitana e non una ricetta di mare? Isola di contadini più che di marinai e pescatori, un’isola abitata da montanari poco chiacchieroni e molto misurati.
Ma perché il Kalimera? Beh, in primo luogo perché lo scorso mese ha ottenuto, e non è la prima volta, un importante riconoscimento internazionale da Decanter che lo colloca tra i vini iconici italiani, l’annata 2023 per la precisione, a conferma della mia passione per i bianchi invecchiati. Ed è proprio il tempo che riesce a regalare valore ai vini campani grazie alla evoluzione dei profumi, alla spinta energica e vitalistica del suolo vulcanico, alla loro eterna giovinezza e che li mette al pari dei più grandi bianchi del mondo. Il Biancolella è uno di quei vini che si presta all’invecchiamento, lo prova il Kalimera, ma anche il mitico Tenuta Frassitelli di D’Ambra con il quale sono state fatte verticali (ossia degustazioni di più annate della stessa etichetta) che ci hanno portato molto indietro nel tempo.

La piccola azienda gestita da Pasquale e dalla moglie Federica Predoni è una bella e solida realtà fondata nella prima metà del secolo scorso con l’intento «di esprimere la natura vulcanica e marinara della terra ischitana». Il Kalimera, nome derivato dal greco antico – dall’evocativo doppio significato di «buongiorno» e «luogo bello» – con il quale veniva definito l’areale d’alta collina alle falde della vetta ischitana, il Monte Epomeo, è un vino della tipologia Ischia Doc Biancolella, un Biancolella in purezza allevato in terreni vulcanici oltre i 400 metri di altezza sul livello del mare, sui versanti a sud-est e sud-ovest dell’isola. La vendemmia avviene a fine ottobre, e l’affinamento in bottiglia non è inferiore a due mesi. “Si tratta di un vino identitario – spiegava Pasquale Cenatiempo nel 2019 quando ci fu il primo dei riconoscimenti – che stava ottenendo nell’ultimo periodo apprezzamenti in continua crescita. Ecco perché questo straordinario arriva nel momento in cui abbiamo deciso di misurarci con altre realtà internazionali, con l’auspicio di entrare in nuovi mercati”.

I vini di Cenatiempo mi sono sempre piaciuti perché lanciano sempre un messaggio di verità, si distinguono e si ricordano bene in testa. Come il Kalimera, appunto. Un bianco in perfetta forma anche, e soprattutto, dopo qualche anno, nato nel comune di Serrara Fontana, sul versante meridionale del monte Epomeo. Una vendemmia tardiva, con lavorazione classica in cemento e successivo affinamento in bottiglia. A distanza di tre anni il vino si presenza con una incredibile energia vitale al palato, quasi scorbutico, con note verdi, di miele e di frutta che si alternano in continuazione. La bocca è sapida, amara, nessuna concessione piaciona verso i toni dolci: è un bicchiere che o si ama o si manda indietro. Dipende se ne capisci o meno. Non è un vino per tutti, ma neanche di nicchia, se ne producono circa 12mila bottiglie ed il risultato è straordinario grazie al connubio fra l’enologo Angelo Valentino e Pasquale che hanno in comune forti convinzioni e poca passione per le chiacchiere

Pasquale e Federica Cenatiempo dal 1993 curano circa sei ettari distribuiti in cinque comuni a Ischia, Forio, Lacco Ameno, Serrara e Barano. L’impostazione dell’azienda è centrata sul rispetto dell’ambiente, in conversione biologica e con pratiche biodinamiche quando occorre e quando è possibile ma senza alcuno sbandieramento ideologico. L’idea è fare vino con il minor intervento possibile tra i vigneti e in cantina. L’obiettivo è l’autenticità, l’unico elemento che può fronteggiare con efficacia la tempesta mediatica e commerciale che questo mondo si trova ad affrontare negli ultimi anni.

Per chi non lo sapesse, dobbiamo ricordare che Ischia vanta una lunga tradizione vitivinicola: non a caso ha ottenuto la sua prima DOC nel 1966, appena tre anni dopo l’introduzione del sistema di classificazione in Italia. Tale DOC iniziale si basava su uvaggi, pratica all’epoca diffusa sull’isola; le DOC per i vini monovarietali sono state istituite successivamente, nel 1993, l’anno in cui la regione ha opportunamente, e dobbiamo aggiungere sapientemente, riorganizzato tutto il sistema del vino campana che da allora è rimasto sostanzialmente inalterato.
Come abbinare il Kalimera? Come vi pare!

 


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