Costermano sul Garda (VR) – Via Monte Baldo 28
Telefono 045 6200766
Chiusura: martedì e mercoledì, d’estate solo martedì.
Prezzo Medio
Menu degustazione 120€, 160€, alla carta 120€

di Valentina Ruzza
Ci sono luoghi che appartengono alla geografia.
E poi esistono luoghi che appartengono alla memoria emotiva delle persone. La Casa degli Spiriti è uno di questi. Arroccata sulle alture che dominano il Lago di Garda, immersa in una dimensione quasi irreale dove il silenzio sembra avere un peso specifico diverso, La Casa degli Spiriti non è soltanto un ristorante gastronomico: è una dichiarazione d’amore lunga trent’anni verso l’ospitalità, la famiglia e la capacità tutta italiana di trasformare un luogo in esperienza. Qui il lusso non viene ostentato. Viene respirato. Nella luce che entra morbida in sala al tramonto. Nel ritmo elegante ma mai rigido del servizio. Nel dettaglio apparentemente invisibile che però modifica completamente la percezione dell’ospite. Nella sensazione, rarissima oggi, di essere accolti davvero. Per comprendere l’identità profonda della Casa degli Spiriti bisogna tornare al 1996, quando Federico Chignola e Sara decisero di abbandonare carriere già costruite per inseguire qualcosa che non aveva alcuna garanzia di esistere. Lei studiava Scienze Politiche a Bologna e aveva già vinto un concorso per Roma. Lui lavorava come marketing manager in IBM. Nessuna tradizione ristorativa alle spalle, nessun percorso familiare già scritto. Poi l’incontro con questo rudere dimenticato da decenni, che tutti chiamavano “La Casa degli Spiriti”. E lì accade qualcosa che appartiene più all’intuizione che alla razionalità. Non vedono un edificio abbandonato. Vedono una casa. Una casa dove l’accoglienza non fosse un protocollo, ma un gesto autentico. Dove il cliente non venisse percepito come coperto, ma come ospite.
Dove il ristorante potesse diventare rifugio emotivo prima ancora che destinazione gastronomica. A trent’anni di distanza, la forza di quella visione è rimasta intatta.
Anzi, oggi appare ancora più contemporanea. Perché mentre gran parte dell’alta ristorazione rincorre spesso linguaggi autoreferenziali, La Casa degli Spiriti continua a custodire qualcosa di molto più difficile da costruire: l’equilibrio perfetto tra eleganza, calore umano e profondità gastronomica.
Ed è proprio questo equilibrio che la nuova generazione della famiglia Chignola sta portando avanti con straordinaria maturità. In cucina c’è Filippo Chignola, executive chef giovanissimo ma già segnato da esperienze che lasciano un’impronta importante nel percorso di un cuoco: Hiša Franko con Ana Roš e Villa Crespi accanto a Antonino Cannavacciuolo. Ma la cosa più interessante è che Filippo non utilizza queste esperienze come trofei narrativi.
Le assorbe. Le interiorizza. Le rende linguaggio personale. La sua è una cucina che non urla mai. E proprio per questo arriva più in profondità. Il percorso degustazione “Allo Specchio” è la rappresentazione più nitida di questa filosofia.
Non una semplice successione di portate, ma un racconto gastronomico costruito come un diario di viaggio emotivo. Ogni piatto è un frammento di memoria, un incontro, una suggestione trasformata in materia. “Yin & Yang”, “Sri Lanka Flavour”, “Wild Tea”, “Paparèle e Fegadini”, “Se son rose fioriranno…”: già la nomenclatura tradisce la volontà di andare oltre la tecnica per entrare nella sfera evocativa. Eppure, dietro questa componente poetica, esiste una cucina estremamente precisa. Il “Cannellone degli Spiriti” è probabilmente il piatto che più sintetizza l’identità della casa. Una lasagna allo zafferano con stracotto d’asino, Monte Veronese e succo di vitello che riesce nell’impresa più difficile: essere profondamente gastronomica senza perdere immediatezza emotiva. Un piatto che avvolge, consola e resta impresso.
Il “Tortello in brodo non in brodo” lavora invece sulla sottrazione e sulla concentrazione del gusto, mentre gli “Gnocchetti mari e monti” costruiscono un dialogo sorprendentemente elegante tra frutti di mare, aglio orsino, erbe e mandorle. Straordinario anche il lavoro sugli antipasti, dove emerge con forza la maturità tecnica della cucina. “Uova e asparagi” diventa un esercizio di equilibrio raffinato tra chawanmushi, asparagi bianchi di Rivoli, zabaione salato e tartufo nero del Monte Baldo. “Laguna Orientale” attraversa Veneto e suggestioni asiatiche senza mai risultare forzato, mentre “Limone del Garda, mimolette e scampo” gioca su acidità, sapidità e tensione aromatica con grande pulizia esecutiva. Nei secondi piatti il territorio gardesano continua a riaffiorare continuamente, ma senza alcun approccio didascalico. “Baccalà… patata, patata, patata” lavora magistralmente sulle texture e sulla memoria popolare del gusto italiano.
“Ricordo di una grigliata” è invece uno dei piatti più intelligenti del percorso: costina di manzo, salsa bernese al dragoncello e BBQ di frutta diventano un esercizio di cucina contemporanea sulla memoria ancestrale della brace. E poi arrivano i dessert, mai relegati a semplice chiusura tecnica ma integrati nel racconto complessivo del menu. “ Se son rose fioriranno…” possiede una delicatezza quasi narrativa: torta di rose sfogliata e zabaione che evocano ricordi familiari, domeniche italiane, pasticceria identitaria.
“L’Oro del Garda”, con cioccolato fondente, ganache bianca e gelato all’olio EVO del Garda, trasforma invece il simbolo assoluto del territorio in una costruzione elegante, sensuale, contemporanea.
A completare l’esperienza c’è il lavoro straordinario sulla cantina firmato da Lorenzo Chignola, sommelier AIS e bartender mixology. Oltre mille referenze costruiscono una carta vini che non vuole impressionare per monumentalità, ma raccontare territori, produttori e visioni.
Una selezione che ha già attirato l’attenzione internazionale con riconoscimenti da parte di Wine Spectator. Eppure, nonostante il livello gastronomico, la profondità tecnica e la straordinaria posizione panoramica, ciò che colpisce davvero della Casa degli Spiriti resta l’umanità.
La presenza costante di figure storiche come Michele Scola e Arturo Leone — accanto alla famiglia da quasi trent’anni — racconta infatti qualcosa che oggi vale più di qualsiasi riconoscimento: la continuità. Perché La Casa degli Spiriti non è stata costruita per inseguire il consenso rapido. È stata costruita per durare. E forse è proprio questo che si percepisce uscendo da qui. La sensazione rara di aver vissuto non soltanto una grande esperienza gastronomica, ma un pezzo autentico della storia, dell’anima e della sensibilità di una famiglia italiana.
La Casa degli Spiriti
Via Monte Baldo, 28 – Castion di Costermano (VR)
+39 045 6200766
www.casadeglispiriti.it
Oltre 1.000 referenze in cantina
Chef: Filippo Chignola
Sommelier & Beverage Manager: Lorenzo Chignola
Cucina gourmet contemporanea e osteria territoriale
Vista panoramica sul Lago di Garda
Fondato nel 1996 – 30 anni di attività
Nel cuore delle colline gardesane, sospesa tra cielo e lago con una delle viste più suggestive del Veneto, La Casa degli Spiriti è da trent’anni un punto di riferimento dell’ospitalità gastronomica italiana. Fondata l’8 giugno 1996 da Federico e Sara Chignola, nasce dal recupero di un antico rudere abbandonato, trasformato nel tempo in una destinazione iconica dove eleganza, accoglienza e cucina convivono in perfetto equilibrio.
Scheda del 14 aprile 2026
La Casa degli Spiriti a Costermano sul Garda e la cucina di Filippo Chignola
Federico Chignola ha lavorato per anni alla Ibm con base a Milano, scendendo con l’auto dal suo paese di origine ha iniziato ad avere la fissa per questo vecchio casale costruito su una curva lungo la strada che ricade nelle competenze amministrative di ben tre comuni. Non si sa se sia stato più facile ristrutturale le mura o affrontare l’iter amministrativo per passare dal bagno alla cucina via sala da pranzo, quello che è certo è che insieme alla moglie Sara ha trovato un modo migliore per risolvere il trauma della modernità passando dall’informatica alla tradizione gastronomica di quest’area premontana dove si gode il Garda, transito dalla civiltà della piana a quella della montagna.
Federico è un costruttore di progetti di vita, questa Casa degli Spiriti ha l’Osteria Spiritino all’ingresso dove si propongono piatti della tradizione e una sala dove il figlio Filippo, a bottega da Ana Ros e a Villa Crespi da Cannavacciuolo , ha creato una proposta che tiene conto delle materie prime di qualità, tecniche moderne di cucina e ricordi. Va sottolineata la sia passione per i lievitati, nata dalla frequentazione con Andrea Tortora, uno dei maestri del momento in quetso campo. Tutto nella struttura è curato nei dettagli, molto accogliente e con il cuore curato dall’altro figlio, Lorenzo, ossia la cantina con circa 1500 etichette. Si può mangiare alla carta oppure due percorsi da 6 e 9 portate (120 e 160 euro).
La cucina è aggiornata, colta, toni acidi rinfrescanti e gusto centrato delle materie prime che si esprime con salse leggere e brodi non salati. Tecniche di cottura di buona scuola senza esasperazioni con il rispetto della materia prima. Ci sono piaciuti il risotto e il cinghiale, goloso. La parte dolce è tale senza mediazioni o concessioni contemporanee: si tratta di esecuzioni classiche, appaganti, molto ben eseguite che chiudono il pranzo con soddisfazione. L’augurio è che vista la giovane età di Filippo, non perda la curiosità di girare e di aggiornarsi, condizione indispensabile per restare sul pezzo nel mondo della gastronomia contemporanea.
La struttura di presta a banche e matrimoni per la purezza del paesaggio e la posizione di accesso al Lago di Garda senza però la soffocante confusione turistica che assedia questo specchio d’acqua gran. parte dell’anno.
Lo trovate percorrendo la strada che porta dall’uscita Affi dell’autostrada del Brennero, lì dove Leonardo Romanelli parcheggia l’auto nel posto a lui sovranamente riservato, verso, appunto, il lago.
Una sosta piacevole, nella quale il valore aggiunto è il valore della famiglia quando è unita sul lavoro. E’ questa la marcia in più che nessun restaurant manager potrà mai eguagliare.
Ps: a seguire, il pezzo di Giulia Gavagnin sulla Verità.
di Giulia Gavagnin
Si parla troppo di tecnica in cucina, di innovazione che deve andare a braccetto con la tradizione (o forse anche no, chissà) senza fare i conti con la noia che attanaglia ormai il grosso della clientela. Si parla meno di “accoglienza” quando questa è il vero antidoto alla noia. La Casa degli Spiriti è un indirizzo sicuro del Garda veronese, di storia trentennale, ma non smette di impressionare per il garbo dei padroni di casa, Federico e Sara Chignola, che dispongono in abbondanza di empatia, merce rara oggidì. E’ un luogo che, peraltro, vive di una magia ambientale propria, grazie a una vista sublime sulla sponda est gardesana, con uliveti e limoni sullo sfondo blu del lago, che da sola vale il viaggio. Negli anni la famiglia s’è fatta completa, con i figli Lorenzo e Filippo rispettivamente addetti alla cantina e ai fuochi. La carta dei vini profonda e recentemente rinnovata con le illustrazioni dell’artista TeoKayKay accompagna i piatti della Casa, tra i quali spicca il cannellone allo zafferano, stracotto d’asino e formaggio Monte Veronese, di trentennale carriera, e i piatti recenti di Lorenzo, che ha affinato gusti esotici mai in contrasto col territorio.
Tra questi, l’anguilla gardesana con “teriyaki” di barbabietola e melissa; riso e tinca “in primavera”, con salsa verde piselli e asparagi, faraona ripiena laccata alla marmellata di nespole e il sorprendente “wild tea”, guancia di vitello al tè lapsang. Per concludere, ganache al cioccolato con gelato all’olio del Garda.
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