La filosofia della Dop economy – Mauro Rosati

Pubblicato in: I libri da mangiare

di Alfonso Sarno

«L’uomo è ciò che mangia»: l’aforisma del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach e citato da Umberto Galimberti nella prefazione, fa da fulminante incipit a “La filosofia della Dop economy. Come il cibo di qualità può generare cultura, comunità e futuro” corposo saggio scritto da Mauro Rosati. e pubblicato da Treccani Libri. Una storica casa editrice, un autore talentuoso dal prestigioso curriculum – direttore della Fondazione Qualivita e di Origin Italia, associazione che riunisce i Consorzi di tutela italiani delle Indicazioni Geografiche, giornalista ed esperto di politiche agroalimentari e tanto altro ancora – ed un prefatore che, grazie alla sua ricca esperienza di filosofo e psicanalista, è riuscito a cogliere l’essenza stessa del pensiero di Rosati che , come scrive nel suo sito web, ha analizzato «…il concetto di Dop Economy, espressione di un “Rinascimento agroalimentare italiano”, in cui i prodotti legati all’origine non sono più solo beni da consumare, ma diventano economia, cultura, identità, comunità, istituzioni e democrazia. Ho voluto raccontare questo percorso in un “libro pop”, con un linguaggio accessibile e non tecnico: un intreccio di esperienze, pensieri, domande e sfide future che ho chiamato filosofia della Dop economy». Un progetto d’ampio respiro costruito con la pazienza di un esperto architetto che conquista il lettore facendogli vivere la fascinosa avventura dell’alimentazione italiana da lui esposta in densi capitoli in cui analizza i sei fondamenta concettuali prima citati che, intrecciati tra loro, definiscono valori e principi della Dop economy.

Punto forte del saggio è la descrizione di Mauro Rosati sul ruolo centrale rivestito dalle 20 Regioni Italiane nella gara per valorizzare le diverse filiere agroalimentari e che – scrive facendo sua la tesi del sociologo Aldo Bonomi – «nasce da un patrimonio costruito in secoli di lavoro di cultura materiale. Un patrimonio molto diverso da regione a regione, ma che trova nel sistema delle Indicazioni Geografiche il suo argine ed al tempo stesso il suo trampolino di lancio globale». Punto focale, questo, per il manager culturale e scrittore per affrontare la sfida della governance territoriale, dando risalto all’attività dei Consorzi di tutela che non devono operare come frigidi organismi di certificazione burocratica ma porsi come fattivi, ambiziosi interlocutori in grado di dialogare con i mercati internazionali, difendere i produttori italiani dalle contraffazioni e garantire eccellenti livelli qualitativi. Analisi lucida, espressa da un protagonista del mondo agroalimentare che è consapevole come la salvaguardia delle tipicità per lungo tempo sacrificate sull’altare del cibo fast food non rappresenti un freno, ma la leva motrice per l’innovazione dell’intera filiera. Ma non basta. Il saggio affronta, inoltre, l’importante ruolo della sostenibilità e dell’annoso rapporto tra tradizione e tecnologia affermando che la Dop economy non deve essere assolutamente considerata qualcosa di lontano, superato ma un metodo supportato da una infrostruttura digitale e normativa rigorosa, capace di garantire tracciabilità, trasparenza ed efficace difesa contro ogni forma di contraffazione ed omologazione. In quest’ottica le aree rurali ed i territori non sono più luoghi dimenticati ma veri e propri laboratori di futuro soprattutto per le nuove generazioni, offrendo loro possibilità di una stabile occupazione e coesione sociale. In quest’ottica il lavoro di Mauro Rosati si pone come medium per comprendere le nuove e vere leve dello sviluppo economico e civile dell’Italia restituendo, infine, al cibo il suo significato più autentico cioè non una merce anonima da scegliere distrattamente nei banchi del supermercato ma espressione millenarie della fecondità della terra e del faticoso  lavoro  di uomini e donne.


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