di Talia Mottola
A bordo di una Panda bianca prima serie a noleggio decido di girarmi l’isola alla ricerca del coniglio all’Ischitana. Non mi sono accontentata sappiatelo, ho girato in lungo e largo. Sono approdata con la voglia di perseverare nell’obiettivo, peccato poi che le strade, panoramicissime, mi hanno portato anche altrove, e per fortuna.
Una settimana ad Ischia: un’isola potente che sa di terra più che di mare, di contadini, di vino e pane, di pomodori che sulle bruschette ritrovo conditi alla puttanesca, trovo qui la gente con la concretezza nelle mani e nella mentalità, Ischia è un’isola che parla chiaro.
Primo giorno, bagno in acqua termale e aperitivo sulla terrazza dell’Hotel Villa Cecilia dove alloggio. Ora non tutti sanno che sono conosciuta ai tanti come “La Janara” , affettuosamente definita così da persone care e a cui giuro, anche per la loro incolumità, voglio davvero bene. Sapete una cosa? Il rooftop per l’aperitivo si chiama “Janara’s Bar” , è il destino che mi ci ha chiamato.
L’aperitivo mi fa subito comprendere cosa la cucina ischitana vuole comunicarmi: sapori terreni e profumo di pane.
Ho preso “Polpette parmigiana” fritte impstate con pane cafone e parmigiana e “Bruschetta alla puttanesca”, accompagno tutto con un Forastera, ed è lì che mi è partito l’amore a prima vista, anzi a primo gusto verso questo primo vitigno autoctono con cui vengo a contatto. La cucina è curata da Giovanni Ungaro Di Scala figlio della titolare dell’Hotel. Ricordatevelo questo nome, ritornerà alla fine di questo mio viaggio.
Le spiagge mi convincono poco con il caldo, ci resto un paio d’ore al massimo, per il resto provo a girare l’Isola perchè sento che distendendomi al sole per così tanto tempo mi perdo qualcosa che vale invece davvero la pena vivere. Raggiungo in barca da Ischia Ponte dove alloggio la spiaggia di Cartaromana tra il Castello Aragonese e gli scogli di Sant’Anna, dove affiorano sorgenti termali calde che permettono di fare il bagno in acqua temperata tutto l’anno.
Cartaromana è una Spa a cielo aperto, non solo per le acque, ma anche per la possibilità di fare delle maschere di bellezza, strofinando tra loro due pietre per ricavare piccole dosi di fango termale. Ci passo le ore a strofinare le pietre, mezz’ora di maschera mentre guardo che difronte a me arriva una barchetta che trasporta cassette piene di verdure: è il trasporto speciale via mare che approvvigiona il ristorantino “Da Maria” .
Ora, dato che il nome Maria mi ricorda la Madonna, sarà che ogni volta che un posto abbia portato il suo nome mi ha dato sempre soddisfazione e fiducia, io lo scelgo a occhi chiusi per uno spaghetto al volo. Vino bianco con percoca per la sete, per iniziare sautè di cozze e poi opto per un classico del posto “Spaghetti del saraceno” aglio, olio, pomodorini, peperoncino, prezzemolo, uva passa, pinoli, capperi. Ora ditemi voi se non è nella semplicità che trovate la gioia?! Io si.
E il coniglio?! Siate fiduciosi, arriverà. Prima tappa da segnalare, Cartaromana, maschere di bellezza e “Da Maria” dove segnalo anche la Linguina alla Don Ciro con gamberoni, vino bianco, melanzane fritte, pomodoro, prezzemolo, aglio, olio, peperoncino.
Continuiamo il nostro tour sull’isola.
Qui oltre al coniglio è un’altra la specialità, che a dire il vero non vanta molti anni di storia ma si è saputa comunque molto difendere nell’ambito street food, è la “Zingara”!
La zingara ischitana è il famoso crostone di pane cafone abbrustolito, farcito con fior di latte, prosciutto crudo, pomodoro, insalata e maionese, nato a Ischia negli anni ’70.
Non sono stata io a cercarla, io volevo il coniglio, è stata lei a trovare me, in una versione che è stata per me la migliore nella pizzeria napoletana Da Antonino, a Ischia Ponte nella zona della Mandra. La Zingara la trovi ovunque, non andate via senza averla provata!
Ma il coniglio? Ok ci siamo, giuro! Primo posto che consiglio per un buon coniglio è “La sosta di Bacco” un home restaurant a conduzione familiare a Campagnano, e che ha più posti a sedere in estate all’aperto, che in inverno al chiuso.
La famiglia che lo porta avanti produce anche un ottimo vino. Immerso nel verde dei vigneti e degli oliveti, il locale offre un’atmosfera rustica, romantica e bucolica, caratterizzata da una vista panoramica che spazia fino al Castello Aragonese e all’isola di Capri. Io ci arrivo di sera a cena, ma prima di arrivarci prenoto via whatsapp e chi mi risponde chiede: “ Vuole il coniglio?”. Questa cosa mi è piaciuta tantissimo.
Qui alla Sosta di Bacco il cibo non si spreca, è fresco, si cucina al momento e per pochi. Oltre al coniglio assaggio la carne locale, con contorno di verdure di produzione propria e patate fritte anche quelle locali.
Un consiglio: quando mi hanno parlato di questo posto mi hanno raccomandato di provare la parmigiana. L’ho fatto, l’ho ordinata, mi ha lasciato senza parole.
Dolci della casa buoni, ma sopratutto l’ambiente e la cortesia del personale. Va bene tutto, vietato andar via da Ischia senza esser passati da qui, specie se si alloggia a Ischia Ponte: la Sosta di Bacco si trova a pochi minuti di auto ma sopratutto si sta benissimo per l’aria fresca.
Sant’Angelo di Ischia me lo hanno consigliato perchè è uno dei borghi più belli dell’isola, ideale per un aperitivo o un gelato. Bene signori io a Sant’angelo quella sera con il pandino e i miei due compagni di viaggio non ci sono mai arrivata. Ho il bellissimo vizio di guardare troppo fuori dal finestrino e quello che ho visto lungo il tragitto è stato inevitabile che attirasse la mia attenzione. Immaginate un casolare, in tufo, che pare sospeso nell’aria, e sotto di esso una vigna, e difronte il mare di notte bagnato dalla luna. Parcheggiamo, ci troviamo a Serrara Fontana, nella parte sud-occidentale dell’Isola d’Ischia. Il ristorante sorge in una posizione panoramica straordinaria, parzialmente scolpito all’interno di una roccia di tufo verde e affacciato direttamente sulla costa, offrendo una vista spettacolare sul borgo di Sant’Angelo e sul mare, in particolare all’ora del tramonto: questo è Arka Nomad Restaurant. Il personale giovane, attento, professionale ci accontenta anche fuori orario limite per l’aperitivo.
Un posto davvero magico, che ti sospende nell’aria e dove davvero ho bevuto uno dei migliori Martini Dry della mia vita fino ad ora. Vale la pena scoprirlo ragazzi, per la cucina che già dall’aperitivo sembra davvero promettere bene- ho provato le bruschette con baccalà mantecato e alici di cantabrico e burro- ma anche per l’atmosfera davvero ineguagliabile. E lo staff, attentissimo.
E se decido per un tuffo e via dopo aver fatto duecentocinquanta gradini a scendere e a salire con un panorama che ti toglie il respiro, non c’è dubbio alcuno: queste sono le caratteristiche che una sola spiaggia ischitana può avere, la baia del Sorgeto. Un parco termale naturale a cielo aperto e completamente gratuito, situato nella località di Panza, nel comune di Forio con baretto e solarium La Sorgente, il cui punto a favore è il sorriso di chi lo gestisce. Dopo il bagno risalgo, e da lontano guardo un intero porticato pieno di pomodorini appesi al soffitto, mi avvicino e mi trovo in un posto dove alla cucina buona del territorio viene affiancato un punto vendita molto particolare, sembra di stare in una piazzetta con tanto di mercato rionale.
Fichi messi ad essiccare, olio, conserve, legumi, origano, miele, siamo nell’Azienda Agricola Ruffano, ed è qui che mi fermo a pranzo. Una cucina carnale e terrena, contadina, rigatoni con ragù di macinato e melanzane, un bruschettone con zucchine e uovo sbattuto e il coniglio che qui davvero reputo eccellente.
Nicola Impagliazzo rappresenta la colonna portante della struttura: è cresciuto tra queste vigne lavorando la terra fin da bambino e nel 2006 ha fondato ufficialmente l’azienda agricola moderna, ristrutturando le antiche cantine di famiglia. Oggi è proprio lui ad accogliere gli ospiti alla Cantina Punto Chiarito per guidarli nei tour di degustazione.
La gestione di tutta la proprietà che include l’azienda agricola e il rinomato Punta Chiarito Resort è interamente a conduzione familiare. Insieme a Nicola, infatti, lavorano i suoi figli, tra cui Luigi e Teresa, che si occupano quotidianamente dell’accoglienza degli ospiti, della ristorazione e della cura della tenuta.
Per me Ischia è stata soprattutto qui, da Ruffano. Qui ho avuto la conferma di trovarmi difronte ad un’isola selvaggia, vera, terrena. Ma ritorniamo a Giovanni dell’Hotel Villa Cecilia che vi ho presentato all’inizio. Dopo quelle polpette parmigiana, poco prima di partire gli faccio la fatidica richiesta, “Giovà, mi vuoi dare la ricetta del coniglio?”.
La trovate qui sotto:
Coniglio 900 gr
1 testa d’aglio
Timo (tanto)
Rosmarino
Piperna q.b.
Prezzemolo
Peperoncino
Pomodorini
Vino bianco per sfumare
Concentrato pomodoro
Tempo 2-3 ore
Fare soffriggere il coniglio ( quasi friggere, dice Giovanni, procedura che definisce con la parola “laccare”) poi aggiungere testa d’aglio intera, continuare a soffriggere aggiungendo concentrato, poi sfumare con vino a cui precedentemente abbiamo aggiunto le erbe facendolo cuocere e alla fine aggiungere pomodorini.
L’ideale è cuocerlo nella teglia in terracotta (tiano) o tegame di coccio (messo in acqua nei 2 giorni precedenti per evitare la rottura) con retina spargifiamma, ma Giovanni lo cuoce nell’acciaio per comodità.
Il ricordo di Giovanni è che una volta con testa e coda del coniglio si faceva il ragù per la pasta. Potremmo riprovarci, che ne pensate?
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