La Peonia Bianca di Biancamaria Corrado e Teresa Miniaci: come cambia l’arte di ricevere

Pubblicato in: La stanza di Carmen

di Carmen Autuori

Negli ultimi trent’anni il mondo del matrimonio è stato protagonista di una vera e propria rivoluzione, trasformandosi da tradizione familiare – diversa da regione a regione – in un importante settore trainante per l’economia che vede coinvolte diverse maestranze, dai proprietari di location particolarmente suggestive, ai fiorai, ai catering per il settore food, passando per fotografi, sarti, visagisti, band musicali e professionisti della comunicazione.

A coordinare questa complessa macchina organizzativa emerge, a cavallo degli anni Duemila, una nuova figura professionale: il wedding planner. Importata dai modelli statunitensi, dove era già consolidata, questa professione si afferma progressivamente anche in Italia, conquistando appeal soprattutto grazie al successo di programmi televisivi dedicati al mondo dei matrimoni. Da quel momento, il suo ruolo si amplia: non più solo gestione pratica dell’evento, ma interpretazione e realizzazione di desideri, se non di veri e propri sogni, trasformando ogni celebrazione in un’esperienza sartoriale per chi sceglie di affidarsi alla sua regia.

All’inizio si è trattato di una nicchia, concentrata soprattutto al Centro-Nord che si rivolgeva ad una fascia medio – alta. Nel giro di pochi anni il fenomeno si è diffuso, conquistando anche il Sud, dove il matrimonio resta uno degli eventi che oltre a coinvolgere la famiglia e gli amici, investe anche la comunità, soprattutto nelle zone più interne particolarmente legate alle tradizioni. In Campania, Puglia o Sicilia i ricevimenti con centinaia di invitati, ritualità consolidate e forte coinvolgimento dei genitori degli sposi erano principi difficili da scardinare.

Eppure, proprio in questo contesto, la figura del wedding planner ha trovato terreno fertile, evolvendosi da semplice coordinatore a vero e proprio mediatore tra nuove tendenza e identità culturale.

Pioniere di questa figura nel salernitano, e forse in Campania, sono state Biancamaria Corrado e Teresa Miniaci che nel 2010 hanno dato vita a La Peonia Bianca – Wedding & Events Planner.

La prima avvocato e la seconda architetto ad un certo punto della vita hanno deciso di intraprendere un nuovo percorso professionale mosse da un’unica e comune passione: l’arte del ricevere.

Il loro legame, prima ancora che professionale, si basa su una profonda affinità elettiva che deriva da una comune educazione al bello e alla cura del dettaglio, senza mai cadere in quegli eccessi che purtroppo hanno coinvolto anche il mondo del wedding.

Il loro mantra, ispirato da mademoiselle Chanel è “togliere è sempre meglio che aggiungere”. Da questa filosofia prendono forma eventi di rara raffinatezza come suggerisce il nome scelto, la peonia infatti nella cultura orientale simboleggia bellezza regale e dignitosa eleganza.

<<Questo settore mi ha sempre appassionata – racconta Biancamaria – perché racchiude tutti quegli aspetti che abitualmente mettevo nella mia quotidianità.

Del resto questa attività non si limita a fiori, fiocchi e scenografiche mise en place. Al contrario, richiede una solida preparazione organizzativa, perché ogni evento è un vero e proprio progetto da costruire su misura, in base alle esigenze del cliente. Bisogna saper selezionare i fornitori, individuare location con caratteristiche specifiche da proporre agli sposi in linea con i loro desideri, ma anche avere una certa sensibilità psicologica. In fondo, il nostro lavoro consiste nel trasformare idee in visioni: vendiamo parole e dobbiamo essere capaci di far immaginare a chi si affida a noi il risultato finale. Proprio per questo, prima di intraprendere questo percorso, la formazione è stata fondamentale. Preziosi sono stati gli insegnamenti di Enzo Miccio, già allora punto di riferimento nel settore, affiancati da un corso di floral designer con Ercole Moroni, tra i più importanti fioristi a livello internazionale. Un valore aggiunto fondamentale è la collaborazione con Teresa che fin dall’inizio ha condiviso questo percorso.  Il nostro è un confronto continuo che ogni giorno rappresenta una fonte di arricchimento reciproco>>.

Teresa – architetto – rappresenta l’anima pragmatica del progetto, curando con precisione la parte tecnica e progettuale, senza rinunciare a una spiccata sensibilità creativa, naturale espressione della sua formazione.

<<Tutta la progettazione prende avvio dalla scelta del luogo, vera fonte d’ispirazione dell’intero evento: da qui si sviluppa ogni elemento, dal cibo ai fiori, dalla mise en place fino alla musica. Negli ultimi anni, l’idea stessa della festa di nozze – che resta il core business de La Peonia Bianca – ha subito una profonda evoluzione. Si è passati dal classico pranzo, caratterizzato da lunghi tempi trascorsi a tavola, a un format più dinamico, simile a un vero e proprio party. Oggi il servizio al tavolo è essenziale, generalmente limitato a poche portate mentre il resto dell’esperienza gastronomica, pur mantenendo un ruolo centrale, si sviluppa in modo più fluido e coinvolgente. Gli ospiti vengono guidati lungo un percorso fatto di tappe, ognuna pensata per sorprendere e creare ritmo, trasformando il momento conviviale in un’esperienza in continua evoluzione. Questo approccio richiede una programmazione estremamente accurata, quasi maniacale, per evitare tempi morti e gestire al meglio gli spostamenti, non solo del personale di servizio ma anche degli ospiti, che sono al centro delle nostre attenzioni tanto quanto gli sposi>>.

Oggi, a differenza di qualche anno fa quando l’ultima parola spettava alle famiglie, è la coppia che sceglie come desidera festeggiare. E in genere la formula preferita è quella di una cerimonia dinamica dove largo spazio è dato al party che inizia dopo il taglio della torta e prosegue fino all’alba.

In linea con la tendenza attuale del destination wedding che vede l’Italia una delle mete più ambite, molti stranieri si affidano a Biancamaria e Teresa per l’organizzazione. Naturalmente in questo caso non c’è un rapporto diretto, tutto avviene a distanza e il carico di responsabilità nei confronti dei committenti è sicuramente maggiore.

<<In realtà le esigenze degli stranieri sono molto più semplici rispetto alle nostre – spiega Biancamaria – a loro interessa molto la location, e in questo siamo avvantaggiate dato che operiamo su tre coste straordinarie: l’amalfitana, la sorrentina e la cilentana. In genere si tratta di matrimoni con poche persone dove l’attenzione è rivolta più al beverage che al menu vero e proprio. In genere cercano piatti semplici dove sia riconoscibile la tradizione italiana>>.

Il discorso si fa più articolato con gli italiani, che sebbene legati alla tradizione regionale, ricercano in queste occasioni un’interpretazione gourmet. La tendenza è più spiccata quando ci si affida ai catering, mentre le strutture con cucina interna mantengono un’impronta più tradizionale, così come lo svolgimento della festa.

Cosa si mangia nei banchetti

Un tempo il banchetto nuziale per essere considerato di una certa importanza doveva essere abbondante, soprattutto nella fase servita a tavola: dopo un breve aperitivo in piedi, si iniziava con un antipasto abbondante – chi non ricorda le scenografiche “cascate” di prosciutto, un vero e proprio inno allo spreco –  seguito da almeno due primi piatti spesso ricchi ed elaborati (non poteva mancare la pasta ripiena: crespelle, lasagne…), il secondo di pesce, immancabile nelle occasioni più formali, intervallato dal classico sorbetto al limone, pensato per “pulire” il palato e preparare alla portata successiva, quasi sempre un secondo di carne con contorni, un classico era il roast beef con i piselli.

Oggi, invece, il matrimonio è un percorso dinamico eno-gastronomico che inizia con un’ampia proposta di aperitivi e isole tematiche: finger food, show-cooking, angoli dedicati a crudi di pesce, formaggi selezionati, specialità regionali o cucine dal mondo, in particolare quella nipponica. L’antipasto non è più una portata, ma un momento pensato per favorire la convivialità.

Anche i primi e i secondi si alleggeriscono, sia nelle quantità che nelle preparazioni, le paste ripiene vengono sostituite da pasta con sugo di pesce o delicati risotti; tra i secondi il pesce resta protagonista, ma in versioni più semplici. In genere si prediligono ingredienti stagionali, spigole, orate o crostacei, cotti con tecniche più leggere, presentazioni curate ma essenziali. In molti casi, a tavola vengono servite solo due portate, un primo, un secondo, al massimo tre portate quando si aggiunge alla pasta un risotto oppure un pre-dessert.

Il dessert, un tempo limitato alla torta nuziale e a un buffet di dolci tradizionali, è diventato un vero e proprio capitolo narrativo: sweet table scenografici composti da torte, monoporzioni e dolci al cucchiaio, angoli dedicati al cioccolato, rhum e sigari, tavole scenografiche dedicate alla confettata, preparazioni a vista di croccante, torrone o gelato artigianale.

Tramontata la moda delle torte finte tipiche del cake design, la tendenza attuale vuole torte molto più naturali come quelle alla frutta spesso preparate “live” dagli sposi stessi oppure il classico gateau de mariage: un pan di Spagna farcito di crema, ricoperto da glassa di zucchero che fa tanto anni Cinquanta.

A cambiare non è solo cosa si mangia, ma come e quando lo si consuma e il cibo diventa elemento di intrattenimento oltre che di accoglienza. Il risultato è un’esperienza gastronomica meno ingessata e più personalizzata, in cui il menù racconta gli sposi, le loro origini e i loro gusti.

 

 

La mise en place

La mise en place, pur occupando solo una piccola parte del tempo complessivo dell’evento, riveste un ruolo fondamentale, tanto da richiedere una vera e propria progettazione. Rappresenta il punto di forza del wedding planner, una sorta di biglietto da visita che racchiude e sintetizza l’intero evento.

Oggi, ai classici tavoli da sei o otto persone, si preferiscono i tavoli imperiali, che favoriscono maggiormente le interazioni tra gli ospiti, eliminando il tipico effetto “ristorante”. Una scelta di grande impatto visivo, ma sempre realizzata con eleganza e senza inutili spettacolarizzazioni, in linea con il pensiero di Biancamaria Corrado e Teresa Miniaci.

La stessa cura progettuale è riservata anche ad altri momenti speciali, come le prime comunioni, che oggi non sono più legate esclusivamente alla sfera familiare, ma si configurano come veri e propri eventi, in cui ogni dettaglio è pensato a misura di bambino. Lo stesso approccio viene dedicato ai compleanni a cifra tonda e agli eventi aziendali privati, garantendo sempre un’elevata attenzione al dettaglio e una coerenza stilistica che contraddistingue il lavoro di Biancamaria e Teresa, autentiche signore del buon gusto.

La Peonia Bianca Wedding and Events Planner
Via Bastioni, 29
Salerno
Tel. 328 475 9235
www.lapeoniabianca.it


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