
di Tonia Credendino
Il mare non è soltanto un confine. È un luogo di incontri, di partenze, di ritorni e di contaminazioni. Forse è proprio per questo che Le Parùle ha trovato la sua casa a Marina d’Arechi. Qui, dove ogni giorno approdano persone, culture e storie diverse, Giuseppe Pignalosa ha scelto di far approdare anche un altro viaggio: quello che parte dagli orti della Campania e arriva sulla pizza, senza mai perdere il legame con la terra.
Affacciato sul Golfo di Salerno, Marina d’Arechi Port Village è molto più di un porto turistico. Progettato da Santiago Calatrava, rappresenta uno dei più importanti interventi di riqualificazione urbana della città e tra i principali marina del Mediterraneo, con oltre mille posti barca e una posizione strategica tra la Costiera Amalfitana e il Cilento.
È in questo scenario che Le Parùle trova la sua collocazione naturale. Non come una semplice pizzeria affacciata sul porto, ma come un progetto capace di creare un dialogo tra due anime della Campania: quella marinara e quella agricola. Un equilibrio che si ritrova tanto nell’atmosfera del locale quanto nella filosofia di Giuseppe Pignalosa, pizzaiolo che da anni porta avanti un’idea precisa di pizza, costruita sulla ricerca della materia prima e sul rispetto della tradizione.
Il nome racconta già tutto. In dialetto napoletano “Parùle” significa orti. Una parola semplice, che racchiude però il cuore del progetto. Per Pignalosa la pizza non nasce davanti al forno, ma molto prima, tra le mani di chi coltiva un pomodoro, raccoglie un’oliva, produce un fiordilatte o custodisce una varietà antica. Dietro ogni impasto esiste una rete di piccoli produttori, di aziende agricole e di artigiani che diventano parte integrante del racconto gastronomico.
In un periodo in cui la pizza sembra spesso rincorrere la spettacolarizzazione, gli abbinamenti improbabili e il consenso dei social, Le Parùle sceglie una strada diversa. Qui la modernità non consiste nell’inventare qualcosa che non esiste, ma nel restituire dignità a ciò che la tradizione ha sempre fatto bene.
Il menu ne è la dimostrazione. Le protagoniste sono le grandi pizze della cultura napoletana: Margherita, Marinara, Cosacca, Napoletana, Diavola e Capricciosa. Nessuna rivoluzione apparente. La differenza sta nella qualità delle materie prime e nell’equilibrio con cui vengono utilizzate. Ogni ingrediente ha una provenienza precisa, una stagionalità, un’identità riconoscibile. Non serve stupire quando si ha qualcosa di autentico da raccontare.
Emblematica è la Capricciosa, una pizza troppo spesso svilita da ingredienti messi insieme senza criterio. Qui diventa invece una lezione di equilibrio.
Prosciutto cotto arrosto, salame napoletano, funghi porcini, carciofini, olive caiazzane e pomodoro convivono senza sovrastarsi, dando vita a una pizza ricca ma elegante, intensa ma armoniosa. È una di quelle preparazioni che ricordano come anche un grande classico possa ancora emozionare quando la qualità diventa il vero ingrediente principale.
A sostenere tutto c’è un impasto frutto di studio e ricerca. La selezione delle farine, la lunga maturazione, l’idratazione e una gestione attenta della lievitazione restituiscono una pizza soffice, fragrante e incredibilmente digeribile. Una leggerezza che non nasce da slogan, ma da una tecnica affinata nel tempo e messa al servizio del gusto.
L’offerta va oltre la pizza e abbraccia alcuni dei piatti simbolo della cucina campana: dalla Nerano ai fusilli al ragù napoletano, passando per parmigiana di melanzane, polpette al sugo, montanare, fritti e calzoni, tutti accomunati dalla stessa attenzione alla materia prima e dal desiderio di raccontare una cucina riconoscibile, senza inutili artifici.
Durante la visita ho avuto il piacere di incontrare anche Giuseppe Pignalosa e suo figlio Leopoldo. Guardarli lavorare insieme significa osservare una filosofia che continua a camminare. Nessuna ostentazione, nessuna ricerca del personaggio. Solo la naturalezza con cui un mestiere, quando è autentico, trova qualcuno disposto prima ad ascoltarlo e poi a raccoglierne l’eredità.
Le Parùle non racconta soltanto una buona pizza. Racconta una Campania che continua a credere nel valore della terra, nella forza delle relazioni e nel lavoro silenzioso di chi ogni giorno produce eccellenza lontano dai riflettori. E forse è proprio questa la sua intuizione più felice: aver portato gli orti fino al mare, dimostrando che il futuro della pizza non passa necessariamente dalla ricerca dell’effetto speciale, ma dalla capacità di dare ancora valore alle proprie radici.
Le Parùle – Marina d’Arechi
Via Salvador Allende, Marina d’Arechi Port Village, 84131 Salerno
Aperto tutti i giorni, dalle 17:30 alle 24:00 (gli orari possono variare stagionalmente)
Pizza: da 8 a circa 18 euro
Scheda del 7 giugno 2025
La pizza dall’orto al porto: il progetto di Giuseppe Pignalosa a Le Parùle Marina d’Arechi
di Carmen Autuori
Il nuovo progetto di Giuseppe Pignalosa della pizzeria Le Parùle Marina d’Arechi è centrato sull’importanza della connessione profonda tra uomini e territori apparentemente distanti che diventa dialogo culturale.
Protagonisti sono le tradizioni, la ritualità, la biodiversità, il sapere antico che, partendo dalla pizza, danno vita ad un vero e proprio “viaggio” gastronomico.
Con questa nuova iniziativa, Pignalosa ha voluto replicare a Salerno quanto già sperimentato nella storica sede di Ercolano dove, in linea con la sua proposta fortemente identitaria, ha creato una solida rete di piccoli produttori e contadini dell’area vesuviana che forniscono la materia prima per il suo cavallo di battaglia, ossia le pizze stagionali.
<<Il mio modo di intendere la pizza è racchiuso nel nome che ho scelto per la pizzeria, Le Parùle, che in napoletano vuol dire orto – spiega Pignalosa -. Mi ritengo un uomo fortunato perché sono nato in una terra che da millenni si distingue per la straordinaria eccellenza dei suoi prodotti, penso al Piennolo, ai friarielli, alle papacelle, solo per citarne alcuni, ecco perché ho dato grande importanza alle pizze stagionali a base di questi prodotti. Ma dietro i prodotti ci sono gli uomini, da questo deriva la centralità della rete con i piccoli produttori e i contadini che sono custodi di un patrimonio di grandissimo valore. Ho voluto replicare lo stesso progetto anche nella pizzeria a Salerno, questa volta intercettando i produttori del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, sempre in nome di quelle connessioni autentiche tra chi produce rispettando i cicli della natura e chi porta in tavola, nel mio caso sulle pizze, le eccellenze del territorio. Per ora hanno aderito Anna e Claudio di Casa Iuorio, Pietro D’Elia con il suo sciuscillone, Michele Ferrante con il fagiolo di Controne e dalla Piana del Sele l’azienda Ortomed per la rucola. Stasera assaggeremo la pizza Sciuscillone con base crema di papaccella, carciofini, peperone sciusciullone, estratto di rucola e stracciata di bufala>>.
Anna e Claudio di Casa Iuorio condividono dal 2017 un progetto coraggioso e di grande passione a Palomonte nel cuore degli Alburni. Hanno ripreso l’azienda agricola di famiglia che dal 1990, dopo la morte del nonno storico allevatore e agricoltore della zona, era stata lasciata in totale abbandono. La loro è una storia di restanza e di forte attaccamento alle radici come tante altre che, fortunatamente, stanno contrastando la piaga dell’abbandono dell’entroterra, portando avanti un progetto che, prima di essere economico, è politico nell’accezione più alta del termine. La loro è una sfida quotidiana contro il cambiamento climatico, la mancanza di manodopera, il mercato globalizzato che fagocita la diversità in nome esclusivamente del dio danaro, sfida portata avanti con grande coraggio rispettando ed assecondando i ritmi di madre natura. Alla luce di tutto ciò, sono stati riconosciuti Contadini Custodi dalla Regione Campania.
<<Circa il 40% della nostra produzione è da cultivar autoctone– dicono Anna e Claudia -, abbiamo messo a dimora il “broccolo spierto”, una varietà di broccolo selvatico che oggi è diventato uno dei nostri prodotti più richiesti. Accanto ad esso l’aglio di Palomonte che si presenta con spicchi piccolissimi, ma dalla forte intensità aromatica. Abbiamo iniziato con solo 20 spicchi custoditi dal dipartimento di agraria dell’Università della Basilicata, oggi la nostra produzione è più che triplicata. E poi c’è il pomodoro “vernino”, una varietà che si presta alla conservazione e che nel passato ha risolto il problema dei pranzi e delle cene dei nostri nonni. Si tratta di un pomodoro di colore arancio, dal gusto intenso che necessita di pochissima irrigazione. Tutti ingredienti che, insieme allo sciscillone, andranno a farcire le pizze di stagione di Le Parùle.
Con grande entusiasmo abbiamo aderito al progetto di Giuseppe perché, oltre a condividere la stessa visione, crediamo che la migliore vetrina per qualunque tipo di prodotto di eccellenza sia la ristorazione. Ben venga, dunque, la rete di Contadini Salernitani voluta da un pizzaiolo visionario tanto quanto noi. È questo il miglior modo per difendere e divulgare non solo il prodotto in sé, ma anche la filosofia di chi crede nelle potenzialità della propria terra>>.
Secondo Pietro D’Elia de I Segreti di Diano a Teggiano, che ha recuperato un’antica varietà di peperone corno, lo sciuscillone facendone un importante motore di sviluppo, non solo economico, per la sua terra:
<<Giuseppe Pignalosa interpreta al meglio quello che noi facciamo nei campi. Purtroppo, esistono ancora degli stereotipi che attribuiscono al contadino una visione duale e distorta: o sei piccolo, sporco e rozzo oppure lavori per la grande industria alimentare. Non esiste una terza via che spieghi il grande valore aggiunto di un prodotto agricolo costituito dall’artigianalità e dal tempo: ci vogliono 300 giorni per portare un prodotto sul mercato se si rispettano i ritmi naturali. Questo processo raccontato da Pignalosa in un contesto che si chiama parùle, cioè orto, è un fatto eccezionale.
La pizza, nata come prodotto povero, nel corso degli anni è riuscita ad avere un alto valore aggiunto, un po’ come lo sciuscillone che, grazie anche a progetti come quello di Giuseppe, arriverà a far percepire il proprio.
Anche la scelta di questo magnifico luogo che si chiama Marina d’Arechi è stata straordinariamente felice. Intanto perché il peperone crusco non appartiene alla cucina marinara ma a quella dell’entroterra, inoltre posizionandosi al centro delle due costiere, quella amalfitana e quella cilentana, Le Parùle può essere il punto d’incontro di due culture. E la pizza diventa, così, un porto dove tutti gli ingredienti possono “attraccare”, anche i più diversi, sempre che lo decida la capitaneria che in questo caso è rappresentata da Giuseppe>>.
Sulla stessa linea di pensiero si pone il presidente di Marina d’Arechi Agostino Gallozzi che, come più volte dichiarato, crede fermamente nell’idea del porto inteso come comunità e non solo come luogo di attracco delle imbarcazioni.
<<Il porto di Marina d’Arechi, uno dei più grandi che affacciano sul Mediterraneo, anche grazie al progetto di Giuseppe Pignalosa è sempre più proiettato ad essere villaggio- comunità. Un ponte tra mare ed entroterra che passa attraverso la pizza, cibo popolare che più di ogni altro esprime il concetto di convivialità. Si percepisce forte e chiaro l’entusiasmo di questi imprenditori il cui lavoro fatto di passione, di professionalità, di rispetto per la natura e per la tradizione non può che avere ricadute estremamente positive sul territorio. Giuseppe Pignalosa rafforza ancora di più il concetto di accoglienza già intrinseco nella parola porto. E lo fa creando connessioni profonde prima tra persone e poi tra prodotti creando uno spazio di scambio, unico punto da cui partire se si vuole fare impresa in maniera colta>>.
Pizzeria Le Parùle Marina d’Arechi
Via Salvador Allende
Salerno
Telefono: 3773424734
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