Buone notizie! Locanda Severino a Caggiano riapre con la solida cucina di territorio

Locanda Severino, lo chef Giuseppe Misuriello
Locanda Severino a Caggiano
Largo Re Galantuomo, 11
Tel. 0975 393905
www.locandaseverino.it
Locanda Severino ha riaperto. Franco e Milena Pucciarelli, i proprietari che dieci anni fa diedero inizio a questa avventura che ha portato al riconoscimento della stella si sono affidati nella gestione a Giuseppe Misuriello dell’Antica Osteria Marconi. Un patròn di grande esperienza, capace di pensare al pubblico rielaborando una cucina di territorio fatta di grandissima materia prima, poche ma buone di idee di alleggerimento e tanta gioia nel piatto.

La Locanda Severino è per noi un posto del cuore, siamo a dieci minuti dall’uscita Polla dell’Autostrada Salerno-Reggio. Otto stanze per rinfrancarsi in un territorio ancora fuori dalle rotte turistiche adatto a chi ama il viaggio: siamo nella terra del carciofo bianco, delle grotte di Pertosa, a venti minuti dalla incredibile Certosa di San Lorenzo a Padula, vicino il borgo di Teggiano, non lontano dal monte Cervati, la vetta più alta della Campania. Si producono olio, tanti caseifici di latte vaccino, ortaggi di qualità. Insomma un week end nell’Appennino Meridionale che vale la pena di spendere se siete in viaggio o anche come meta. Caggiano è a quota 800 metri e se questo vi procura disagi in inverno potete capire la bellezza di sostare qui durante le estati tropicali che stiamo vivendo.

L’ambiente è semplice, arredato con  gusto. Troverete qui la passione per l’olio e il vino e le stesse soppressate prodotte da Franco, dentista che ha investito nella gastronomia e nell’azienda agricola perché legato alla tradizione.

E infatti dai pani, dai grissini e dall’olio oltre che dal burrino (la manteca) ci sono precisi segnali del territorio in cui ci troviamo.

Con queste premesse inizia poi la danza dei piatti.

La partenza è fresca, gli abbinamenti ben centrati, la certezza del sapore è una garanzia.

Seguono tre veri e propri calci di rigore a porta vuota.

Divertente anche la minestra di polpettine e verdura, con la cialda di pecorino, che può sembrare demodè e che invece è indovinata perché restituisce sapore di territorio alle vecchie minestre povere dei contadini.

L’agnello delle Dolomiti lucane con lo gnummariddo merita poi  un Amen. Cotto con tecnica, restituisce tutto il sapore di quello che ha mangiato. Buonissimo.

Non manca poi ovviamente il pasticcio caggianese, la classica torta di formaggio e carni che si usava nei matrimoni alla fine dei lunghi pranzi, di chiara derivazione francese.

Capitolo a parte per i dolci. Qui entra in scena Tim Ricci, farmacista di professione e pasticciere per passione che dopo l’esperienza da Frank Rizzuti in cucina a Sud ha continuato a studiare e ad aggiornarsi in Italia e in Francia. I risultati si vedono tutti con dolci di altissima fattura, tra i migliori che abbiamo provato negli ultimi tempi in Campania. Il limone (omaggio a Cédric Grolet) è sconvolgente.

CONCLUSIONE
Locanda Severino è un luogo dell’anima. Sostare qui significa provare una cucina precisa, di territorio, comprensibile a tutti, ben eseguita e senza fronzoli. Per 45 euro il menu degustazione prevede, oltre al benvenuto, due antipasti, un primo, il secondo, pre dessert, dessert e piccola pasticceria. Gli antipasti sono sui 17 euro, i primi sui 15, i secondi 17. Dunque alla carta difficilmente superate i 50 euro. La carta dei vini è molto ricca di Champagne, ben posizionata sulla Campania e la Basilicata.
Insomma amici, la Locanda ha riaperto e noi speriamo che la stella si riaccenda per illuminare un territorio incontaminato e un impegno costante. Ma soprattutto per premiare una cucina al servizio dei clienti, aggiornata, di buona tecnica e di tanto sapore.


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