Napoli, Impastovivo, la pizza tra tecnica e identità

Pubblicato in: Le pizzerie

di Tonia Credendino

Tra Arenella, Colli Aminei e Vomero prende forma una delle realtà più interessanti del panorama cittadino contemporaneo. Impastovivo apre le porte alla stampa con una cena che non ha il tono dell’evento celebrativo, ma quello di una presa di posizione chiara: la pizza può evolversi, senza perdere la propria radice.

Il progetto nasce dalla visione di Daniele Tenneriello, insieme ai soci Luigi Galiero e Andrea Del Core, e trova nella mano del pizzaiolo Vincenzo Sansone la sua espressione concreta. Non c’è ricerca fine a sé stessa, ma un lavoro costruito su equilibrio, tecnica e selezione rigorosa delle materie prime.

L’identità si gioca tutta lì: nella capacità di mantenere leggibilità anche quando si alza il livello della proposta.

Lo spazio accompagna questa visione senza forzature. La sala è essenziale, contemporanea, costruita su linee pulite e colori netti, con richiami grafici che diventano parte del racconto visivo del brand. Il banco pizza resta centrale, visibile, quasi a voler ribadire che tutto parte da lì: dalla mano, dal gesto, dal lavoro quotidiano. La mise en place segue la stessa logica, ordinata, riconoscibile, senza elementi superflui.

Il servizio si muove con coerenza rispetto al progetto: presente, ma mai invasivo. La gestione dei tempi è precisa, accompagnando il percorso senza interruzioni e lasciando che sia il prodotto a restare protagonista.

Dal punto di vista tecnico, il lavoro sugli impasti segue una linea precisa: maturazioni controllate, gestione attenta dell’idratazione e cotture che puntano a restituire un prodotto leggero, asciutto e digeribile. Il risultato è una base che sostiene la farcitura senza mai sovrastarla, mantenendo equilibrio tra struttura e fragranza.

La collaborazione con Carni d’Autore rappresenta uno degli snodi centrali del percorso. Le carni non entrano come elemento accessorio, ma come componente strutturale del piatto, contribuendo a definire carattere e profondità delle pizze.

La Napoli Velata è probabilmente il manifesto più diretto: salsiccia, provola, friarielli, arachidi caramellate e lardo di maialino nero casertano. Una costruzione intensa, dove la componente grassa è bilanciata con precisione e la spinta sapida resta sempre sotto controllo.

Su un registro diverso si muove la Zucca e Scottona, che lavora sull’equilibrio tra dolcezza e sapidità. La crema di zucca introduce morbidezza, il salume di scottona bavarese stagionato dà struttura, mentre il conciato romano — presidio Slow Food e tra i formaggi più antichi d’Italia — chiude con una nota persistente e identitaria.

Interessante anche il lavoro sulla pala, che diventa spazio di sperimentazione più libera ma sempre coerente. La Uru-Gaucha, con picanha stagionata, punta su una materia prima decisa, lavorata senza sovrastrutture. La Mortazza Mia, invece, gioca su rotondità e comfort, tra mortadella artigianale, robiola di capra e crema al tartufo nero.

Ciò che emerge con chiarezza è una direzione precisa: Impastovivo non rincorre la creatività, ma la governa.
La tecnica sostiene, la materia prima guida, l’identità resta riconoscibile.
In un momento in cui la pizza vive una fase di forte trasformazione, questa realtà si inserisce con una proposta solida, leggibile e contemporanea, capace di dialogare con il territorio senza restarne prigioniera.

Napoli
Via Domenico Fontana 18/20
Viale Colli Aminei 183/187
Piazza dell’Immacolata 32


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