Pompei, Pompeo Magno

Via S.Ammondio, 155
Tel. 081.8598050
www.pompeomagno.it
Sempre aperto, chiuso il mercoledì
Ferie: due settimane in agosto

Le località più turistiche hanno sempre il rischio di riminizzazione alle spalle, ossia una ristorazione usa e getta fatta di precotti, congelati, grassi insaturi e tutto quanto spinge dritti in un reparto di oncologia.
Ecco perché i buoni indirizzi in queste situazioni sono rari e preziosi come le moschee in Occidente per i musulmani e le Chiese in Oriente per i cristiani. Uno è sicuramente questo, abbiamo prenotato al volo un quarto d’ora prima di presentarci e senza presentarci e abbiamo avuto una piacevole sorpresa: il locale è fresco, giovanile nonostante sia ormai aperto dal 1998. Il patròn è Gerardo Esposito, che a Napoli è come dire Smith a Londra o Johnson in Virginia, senonché alle orecchie esercitate dalla gastronomia diremmo che si tratta del cucina di Gennaro, Torre del Saracino. Ma riportiamo questo dato come elemento di curiosità, vi diremo invece che il servizio è attento, collaudato, la cantina molto ben articolata sui campani tanto da consentirci di fare una improvvisata orizzontale con i Fiano di Avellino 2006 con qualche spunto di non poco conto sui nazionali e che la cucina è quella tipica campana life style, ossia di mare molto alleggerita con qualche guizzo di divertimento, discreti abbinamenti con l’orto e le paste.

Un paio di esempi con le ricette tipo calamaretti su vellutata di patate e il carpaccio di gamberi rossi su julienne di finocchi. Citeremo, nel menu dello chef Vincenzo Del Sorbo ancora i gamberoni al vapore con la crema di sedano e il calamaro ripieno con vellutata di piselli e poi gli antipasti sui 9 euro (carpaccio di gamberi con julienne di finocchio, calamaretti fritti su salsa piccante, lamelle di polpo su crauti e salsa si soia, soufflé di radcchio con gamberone lardellato, involtino di spigola ripieno di melanzane e mozzarella), i pani del giorno, dolci fatti in proprio sui 5 euro (panna cotta ai frutit di bosco, semifreddo al mascarpone e nutella, spiedino di ananas caramellato, saccottino di mele con salsa alla vaniglia e tortino al cioccolato con crema all’arancia), le paste tradizionali sui 9 euro (cavatelli con julienne di calamari, zucca e menta, linguine con alici salate, provolon del Monaco, pomodorini e basilico, risotto con carciofi e vongole, ravioli di bufala con velutata di frutti di mare, bucatini con gamberi alla carbonara, calamarata al ragù di scorfano) e il mare fresco (rombo agli agrumi di Sorrento, trancio di pesce in guazzetto di broccoli, fritti da manuale) da fornitore collaudato sono la cornice di questa sosta. I piatti di pesce sono sui 15 euro, più o meno come quelli di carne che non vi consigliamo perché è un delitto non fermarsi sul mare in questo posto. C’è anche buona attenzione ai formaggi, da quelli locali a una rappresentanza nazionale sempre abbinati a pani, conserve, crostini confetture: la carta è buon segno e aiuta a bere qualche bicchiere di rosso in più. Un piatto costa 15 euro.

Sosta dunque più che consigliabile, poliedrica e leggera nella cucina come nel conto.
Il menù degustazione (minimo due persone) è a 45 euro (cinque portate) ma in realtà comune antipasto, un primo e un dolce siete a 35 euro.


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