Rachele Sanna e Il Gatto Nero a Buenos Aires: un filo di grano tra la Sardegna e l’Atlantico

Pubblicato in: Le pizzerie

di Laura Guerra

Ci sono storie con radici antiche che parlano di futuro mentre si animano di un presente gioioso.
Quella di Rachele Sanna è esattamente una di queste storie che si sta vivendo l’emozione di vedere la sua pizzeria, il Gatto Nero, al 49esimo posto di 50 Top Pizza edizione Latin America 2026.
Dalla Sardegna all’Argentina; dal Mediterraneo all’Oceano Atlantico.
Era il 2007 quando Salvatore Sanna e Maria Domenica Solinas presero tre figli piccoli e una decisione da molti bollata come pura follia: lasciare la loro amata Sardegna per ricominciare da capo dall’altra parte del mondo. Rachele era la piccolissima di casa, che oggi di anni ne ha ventitré e muove con sicurezza mani sapienti e idee chiarissime, allora ne aveva solo cinque.
Papà Salvatore era arrivato qualche mese prima per esplorare e trovare il posto giusto in cui far radicare famiglia e un’idea di attività in proprio. La svolta arrivò quasi per caso, dopo mesi di viaggi in cui nulla sembrava accendere quella scintilla profonda. Scelgono Valeria del Mar cittadina della provincia di Buenos Aires, immersa nei boschi e affacciata direttamente sul mare.
Per due sardi doc, abituati a respirare il profumo dell’acqua salata, fu una folgorazione immediata. Quella sarebbe diventata casa.
“L’inizio non fu semplice – ricorda Rachele – per dei bambini abituati ai sapori veraci di casa la colazione e il cibo argentino parvero quasi un castigo: la ricerca della Nutella era una caccia al tesoro, il pane e il caffè avevano sapori sconosciuti, per non parlare della pizza, un capitolo a parte.
I primi anni furono duri soprattutto per i miei fratelli più grandi, catapultati in aule dove la lingua era un muro insormontabile”.
Ma la Provvidenza ha spesso il volto dell’accoglienza: la direttrice della scuola, orgogliosamente di origini italiane, li prendeva nel suo ufficio per fare lezione nella loro lingua madre, proteggendoli dall’isolamento.
E in casa? In casa vigeva una regola ferrea, quasi sacra: a casa Sanna si parla solo italiano e sardo.
“Per i miei genitori la lingua è filo che ci tiene legati alle nostre radici, anche dall’altra parte del mondo”.
Dalla Sardegna all’Argentina: Un Ponte di Passione
Il viaggio di Rachele non è solo geografico, è soprattutto emotivo. Portare la cultura della pizza in Argentina – un Paese che ha già una sua fortissima e radicata tradizione legata alla pizza locale: alta, ricca, filante – richiedeva coraggio, rispetto e talento.
Ci è riuscita portando con sé il segreto più prezioso: il rispetto per il tempo. Maturazioni lente e naturali; selezione rigorosa degli ingredienti in dialogo tra le eccellenze italiane, sapori argentini e artigianalità.

Che la farina sia nel loro destino, lo si capisce da un dettaglio d’infanzia tenerissimo: quando uno dei fratelli soffriva d’asma, il pediatra suggerì alla madre di farlo giocare con la semola. Attorno a quel tavolo, impastando e sporcandosi le mani senza neanche accorgersene, la piccola di casa scopriva che il suo linguaggio nel mondo sarebbe stato proprio la cucina.
Nel 2020, mentre il mondo si fermava per la pandemia e le scuole tradizionali chiudevano le porte, la determinazione giovanile prese il sopravvento. Niente lezioni teoriche dietro uno schermo: meglio un corso da pizzaiolo a Buenos Aires certificato dall’Accademia Pizza DOC. Lì incontra Juan Pablo Padrevita, che le trasmette fiducia in un mestiere storicamente maschile, scopre la passione per la pizza e trova l’amore in Sergio, talentuoso pizzaiolo.

Approfondisce. Tre anni intensi di perfezionamento in Italia e all’estero, lavorando in pizzerie d’eccellenza, studiando fianco a fianco con Davide Civitiello, Gabriele Bonci, Vincenzo Capuano.
Un bel percorso di crescita, ma il cuore continuava a battere verso l’altra parte dell’Oceano scandendo quel sentimento delle vite divise in due: “quando sei in Italia ti manca l’Argentina, quando sei a Valeria del Mar ti manca l’Italia”.

Nasce Il Gatto Nero
Nel frattempo, la storica casa di famiglia non si riusciva a vendere. Era un segno del destino. Salvatore allora capisce che è arrivato il momento: propone ai ragazzi di smettere di guardare indietro e di trasformare quell’edificio nel sogno che avevano cullato per anni. Apre il Gatto Nero. Con il nome ispirato, durante i lavori di ristrutturazione, da un gattino nero trovato tra il cantiere e il giardino, lo adottarono battezzandolo Nerone.

Parte un progetto familiare, corale.
La pizza e la cucina: portate avanti con estro e tecnica da Rachele e dal compagno Sergio.
La sala e il vino: gestiti dal fratello Antonio e dalla compagna Karla, entrambi sommelier.
La benedizione dei genitori: che vedono sacrifici sogni riflettersi nel lavoro dei figli.
Poche settimane dopo il riconoscimento di 50 Top Pizza il marchio “Ospitalità Italiana”, certificazione siglata da Unioncamere e dall’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche in collaborazione con la Camera di Commercio Italiana di Buones Aires.
Una storia che è il racconto di quelle radici che alimentano vite italiane in Argentina, terra dove ti basta parlare in italiano per ritrovarti, cinque minuti dopo, con le gambe sotto il tavolo a casa di uno sconosciuto a condividere storie di navi, guerre e sacrifici. E che Francesco Guccini, in Argentina ha consegnato al patrimonio culturale e musicale dei due mari anche con questo verso.
“Il tassista, ah, il tassista non perse un istante a dirci che era pure lui italiano”.


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