Radici del Sud: considerazioni e assaggi

Pubblicato in: Eventi da raccontare
Press Tour

di Antonio Di Spirito
E’ stato bello partecipare a Radici del Sud; per me è stata la prima volta, ma mi sono sentito subito a mio agio.

Molto interessante il format: concorso a premi per categoria dei vini, incontri tra produttori e buyers, tours presso le cantine per i giornalisti e passerella finale per tutti con apertura al pubblico.

Per molte regioni del sud, questo è, probabilmente, uno dei pochi eventi per presentare i vini da vitigni autoctoni ed olio extravergine di oliva; mi sarei aspettato una partecipazione di massa da parte dei produttori. Invece, molti non hanno approfittato di questa vetrina.

Speriamo l’anno prossimo!

Nelle quattro giurie, due a prevalenza commerciale e due a prevalenza tecnica, c’erano giornalisti ed enologi italiani e, soprattutto, giornalisti e buyers provenienti da tutto il mondo.

E’ stato fantastico lavorare con tanti colleghi stranieri che conoscevano poco la maggior parte dei nostri vitigni autoctoni, ma avevano una gran voglia di imparare e sollecitavano spiegazioni prima di valutare quei vini; stesso atteggiamento nei tours presso le aziende visitate.

C’erano pochi produttori blasonati e molti produttori semisconosciuti ai non addetti ai lavori; e, nonostante alcune vini difettati, dagli articoli scritti dai colleghi stranieri, vedo alcuni vini portati alla ribalta internazionale; cosa impensabile fino ad un mese fa.

I tours predisposti dall’organizzazione ci hanno portato a visitare alcune cantine non proprio vicine a Bari-Sannicandro, sede dell’evento, ma molto importanti nel panorama vitivinicolo del Sud Italia.

Dell’Agrinatura Giancarlo Ceci, nelle campagna di Andria, ho parlato in un precedente articolo.

Abbiamo visitato anche l’Irpinia, il Cilento ed il Vulture.

Antico Castello è una giovane realtà fondata quasi per hobby, pochi anni fa, dall’ingegner Franco Romano. Oggi sono i figli, Francesco e Chiara, a guidare l’azienda. Il loro Taurasi 2013 si è classificato al primo posto fra i Taurasi, secondo la giuria dei Wine Writers (la commissione da me presieduta).

In azienda abbiamo partecipato ad una verticale di quel vino, dal 2012 fino al 2007; ebbene, se a qualcuno dei commissari si era meravigliato della prima posizione conquistata nel contest, si è, poi,rinfrancato: è un vino schietto, potente ed elegante; impressionante la continuità caratteriale fra le varie annate.

Giuseppe Pagano di San Salvatore, un uomo caparbio e vulcanico, che prende a schiaffi la vita, ma sa essere anche giudizioso, sensibile ed attento ai problemi di chi gli sta accanto. Ha fondato un’azienda agricola con produzioni ad ampio spettro: vini, olio, ortaggi, cereali, allevamento di bufale per produrre mozzarelle e tanti altri prodotti tipici. Tutte le coltivazioni, e le produzioni sono in regime biologico, senza trascurare le nuove tecniche e le nuove proposte scientifiche.

Divertenti i suoi vini; hanno immediatezza di beva, riconoscibilità ed aderenza al vitigno. Sia il Pian di Sito 2018 (fiano) che il Calpazio 2017 (greco) sono succosi, saporiti e freschi; il rosato Vetere 2018, prodotto con uve aglianico, è molto versatile, possiede fragranza e freschezza. Juncano 2016 (aglianico) ha tannini gentili, frutti rossi saporiti e speziatura intensa. E, poi, in chiusura, una chicca: un delizioso Pino di Stio 2013 fatto con uve pinot nero coltivate in altura.

I pettinati vigneti di Mila Vuolo sono incastonati in un curato e bellissimo “giardino”: da una parte l’aglianico, dall’altro il fiano e tutto intorno ci sono uliveti e frutteti, in cui trovi fichi, pere, ciliegie, albicocche, gelsi, ed altro ben di Dio. E, poi, capisci perché i suoi vini sono cosi buoni! Un Aglianico 2013 compatto, fruttato eppure beverino. Il Fiano 2017, poi, aggraziato e composto; è giovane, ma ha tutte le carte in regola per durare a lungo!

Nel giardino di casa Vuolo, invece, è stato allestito un banco d’assaggio abbastanza completo con molti dei produttori della denominazione dei Colli di Salerno; voglio ricordare quei vini che hanno impressionato più di tutti, ma per ragioni differenti.

Tenuta Macellaro ha recuperato e per primo ha cominciato a produrre in modo continuativo un vino con il vitigno Aglianicone; il Quercus 2017 è un vino gagliardo, esuberante ed ancora un po’ rustico; da domare ed affinare; ed, allora, il patrimonio degli autoctoni si arricchirà di un altro grande rosso!

Verrone Viticoltori e Casula Vinaria presentano dei vini raffinati ed eleganti prodotti con Aglianico da piante di oltre 50 anni: Verrone Riserva 2009 il primo e Gramigna 2013 il secondo.

La Cantina di Venosa è la più grande realtà vitivinicola del Vulture; è formata da 400 soci conferitori con oltre 800 ettari di vigneti, per una produzione media di oltre un milione e mezzo di bottiglie. La coltivazione e la produzione delle uve è coordinata e regolata da un gruppo di agronomi della cooperativa. In tutti i cicli di lavorazione prestano molta cura al rispetto ambientale, raggiungendo il fatidico “zero emissioni” di anidride carbonica ed hanno istallato un impianto fotovoltaico con una produzione di energia superiore al fabbisogno interno. Operano in un territorio vasto, ricco di storia enologica millenaria e di vitigni autoctoni, senza disdegnare qualche internazionale.

La caratteristica principale dei loro vini sta nella scorrevolezza del sorso, a cominciare dal Verbo 2018 Malvasia Basilicata: delicato, intenso e piacevole. Della stessa fascia produttiva sono il Verbo Rosè 2018, un vino che regge bene dagli antipasti impegnativi ai primi, ed il Verbo 2017, Un Aglianico del Vulture D.O.P. piacevole, speziato ed avvolgente. Il Carato Venusio Superiore 2012 è un Aglianico del Vulture D.O.C.G. di ampio respiro, concentrato nei sapori di more e marasca, ottima spinta acida e speziata, il sorso risulta scorrevole ed elegante. E, per chiudere, il Matematico 2017, un vino ottenuto da uve di Merlot ed Aglianico; ha sapori austeri, tannini avvolgenti, grande acidità e speziatura fine.

I risultati

A conclusione del SALONE DEI VINI E DELL’OLIO DEL SUD ITALIA, si è tenuto un convegno, “Scenari mondiali del mercato del vino e il ruolo del Sud italia”, dal quale è emerso che, inevitabilmente, il futuro dei vini del Sud Italia è nei vitigni autoctoni, perché, con una ulteriore crescita qualitativa media, essi porteranno in sé l’identità del territorio e del viticoltore; condizioni essenziali per affermarsi anche sui mercati internazionali.

Dei premi assegnati ai 75 vincitori ne ho già dato notizia il la scorsa settimana in queste pagine.

Dopo cinque anni, però, torna il premio per i vincitori assoluti conferito ai tre vini che hanno preso i migliori punteggi tra le quattro giurie, i quali si sono aggiudicati un servizio di tappatura da ArdeaSeal ed un servizio di etichettatura IPPU, sponsor della manifestazione.

PRIMO CLASSIFICATO: POLLINO BIANCO 2018 FERROCINTO (Mantonico)

SECONDO CLASSIFICATO: PENTAMERONE 2012 CANTINE DELITE (Taurasi)

TERZO CLASSIFICATO: TERRA CRETOSA ALEATICO 2018 BORGO TURRITO (Rosato)

Il nuovo appuntamento è dal 9 al 15 giugno 2020 per la 15esima edizione di Radici del Sud.


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