Ristorante Guarracino
Via Castiglione, 62/C
Casamicciola Terme — Ischia
Tel. 081 982527
www.ristoranteguarracinoischia.it
Francesco Piacentino è un veterano della ristorazione. Prima di rilevare il Guarracino a Casamicciola insieme a Giuseppe Scippa nel 2015, proprio sotto le terme di Castiglione a cui si accede anche con un monorotaia d’antan, ha fatto una lunga gavetta. Nato nei Quartieri, giovanissimo andò da Giuseppone a Mare, prima come lavapiatti quando gli italiani ancora facevano questo lavoro. Poi, dice scherzando, «fui retrocesso a lavabicchieri». Passo dopo passo è sbarcato a Ischia gestendo in proprio un ristorante per poi, appunto arrivare in questo luogo che è diventato una icona dell’Isola, balzato nel settembre 2025 agli onori della cronaca per il matrimonio della tennista Venus Williams. Ci si arriva passando per le Terme o via mare. La formula è semplice ma aggiornata, intendendo con questo termine non l’essere all’avanguardia, ma alla pari con quelle che sono le tendenze acquisite dal grande pubblico, leggi cozze e cannolicchi alla brace, lo spaghetto cacio, pepe e tartare di gamberi o anche con le cicarelle (scrifici). Materia prima di mare buona e non scontata, con pesce azzurro, fritture ben eseguite, ampia scelta dagli antipasti di crudo e o cotti, qualche opzione persino per chi non ama mangiare il pesce, orto di qualità e saporito, senza chimica, dolci espressi al momento. Infine cocktail tra cui il Chesté di Peppe Guida, che è stato protagonista, e una buona carta di vini ischitani oltre che, ovviamente, di Champagne.
Guarracino a Ischia, il patron Francesco Piacentino racconta il menuAl termine del pranzo musica dj set fino a quando non viene voglia di andarsene. Risalendo gli 80 scalini che ci separavano dalla monorotaia mi è venuto in mente il dibattito sulla crisi del fine dining che sta strozzando quel che resta della critica gastronomica trascinata nel baratro della indifferenza probabilmente perché ha sempre ignorato posti come questi che sono, giusto per fare un titolo, la Langosteria di Milano del buon Enrico Buonocore che si tuffa a Ischia o viceversa se volete.
Ed è apparso chiaro insomma che non è il costo a fare la differenza fra una scelta e l’altra, ma la percezione del costo. Se tu in un locale vai, vieni interrotto ogni volta che sta parlando perché ti devono spiegare il piatto con mille ingredienti che mai ricorderai appena hai fatto il primo boccone; e, ancora, se invece di sentirti a tuo agio, hai la sensazione di stare in attesa di fare un esame di Diritto Privato di Anatomia; ma, soprattutto, se appena sei uscito non ti ricordi assolutamente neanche uno dei piatti che hai mangiato e, se, ancora peggio, sei obbligato a fare un percorso estenuante di dieci, dodici bocconi che obbliga a chi sta facendo il Mounjaro et similia (uno su otto della popolazione adulta americana) a non riuscire ad andare oltre il secondo. Ecco, al termine di tutti questi se, per forza hai la sensazione di aver speso troppo senza aver goduto e senza, soprattutto, esserti divertito.
Il segreto del successo di Francesco Piacentino è, come recita l’insegna all’ingresso del locale, volere persone felici. A Ischia come nel suo locale a Roccaraso. Ed è una lezione per tanti egotomani rovinati da Masterhef e da una certa critica distante dalla cucina quanto una certa politica dalla vita reale della gente.
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