La Volta del Fuenti
km 47+300, SS163-Comune di Vietri sul Mare
Tel. 089 210653

di Giulia Gavagnin
Il luogo è di rara bellezza, e questa non è una novità, ma un dato di fatto.
Incastonato come un prezioso minerale tra Vietri e Cetara, con una vista che da sola vale il viaggio, Giardini del Fuenti è come l’Araba Fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri.
Qui sorgeva il celebre mega-albergo da duecentocinquanta camere, una struttura squadrata nel tipico stile edile dei primi anni Settanta, che per decisione della stessa famiglia proprietaria di oggi (invero, era Maria Teresa Mazzitelli, la mamma dei proprietari attuali Alessandra e Pierluigi De Flammineis) venne abbattuto nel 1999, un attimo prima del nuovo secolo che ne ha visto la rinascita sotto tutt’altre forme. Quell’edificio fu oggetto di saggi, studi, convegni.
Nel 2018, dalle sue vestigia, sono sorti invece i Giardini che sono e saranno oggetto di piacevoli racconti e narrazioni, senza intenzione di vivisezionarne le vicende burocratiche.
Un giardino magico, con vigne, orto, un beach club e un teatro per gli spettacoli, come nella tradizione della Magna Grecia.
La storia del Fuenti è dunque carica di aneddoti, nonché di quelle difficoltà che contribuiscono ad aumentare il pathos e l’attaccamento emotivo alla struttura. Alessandra e Pierluigi De Flammineis sono tornati dall’estero per seguire da vicino la rinascita della struttura, che oggi è un prezioso continuum con i terrazzamenti di roccia che guardano lo strapiombo di uno dei mari più blu che la memoria dell’Uomo conosca.
Quel che era, si trasforma, come la Materia.
E’ questa la filosofia di Michele De Blasio, che dal 2022 sovrintende i fornelli di Volta del Fuenti, un luogo magico e intriso di asperità. Croce e delizia, la croce dell’eredità di cui sopra e la Delizia di cotanta bellezza, e solo chi frequenta con assiduità i ristoranti sa quanto sia maledettamente difficile essere all’altezza di luoghi dove la magia della Natura e la sapienza dell’Homo Faber si uniscono in un tripudio di beltà assortite.
Dalle finestre arcuate de la Volta, si intravede quel mare che incanta, che da solo istigherebbe a pronunciare la fatal frase: vale il viaggio.
Per questo motivo, Michele De Blasio sapeva che era necessario alzare l’asticella, e andare oltre quella cucina elegante, soave, affidabile che gli aveva fatto conquistare e meritare la stella nel 2024.
De Blasio aveva capito che era necessario certificare il legame con quel territorio così bello da far perdere la testa, come una donna ammaliatrice, anche nei suoi aspetti più aspri e reconditi.
Era giunto, così, il momento di indagare, scandagliare quel territorio oltre la superficie, scavandone le profondità.
Così è nato il menu Riflessioni (190 Euro), che si affianca a Memorie (160 Euro), raccolta di classici, e Origine (170 Euro), che narra l’essenza del territorio.
Riflessioni è, invece, il racconto della Costiera dalle sue cime rocciose alle profondità del mare: ogni piatto narra di una quota, ma tutti appartengono allo stesso paesaggio.
Un’idea originale, che trova felice realizzazione in un percorso che comprende la terra, il mare il vegetale.
La quota più alta è rappresentata dai Monti Lattari, 1444 metri d’altezza, che regalano una “provola alla pizzaiola”, meringa all’acqua di pomodoro in versione dessert con sentori affumicati.
La quota più bassa è a ottanta metri sotto il livello del mare, la spigola con sedano e orzo, con finale anche qui affumicato, lapsang souchong e limone ossidato.
Appena sotto il pelo d’acqua marina, c’è il piatto più clamoroso del lotto, che vale il viaggio e anche qualche premio dedicato.
Non è un caso che Notte delle Lampare sia un piatto di pasta, uno spaghetto nero al carbone vegetale che inganna sulla spontanea idea di seppia che potrebbe suggerire, ove il sentore marino è conferito dalla colatura di alici e un finale agrumato al limone e peperoncino a ripulire il boccone.
La narrazione sui pescatori notturni, il mare di notte e le lampare come lucciole a illuminare l’asperità della pesca.
Davvero un grande piatto, per equilibrio e forza estetica.
Nella narrazione di questo ecosistema fortunato, non può mancare la Transumanza, un’irresistibile esecuzione dell’agnello, con rape e pinoli, l’amarezza del faticoso ufficio del pastore addolcito dalla generosa aggiunta dello scalogno.
Appena più in basso, laddove verdeggiano le colline, vi sono i Frutteti collinari, ravioli ai piselli, cipollotto e lattuga (in questo momento dell’anno sostituiti da bottoni al foie gras vegetale e albicocche).
Appena sopra il livello del mare, la Quota Verde dei gamberi con bernese al midollo e clorofille costiere.
Riflessioni è orchestrato sapientemente, con intelligenza e mestiere.
Però, ripetiamo, Notte delle Lampare è il piatto che vale il viaggio perché racchiude la maggior intensità narrativa di una porzione di territorio inaspettata.Dove non te lo aspetti, De Blasio mette a segno il colpo dell’anno.
VOLTA DEL FUENTI
SS. 163 Amalfitana
84019 Vietri Sul Mare (SA)
351 0010654
Scheda del 18 settembre 2025
Ristorante Volta del Fuenti, grandissima cucina nella bellezza della Costa Amalfitana
di Francesco Costantino
C’è un momento in cui ogni cuoco capisce che la cucina non è solo tecnica, estetica o fuochi d’artificio. È quando ti guardi intorno e ti rendi conto che il tuo piatto non parla di te, ma del posto in cui ti trovi. Per Michele De Blasio quel momento è arrivato quando ha incontrato Raffaele Vitale che non era uno chef qualsiasi: era un visionario che aveva fatto del territorio la sua bandiera. Non vendeva piatti, vendeva verità. A De Blasio, cresciuto tra brigate ossessionate dalla precisione francese, mostrò la via d’uscita da un labirinto di spume, riduzioni e geometrie perfette. Lo costrinse a guardare quello che aveva attorno: la materia viva, i produttori, i gesti antichi.
È lì che Michele smette di voler piacere a Parigi e inizia a voler parlare al territorio. Qualunque esso sia. Perché non è questione di latitudine: che tu sia affacciato sul Mediterraneo o in mezzo ai boschi alpini, la sfida è la stessa — ascoltare, interpretare, restituire.
Al Volta del Fuenti, oggi quella scelta si sente in ogni piatto. Non è un fine dining che cerca di stordirti con effetti speciali: è un racconto nudo, fatto di radici e visioni. Una pasta e patate che vive due vite – quella tradizionale, lenta e fumante, e quella contemporanea, verde e sorprendente. Due interpretazioni che dialogano come maestro e allievo, come passato e futuro.
Il “verde”, nelle mani di De Blasio, non è decorazione: è un manifesto. È il linguaggio che traduce la sua maturità, la sua voglia di dire che la cucina non è folklore né sterile accademia, ma un atto d’amore verso ciò che ti circonda. È prezzemolo che diventa salsa, cappuccino, burro affumicato. È la dimostrazione che puoi prendere un ingrediente umile e dargli nuova dignità senza travestirlo.
Due anni fa, questa coerenza gli è valsa la stella Michelin. Ma la stella non è il punto d’arrivo, è solo il segnale che ha trovato la sua strada: un sentiero fatto di terra, memoria e sguardo sul presente.
Seduto a un tavolo del Volta del Fuenti, con il mare sullo sfondo e un calice in mano, non puoi non pensare a Vitale. Al maestro che gli ha insegnato che la cucina non deve essere una caricatura d’imitazione, ma una dichiarazione di appartenenza. E che solo quando smetti di voler essere qualcun altro, puoi diventare davvero te stesso.
Oggi Michele De Blasio è proprio questo: uno chef che ha smesso di recitare e ha iniziato a raccontare. Non la storia perfetta, ma quella vera.
Scheda del 7 luglio 2022
Ristorante Volta del Fuenti, grandissima cucina nella bellezza della Costa Amalfitana
I primi sei chilometri della Costa d’Amalfi sono quelli legati alla memoria più intima: si tratta del tratto di strada che da Vietri porta a Cetara. Meta obbligata delle comitive di quattordicenni in Vespa 50, Ciao e Boxer, qualcuno Morini, dove si è vissuta una allegra adolescenza fra spiaggette e bouganville, curve e ceramiche vietresi, rifugi dove si imparavano le cose allora proibite e si cresceva. Erchie di Cetara era in genere l’Hic Sunt Leones, quel confine invisibile che ognuno di noi ha e che ti fa sentire improvvisamente fuori casa. Qui si è combattuta per anni una grande battaglia ambientalista, divenuta un simbolo, per me della ottusità italiana e della grandissima forza d’animo di una donna: Titti Mazzitelli. Costretta, forse unico caso in Italia, ad abbattere l’albergo che il padre aveva costruito al pari di tanti altri, belli come quello abbattuto, che ci sono sul territorio. Ma quando si diventa simboli non ci sono più ragioni.
Titti ha sognato di celebrare questa conca con qualcosa di ancora più bello dell’albergo alla fine, fra mille intoppi della burocrazia, i soliti sequestri con conflitti di potere tipici italiani e i soliti ricorsi al Tar, nell’arco di 20 anni, è riuscita a realizzare i Giardini del Fuenti qualificando quest’angolo di Paradiso mentre altri scempi del passato, pensiamo alle cave di Erchie, lasciati alla mano pubblica, sono ancora come li hanno visti i miei occhi la prima volta.
Questa determinazione a fare qualcosa di straordinario, talmente straordinario che potesse cancellare persino il ricordo di ogni polemica, ha adesso il suo culmine nel ristorante Volta del Fuenti, sempre in attesa che siano dati i permessi di costruire le suite là dove negli anni ’80 c’era una discoteca dove hanno ballato intere generazioni dai Camaleonti alla New wave anni ’80. Un ristorante che ha aperto in Primavera dopo le incertezze del Covid.
Per fare le cose perbene la famiglia (la gestione è adesso ai figli di Titti) ha scelto due fuoriclasse di cui riportiamo le biografie: Michele De Blasio e Giovanni Baccaro, sala e cucina
Nato a Sarno nel 1985, De Blasio ha mosso i suoi primi passi quando era poco più di un ragazzo nella pasticceria del cugino. Conseguito il Diploma all’Istituto Alberghiero, ha continuato gli studi, frequentando il Master in Food & Beverage presso l’Università Bocconi a Milano e il corso di “Menù design and engineering” presso la Cornell University, oltre a un corso in “Science e cooking” alla Harvard University in collaborazione con Ferran Adrià. I suoi maestri sono stati Riccardo Camanini e Alfonso Iaccarino, ma ha avuto modo di continuare il percorso di specializzazione e di studio con i fratelli Pourcel, Alain Ducasse, Pierre Gagnaire, Arzak, Rasmus Kofoed, Seji Yamamoto, Arnaud Lallement, Martin Berasategui, Jose Andres. Ha lavorato per 5 anni come Chef di Cucina al ristorante Capo d’Orso, in Costiera Amalfitana, per poi approdare al fianco di Pino Lavarra al Ritz Carlton di Hong Kong. È poi rientrato in Italia, dove ha lavorato con il ruolo di Chef al fianco dello chef stellato Raffaele Vitale. Nel 2018 ha firmato il menù del ristorante italiano del Ritz Carlton di Osaka in Giappone e qui, con lo chef Gabriele Milani del ristorante Lasarte di Barcellona 3 stelle Michelin, hanno avviato la promozione con una cena a quattro mani.
Riportiamo anche la biografia di Giovanni Baccaro, giusto per gradire
Giovanni Baccaro è nato a Cisternino (Brindisi) nel 1982, dove fin da piccolo ha coltivato la passione per i viaggi e per l’ospitalità, iniziando il suo percorso professionale nel mondo del turismo e conseguendo il diploma di Operatore per i Servizi Turistici. Nel corso degli anni, Giovanni ha frequentato il corso di Sommelier AIS e W.S.E.T., il corso A.I.B.E.S. e i Master Professionali con CIPAS, Master in Food & Beverage Management e Master in Budget Hotel & Marketing. Il percorso professionale di Giovanni ha avuto inizio con stage formativi presso agenzie e tour operator, e in seguito, sulle navi da crociera. Appena terminata la scuola, Giovanni ha lavorato presso la Masseria San Domenico, parte di Leading Hotel of the World, dove per tre anni ha ricoperto diverse mansioni. Successivamente, ha lavorato in Svizzera, al Palace Hotel di Gstaad, e in Inghilterra, per diversi anni a Londra, prima con lo chef Philip Howard al The Square Restaurant (due stelle Michelin), a Ritz Hotel e, infine, al Lanesborough Hotel, prima con lo chef Heinz Beck, e poi con lo chef Eric Frechon (stella Michelin). Dopo l’esperienza in Inghilterra si è trasferito a Monaco di Baviera, dove ha lavorato con lo chef Holger Stromberg (stella Michelin). Rientrato in Italia, ha continuato il percorso professionale presso l’Hotel Il Pellicano (ristorante 1 stella Michelin) e ha curato l’apertura del ristorante Casamatta (1 stella Michelin), con lo chef Pietro Penna. Prima di approdare a Giardini del Fuenti, ha rafforzato la sua esperienza, lavorando presso Il Borro Relais & Chateaux, con lo chef Andrea Campani, e a Borgo San Felice, sotto la guida dello chef Enrico Bartolini.
Due grandi professionisti, insomma, che hanno girato mezzo mondo e che adesso sono qui, non per una apertura estiva, ma per un ristorante da cui si ammira tutto il Golfo che nei piani della proprietà sarà aperto da Pasqua a Natale, come succedeva prima per tutti i locali importanti delle due Costiere e come pochi fanno ancora.
Tra essenze mediterranee e boungaville, l’orto della frutta, delle verdure e degli ortaggi, il servizio spiaggia, il servizio aperitivi e bar, vola adesso la formula gourmet, un fine dining di cui c’era oggettivamente bisogno in questo tratto, a soli quattro chilometri dall’uscita Vietri sul Mare della Napoli- Salerno, facilmente raggiungibile e con comodo parcheggio che è la vera ossessione incubo di chi gira in Costiera. Si colloca fra due stellati, Re Mauri a Vietri e Faro di Capo d’Orso a Maiori.
I prezzi dei menu degustazioni sono 120 euro Origini (5 portate più aperitivo e piccola pasticceria) e 150 Riflessioni (otto più aperitivo e piccola pasticceria) più una serie di combinazioni come abbinamento (per i milanesi pairing): la carta dei vini è molto ben posizionata sulla Campania anche se ovviamente, con qualche eccezione manca, di profondità, buona sulla Francia e sul resto d’Italia, debole su Puglia, Basilicata, Sicilia e Calabria che vanno assolutamente rinforzate. Moltissimi vini naturali, oggi molto di moda.
Cosa si mangia alla Volta del Fuenti, il menu di Michele De Blasio
Il menu è scoppiettante, la barra viene sempre tenuta sulla freschezza, ma si vede che la valorizzazione delle produzioni locali gode di diverse tecniche: è una proposta non ideologica perché non si piega unicamente alle acidità e all’amaro, ma mette la giusta morbidezza quando necessaria, non lesina sul sale, usa l’olio come bandiera ma aggiunge il burro quando necessario. Grandissima attenzione ai dettagli, piccole cineserie l’aperitivo, freschissimo il finale dolce affidato alla frutta dell’orto oltre che alla buona esecuzione dei dolci. Buonissimi i pani da cui bisogna saper resistere, non come noi che abbiamo ceduto, per evitare di riempirsi anzi tempo.
Questo piatti ingrassa i gamberi senza far perdere loro la freschezza iodata, la ‘mnduja si avverte solo alla fine. Un boccone davvero spettacolare e ben eseguito.
Qui forse l’esibizionismo tecnico ha preso un po’ la mano, ma alla fine riconoscerete la materia.
Un piatti appagante, piacione, quell oche ci vuole quando arriva la pasta. Ma non pesante
Grandissimo risotto, ben eseguito, mantecato ottimamente con il burro.
La speghetto freddo con salsa di ostriche non sono una novità, me questo è perfetto
Buonissima materia prima, la semplicità al potere.
Questo è un antipasto che abbiamo chiesto dopo, il gioco è tuttop sulla consistenza dei cicoli degli sconcigli, il palato è ben rinfrescato dal limone.
Piatto misto di chiaro gusto napoletano, davvero interessante e soprattutto goloso come deve essere qualsiasi piatto di pasta.
Pre dessert, dessert e finale di frutta chiudono il pranzo in leggerezza.
CONCLUSIONI
Questo ristorante a nostro modesto avviso vale molto più di una stella Michelin e speriamo che gli ispettori venga: carta e menu esprimono carattere e personalità di chi li ha pensati e sono il risultati di un aggiornamento compiuto e moderno delle principali tendenze. Intanto vi diciamo che è un punto di riferimento sia per gli appassionati che per le persone che amano frequentare posti dove il cliente è al centro e viene prima dell’ego dello chef. I tavoli sono molti distanziati, in tutto una quarantina di posti tutti con vista sull’infinito o molto comodi su divanetti a centro sala, al centro della volta protesa verso il Golfo. Una esperienza da non perdere, che arricchisce lo straordinario momento che viene vissuto in questa ripresa in Campania dove è davvero difficile stare appresso a tutte le novità. Potete venire qui durate la stagione, godervi una giornata di mare e poi cenare al fresco. Cosa volere di più dalla Terra degli Dei se non l’atarassia e il distacco dagli affanni, che è poi l’essenza della felicità. Bis di spaghetto freddo, per favore.
La Volta del Fuenti
km 47+300, SS163-Comune di Vietri sul Mare
Tel. 089 210653
Sempre aperto la sera, chiuso il lunedì
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