Da Paternopoli a Luogosano: il racconto dell’Irpinia tra il Megaron di Valentina Martone e i vini di Marianna Venuti

di Ornella Buzzone

Ci sono luoghi che nascono come attività di famiglia e luoghi che, col tempo, diventano qualcosa di più: una dichiarazione d’amore verso il proprio territorio. Il Megaron di Paternopoli appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. La sua storia affonda le radici negli anni Ottanta, quando il padre di Valentina Martone, professore di latino e uomo di grande intuizione, decise di dare vita a una grande sala ricevimenti. Fu proprio lui a inventare il nome “Megaron”, attraverso un anagramma del cognome di famiglia, Martone, ispirandosi al significato antico del termine greco: la grande sala, il luogo dell’accoglienza, dell’incontro e della convivialità.

All’epoca il Megaron era una struttura imponente per il territorio, una sala di oltre quattrocento metri quadrati destinata a matrimoni, ricevimenti e grandi eventi. Un progetto nato anche con un obiettivo preciso: creare un’attività che potesse essere gestita dai suoi tre figli, costruendo così un patrimonio familiare destinato a durare nel tempo. Ma le storie più belle sono quelle che sanno evolversi.

Nel 2000, Valentina prende in mano quel sogno e lo trasforma. Nata letteralmente in quelle cucine, cresce osservando il lavoro del padre, ma comprende presto che la ristorazione sta cambiando e che l’Irpinia merita un racconto diverso. Mentre i fratelli scelgono altre strade professionali, lei resta. È la sola a raccogliere l’eredità familiare e a reinterpretarla con coraggio e visione. Così il Megaron smette di essere soltanto una location per eventi e diventa un ristorante identitario, profondamente radicato nella terra irpina. Valentina costruisce una cucina che parla il linguaggio della stagionalità, del chilometro zero e della memoria contadina.

Gli orti di famiglia, l’olio prodotto in casa, il pane preparato ogni giorno e una ricerca costante sulle materie prime locali diventano gli strumenti con cui raccontare un territorio spesso poco conosciuto ma straordinariamente ricco. Ogni piatto è un tassello di questo racconto.

Tra le preparazioni simbolo spicca la celebre polpetta di Valentina, impreziosita dal tartufo: un boccone intenso, avvolgente, capace di concentrare in pochi morsi tutta la profondità della cucina irpina. Un piatto che non manca mai in carta e che è diventato negli anni una vera firma gastronomica.

Il percorso è continuato con una straordinaria minestra maritata impreziosita dalla pezzentella, il tipico cotechino irpino che dona profondità e carattere al piatto, esaltando una delle preparazioni più identitarie della tradizione contadina campana.

A seguire gli ziti al ragù vegetale, una rilettura raffinata e contemporanea di uno dei grandi classici del Sud, dove la ricchezza del condimento non deriva dalla carne ma da una lunga lavorazione delle verdure e degli ortaggi del territorio. Poi il sorprendente cappuccino di cannellini con pomodoro secco e pan brioche salato.

Poi arriva il dessert. E qui emerge forse il tratto più autentico della cucina di Valentina Martone.

Il panettone al cioccolato con broccolo aprilatico, fior di sale e pera all’Aglianico è molto più di un dolce: è la sintesi perfetta della sua filosofia gastronomica. Da anni, infatti, Valentina è una delle più convinte ambasciatrici del broccolo aprilatico di Paternopoli, presidio agricolo e simbolo identitario del territorio. Un prodotto raro, delicato e prezioso, che raggiunge il suo massimo splendore tra la fine di aprile e la metà di maggio e che la chef utilizza non soltanto nelle preparazioni salate, ma anche in confetture, creme e interpretazioni dolci che ne esaltano l’incredibile complessità aromatica. Il broccolo aprilatico racconta l’Irpinia esattamente come la racconta Valentina: senza scorciatoie, rispettando i tempi della natura e custodendo un patrimonio agricolo che rischierebbe altrimenti di scomparire. A rendere ancora più completa l’esperienza al Megaron è il lavoro svolto in sala dal marito di Valentina. Attraverso un racconto coinvolgente e mai didascalico, accompagna gli ospiti alla scoperta dei produttori, delle storie e delle tradizioni che vivono dietro ogni piatto, trasformando il pranzo in un autentico viaggio nel cuore dell’Irpinia. Un percorso che trova il suo naturale completamento nei vini di Marianna Venuti.

Ad accompagnare il percorso gastronomico del Megaron troviamo i vini di Marianna Venuti, una delle figure più interessanti del panorama vitivinicolo irpino contemporaneo. La sua azienda nasce a Luogosano, nel cuore della denominazione Taurasi, in un territorio dove la viticoltura è parte integrante della cultura locale. Marianna ha scelto di valorizzare il patrimonio varietale dell’Irpinia attraverso una produzione che mette al centro l’identità del territorio e la riconoscibilità dei vitigni autoctoni, dall’Aglianico al Fiano, passando per le altre espressioni più rappresentative della provincia avellinese. Le sue etichette raccontano un’Irpinia elegante, autentica e contemporanea. Vini che non cercano la potenza fine a sé stessa, ma che puntano sull’equilibrio, sulla profondità e sulla capacità di raccontare il luogo da cui provengono. Tra le produzioni più rappresentative dell’azienda spicca la linea Venum, il progetto che meglio racconta la filosofia produttiva di Marianna Venuti. Si tratta di una collezione di tre etichette che valorizzano alcune delle più importanti denominazioni irpine: il Fiano di Avellino DOCG e due interpretazioni del Taurasi DOCG Riserva. Vini che nascono da una selezione accurata delle migliori uve e da lunghi affinamenti, pensati per esprimere tutta la complessità e la capacità evolutiva dei grandi vitigni dell’Irpinia. Il Fiano si distingue per eleganza, profondità aromatica e straordinaria longevità, mentre i Taurasi Riserva rappresentano la massima espressione dell’Aglianico, con struttura, carattere e una raffinata impronta territoriale. La linea Venum incarna perfettamente la visione di Marianna Venuti: custodire la tradizione vitivinicola irpina e allo stesso tempo proporne una lettura contemporanea, capace di parlare agli appassionati più esigenti senza perdere il legame con la propria terra. Durante il pranzo al Megaron, i vini di Marianna Venuti non hanno svolto il semplice ruolo di accompagnamento, ma sono diventati parte integrante del racconto. Ogni calice ha dialogato con la cucina di Valentina Martone, creando un filo conduttore che unisce due interpretazioni differenti ma complementari dello stesso territorio. Da una parte la cucina agricola, identitaria e profondamente radicata nella tradizione irpina di Valentina; dall’altra i vini di Marianna, capaci di tradurre nel bicchiere la stessa autenticità, la stessa ricerca e lo stesso rispetto per la terra. L’incontro tra Megaron e Marianna Venuti rappresenta così molto più di un abbinamento gastronomico: è l’unione di due eccellenze irpine che hanno scelto di costruire il proprio futuro partendo dalle radici. Due eccellenze irpine che percorrono strade diverse ma parallele. Due storie di coraggio, passione e appartenenza. Ed è forse proprio questa la sensazione che si porta a casa chi lascia il Megaron: quella di aver vissuto qualcosa di profondamente autentico. Non soltanto un pranzo, ma il racconto di una famiglia, di una terra e di una visione che continua a guardare al futuro senza mai dimenticare le proprie radici.

Megaron 
Via Neviera 11, 83052 Paternopoli (AV).
Prezzo medio: 50-70 euro.

Cantina Marianna Venuti 
Via Piesco 7, 83040 Luogosano (AV)


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