Street food, l’astronave Mauro Uliassi

Pubblicato in: Curiosità

di Leo Ciomei

Street-food.  Un paio di parole inglesi per dire quello che in Italia chiamiamo cibo da strada, cioè quello che mangiamo da secoli acquistando da chioschi e banchetti panini, pizze e focacce.  Da qualche tempo un’associazione chiamata Streetfood si occupa di questo cibo promuovendolo in tutta Italia.

E proprio la scorsa settimana si è concluso il BBC Wine Tour, organizzato da Streetfood, tour che ha avuto tappe in Piemonte e Toscana, in unione con i migliori produttori di vino. A San Casciano Val di Pesa (FI) domenica anch’io ho voluto provare cosa è oggi il cibo da strada, al di fuori dei più classici pizza, arancini e panini con la porchetta diffusi in tutta Italia.

Erano già diversi mesi che sentivo parlare del nuovo progetto di Mauro Uliassi (non serve che scriva chi è, vero ?) riguardo lo streetfood e, conoscendo Mauro, non nutrivo dubbi sulla buona riuscita di questa idea.   Ma, come si usa dire da queste parti, “prima provare poi parlare”.  Gli articoli sul web abbondano ma la sensazione è che i molti “giornalisti” (sostantivo abusato: qualsiasi editor di blog diventa automaticamente giornalista – magari..) pontificanti non abbiano mai assaggiato le sue nuove specialità da strada.

A pancia vuota mi sono apprestato a provare un po’ di trapizzini. Sì, trapizzino, un connubio fra tramezzino e pizza, creazione del fornaio Stefano Calegari di Roma che ne ha concesso l’utilizzo a Uliassi per il suo street-food.

La caratteristica principale del trapizzino è quella di essere chiuso da un lato così da poter accogliere e assorbire il sughetto del ripieno inserito.  Naturalmente l’impasto con cui è fatto è eccellente ed è un perfetto mix fra croccantezza e morbidezza della mollica. Lo spiega molto bene la blogger Vissia sul suo sito.  Le specialità inverno/primavera sono tre:  trapizzino di pollo alla cacciatora, di trippa alla canapina e, non testato, con piselli e seppie.

I prodotti sono precotti e vengono scaldati al momento dalle abili mani degli chef uliassiani: domenica per dire c’era quel gaudente di Paolini, l’altro Mauro, vice di Uliassi a Senigallia, non proprio l’ultimo arrivato.

Non a caso sono stati scelti ingredienti in cui la ripassata in padella non pregiudica affatto la riuscita della pietanza (anzi, la trippa del giorno prima riscaldata è pure meglio!).

Capitolo gusto.  Sia quello con il pollo che quello con la trippa sono ottimi, la schiacciata croccante e aromatizzata fa da contenitore al denso sugo e alla morbida trippa, e pure quello con il pollo, di solito ostico nel pane, va giù che è un piacere.   Un plauso alla leggerezza: dopo un trapizzino e mezzo, una porzione di lasagne al pesce (buona) e tre bombolini farciti (bòni esagerati, chi è stato a Senigallia li conosce, ne mangerei a dozzine) mi sono fatto pure un vassoietto di crostini al lampredotto, stufato e trippa al chiosco accanto e un pezzo di asado alla griglia argentina. Quasi quasi prendevo anche un’invogliante granita di caffè con mascarpone…

Capitolo beveraggio. Limitata la scelta delle bevande, manca il vino ma probabilmente per non creare concorrenza al vicino stand dei vini toscani.  Aggiungerei qualche buona birra in bottiglia perchè quella in lattina “nunsepòvedè”.  In compenso non manca il mojito frozen…

Capitolo immagine. Nell’ambito di una rassegna dedicata al Chianti e al cibo di strada la “roulotte” tecnologica marchigiana col suo insolito design futuristico e le forme arrotondate spiccava rispetto ai soliti camioncini con banco a vista della concorrenza (porchetta, olive all’ascolana, frittura, arrosticini e stigghiole).  Credevo di trovarmi davanti un rimorchio lungo come un camion e invece il “locale” creato dal designer Mirko Gabellini è compatto anche se tutto è studiato nei minimi particolari sia all’interno che all’esterno.  Piastre radianti, microonde, sifoni, forni e frigoriferi sono incastrati ben bene e, a vederli lavorare, mi sembra che con la giusta coordinazione riescano a muoversi agevolmente pur in spazi ridotti.

Capitolo prezzi.  La qualità si paga: i trapizzini costano sei euro l’uno ma siamo su pianeti diversi rispetto ad un industriale hot-dog o ad un panino con la porchetta, per non parlare di banali kebab o mosci tranci di pizza.

Un’esperienza da ripetere, in particolare con le nuove creazioni estive in arrivo.


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