I fratelli Tammaro raddoppiano a Monterusciello. Dopo Uvadoro Santa Chiara, la Falanghina flegrea della solidarietà, Terra di Ruscello, Rosso Campania Igp 2022.
Un matrimonio riuscito tra vino, pomodoro e Gastronomia Agricola
di Giulia Cannada Bartoli
Siamo nel cuore dei Campi Flegrei, terra, se possibile, ancora più tormentata in questi ultimi mesi, a seguito della più forte scossa degli ultimi 40 anni, lo scorso 31 luglio.
Monterusciello è una frazione di Pozzuoli, collegata alla città dall’antica via romana Domitiana. Il quartiere si estende per circa quattro chilometri quadrati. Monterusciello doveva essere molto più di un quartiere. Si tratta, infatti, della più recente città di fondazione, costruita in Italia, a seguito del fenomeno bradisismico che determinò nel
1983, l’evacuazione forzata di quasi ventimila abitanti dal centro storico, il Rione Terra di Pozzuoli. L’intento era di costruire un ambiente civico diffuso, “una città normale”. Costruite a tempo di record, in soli quattro anni, le case, la Chiesa, la piazza del Comune di Agostino Renna, l’Edificio per il Commercio di Fabrizio Spirito. In seguito, troppe strutture pubbliche non sono mai state completate e utilizzate appieno…
Qui s’inserisce il Progetto MAC, Monteruscello Agrocity che propone una serie di attività con l’obiettivo di rigenerare l’ambiente cittadino e, allo stesso tempo, combattere la precarietà del quartiere, dove le attuali problematiche del contesto sociale, si combinano con un difficile tessuto urbano, caratterizzato da anonimato e decadimento degli spazi comuni. MAC è un’iniziativa progettata per catalizzare lo sviluppo sostenibile che investa ogni aspetto del quartiere. Al cuore di quest’ambiziosa proposta, l’adozione di pratiche di agricoltura sostenibile. Il proposito è trasformare il paesaggio urbano in un armonioso connubio tra vitalità dell’ambiente cittadino e ricchezza offerta da pratiche agricole consapevoli.
La sfida si è incentrata sul recupero di tanti ettari abbandonati del territorio, che gli abitanti consideravano come discarica. Il Comune di Pozzuoli, grazie anche al prezioso intervento del suo progettista, Agostino Di Lorenzo, ha vinto un bando (in Italia solo due città ce l’hanno fatta: Bologna e Pozzuoli!) per cinque milioni di euro. Con un saldo del progetto, l’Amministrazione ha lanciato un avviso dedicato a un piano di riqualificazione e gestione agricola di 50 ettari.
La società Vivaistica Tammaro di Pozzuoli con il ramo Cumadoro, ha assunto il ruolo di capofila per la promozione del Pomodoro Cannellino Flegreo. L’Associazione dei Produttori del Pomodoro Cannellino Flegreo si è aggiudicata il bando. Nel luglio 2025 si è costituito il Comitato Promotore della Dop.
L’azienda florovivaistica, guidata da Giovanni Tammaro – attualmente Presidente di Confagricoltura Napoli – e suo fratello Vincenzo, nasce ufficialmente con papà Ciro Tammaro, nel 1985. Dalla fine degli anni ‘90, i due fratelli si accorgono di essere
particolarmente capaci nella riproduzione delle piante e imprimono una forte spinta innovativa all’azienda, assumendone la guida intorno al 2010. Oggi si coltivano piantine da ortaggi, aromatiche, alberi da frutta e agrumi, stelle di natale, ciclamini e piantine biologiche.
La storia però, va molto più indietro: siamo nel 1916, nelle vicinanze del Parco Archeologico di Cuma. Qui Giovanni Tammaro, nonno dei fratelli Tammaro, aveva in gestione un bell’appezzamento di terra, dove coltivava già, con suo figlio Ciro, il Pomodoro Cannellino, patate, ortaggi, frutteto a pesche (tipiche di questa zona) e, naturalmente Falanghina e Piedirosso. La produzione era destinata all’autoconsumo ma, anche per il mercato. I Giovanni e Vincenzo da ragazzini, in questa terra, insieme con nonno e papà, sono cresciuti e hanno imparato ad amarla e coltivarla. I due fratelli non hanno mai abbandonato Pomodoro Cannellino, Falanghina e Piedirosso. Oggi gli ettari coltivati a pomodoro sono oltre 50 e 5 quelli vitati (4 di Falanghina e 1 di Piedirosso), che nascono dalla vigna di famiglia a piede franco, poi ampliata.
Nonna Teresa, la mamma dei fratelli Tammaro, è instancabile: si divide tra la produzione del Cannellino e la cucina della gastronomia di famiglia, Radì. In cucina e nell’orto con lei, papà Ciro e Nonna Rosaria, la suocera di Giovanni.
Tornando al progetto di Monterusciello: qualche ettaro non aveva bisogno di essere bonificato, si trattava di quello che oggi è il Vigneto Santa Chiara, a ottobre 2025, classificato come Igp Campania, poiché la cantina per la vinificazione in area flegrea, non è stata ancora ultimata. Il nome della vigna deriva dalla vicina Torre Santa Chiara, così chiamata con riferimento al monastero dell’ordine delle Clarisse a Napoli, proprietario per circa 5 secoli, dal 1326 al 1808, di un vasto territorio flegreo, inclusa Monterusciello. La torre fu fatta edificare nel XVI secolo a scopo difensivo. La testimonianza che Monterusciello fosse di proprietà del monastero, viene dal ritrovamento di alcune lapidi con incisi i simboli eucaristici di calice e ostia. Le lapidi furono volute dalla monaca Anna Caterina di Costanzo, di origine puteolana.
Gli ettari di Monterusciello sono, comunque, regolarmente iscritti alla Dop Campi Flegrei. Si tratta di un piano più ampio, all’interno del Progetto Monteruscello Agrocity (Mac): non è prevista solo la produzione di vino ma, grazie alla presenza di un’antica masseria da recuperare, sono in campo future attività di enoturismo e oleo turismo. Il territorio bonificato e riconvertito comprende infatti, anche 5 ettari di uliveto delle varietà Ravece, Pendolino e Grappoletto da cui si produce olio Evo con particolari caratteristiche organolettiche grazie alla natura vulcanica del terreno.
I Campi Flegrei hanno dalla loro parte la straordinaria storia e bellezza dei luoghi. In quale altro paese al mondo è possibile trovare vigneti che prosperano tra leggendarie vestigia di templi greci o romani? O coltivazioni di Pomodoro Cannellino Flegreo all’interno del Parco Archeologico di Cuma? La biodiversità colturale e culturale dei Campi Flegrei costituisce uno strumento eccezionale di promozione e potente volano di sviluppo economico e turistico. Già i Romani avevano intuito l’unicità dei luoghi flegrei, trasformandoli, non solo, in bacino di risorse di eccellenze enogastronomiche, ma, soprattutto, in destinazione “turistica” ante litteram, stabilendovi lussuose ville e bagni termali. Più avanti nei secoli, i Campi Flegrei sono stati destinazione meravigliosa e privilegiata dei viaggiatori del Grand Tour che ne hanno valorizzato le bellezze archeologiche, paesaggistiche ed enogastronomiche. Non è scontato ritrovare in uno stesso luogo, storia, incantevoli bellezze naturali e poter anche assaggiare eccellenze agricole ed enologiche, introvabili altrove. Acquisire questa consapevolezza è il primo passo verso una reale crescita e affermazione dei Campi Flegrei come destinazione turistica esclusiva.
Oh, e adesso parliamo di vino. Dopo la Falanghina Santa Chiara, sul fronte dei rossi, è entrato sul mercato a settembre 2026, “Terra di Ruscello” 2022, un blend da Piedirosso flegreo al 30% e Aglianico irpino al 70%. Il vigneto flegreo è a Monterusciello (Pozzuoli), mentre, quello irpino è a Castelfranci, area d’elezione dell’aglianico. Il progetto enologico è dell’irpino Francesco Moriano, diplomato all’Istituto Tecnico Agrario ‘Francesco De Sanctis’ di Avellino, con specializzazione in Viticoltura ed Enologia, attivo da anni in note realtà irpine e alla sua prima esperienza in terra flegrea.
Le uve sono vinificate e affinate separatamente, solo alla fine i vini sono assemblati. Numerate le bottiglie prodotte: 1.664 e 100 Magnum. I terreni sono sabbioso di origine vulcanica con importanti dotazioni di potassio, anidride fosforica e ossido di calcio, quello flegreo, e argilloso calcareo, quello irpino. Altezza sul livello del mare: 220 m. (Campi Flegrei) e 480 m. (Irpinia). Anno d’impianto, 2005. Si vendemmia nell’ultima decade di ottobre. La fermentazione avviene in acciaio, con macerazione di circa 20 giorni. Poi, il vino passa in tonneau di acacia, dove sosta per circa 3 anni. Dopo l’assemblaggio finale, il vino s’imbottiglia e riposa per ulteriori 12 mesi.
Il calice, in una bella serata tra amici di fine settembre, mancava pure il bicchiere da degustazione…, si presenta rosso rubino luminoso, abbastanza fitto, ma non troppo, grazie alla presenza del Piedirosso.
Il naso è intenso, si avvertono le note varietali di entrambe le varietà: più irruenti quelle dell’aglianico e gentili quelle del piedirosso. Frutti rossi succosi e carnosi misti a note vegetali. Spezie dell’aglianico e classica nota affumicata del piedirosso. Il sorso è pieno, morbido (alcol 13%) e, nello stesso tempo, fresco, di buona sapidità e persistenza, nel complesso di buona coerenza gusto – olfattiva. Il grado alcolico non si avverte al gusto e restituisce un calice di grande bevibilità.
La leggerezza e i profumi salmastri e vulcanici del Piedirosso flegreo si fondono bene con la struttura d’alta quota e i profumi dell’Aglianico irpino.
Il prezzo in enoteca sui 25,00, considerato il numero molto limitato di bottiglie e la durata dell’ affinamento, è abbastanza equilibrato.
L’abbinamento è presto fatto: Terra di Ruscello si sposa alla grande con la sontuosa cucina partenopea che la famiglia Tammaro propone da Radì Cucina di Casa, la Gastronomia Agricola aperta quest’anno a Varcaturo (Campi Flegrei). Evvai di ziti (spezzati a mano) al ragù, Gnocchi con ragù di Cannellino Flegreo, Pasta e patate con
provola, polpette, salsicce e friarielli, pollo ruspante al forno con patate e parmigiana di melanzane e perché no? Abbinamento perfetto con Piedirosso in purezza ma che per me, funziona anche con questo blend, Polpi alla Luciana. Manco a dirlo tutto di produzione propria.
Ma, il vino si presta anche ad accoppiamenti meno scontati come la Bistecca di tonno selvaggio con soffice di patate sotto cenere, porro bruciato, fondo bruno e tartufo di Punto Nave di Daniele Testa a Monterusciello.
Il filo rosso della solidarietà non si è spezzato. Monteruscello Fest, l’evento di beneficenza voluto da Giovanni Tammaro e Daniele Testa, a causa dell’instabilità meteo e dell’emergenza per la crisi bradisismica del luglio scorso, è stato solo rimandato al 2027, stay tuned…
Cumadoro, in collaborazione con Casa Mehari ha ideato un progetto all’avanguardia di agricoltura sociale per offrire a giovani speciali esperienze a contatto con la natura, promuovendo inclusione e serenità: ragazzi con disabilità, possono scegliere quest’esperienza non solo come terapia, ma, anche come mezzo per lavorare in autonomia. ll progetto “Vivaio sociale: coltiviamo inclusione” è un laboratorio di agricoltura inclusiva dove, questi giovani collaborano con i dipendenti. Al progetto partecipano educatori abilitati, agronomi e psicologi. La natura offre ai ragazzi speciali un ambiente inclusivo e terapeutico, favorendo il benessere, la riduzione dello stress e una connessione profonda con il mondo.
Questi due ragazzi ne hanno fatta di strada!
Cumadoro-Uvadoro, Az. Florovivaistica Tammaro, Strada Provinciale Cuma Licola, 11 – 80078 Pozzuoli (Na) tel. 081.2154101 – 328.1540750. www.cumadoro.it Enologo: Francesco Moriano. Ettari: 5 (in produzione). Bottiglie: 18.000. Varietà: Falanghina, Piedirosso e Aglianico. Vini: Santa Chiara, Falanghina, Campania Igp, Cumaè Spumante di Falanghina, Terra di Ruscello, Campania Rosso Igp.
Radì Cucina di Casa, Gastronomia Agricola. Via Ripuaria 118, 80014 Varcaturo (Giugliano in Campania – Na) Tel: 081.1776 6758. lunedì – sabato, h. 9:00/21:00. Domenica h. 9:00/16:00
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