Antonio Autiero, Nino Di Costanzo e Roberto Di Pinto dimostrano che l’alta cucina non è una gara di protagonismi ma un dialogo tra persone, territori e idee

di Tonia Credendino
La prima immagine che racconta questa serata non è un piatto, né un vino, né il panorama che dal de Bonart domina il Golfo di Napoli. È una cucina. È lì, pochi minuti prima dell’inizio del servizio, che incontro Antonio Autiero, Nino Di Costanzo e Roberto Di Pinto, tre chef accomunati da percorsi professionali differenti e da una stessa idea di ristorazione, riuniti per la sesta edizione di Cene Stellari in una data che assume un significato particolare: il primo anniversario di Deschevaliers Restaurant.
Non si tratta semplicemente di una cena a sei mani. Si tratta della fotografia di un progetto che, a dodici mesi dall’apertura, inizia a mostrare con chiarezza la propria identità. In una città dove l’offerta gastronomica di alto livello è ampia, dinamica e sempre più competitiva, la vera sfida non consiste soltanto nel proporre una buona cucina, ma nel costruire una visione capace di durare nel tempo.
A raccontare il percorso compiuto durante questo primo anno è Miriam Linciano, Hotel Manager del de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton, che parla di crescita, investimenti, attenzione ai dettagli e costruzione di una squadra. Elementi che possono sembrare scontati, ma che rappresentano il fondamento di qualsiasi progetto destinato a consolidarsi nel panorama dell’ospitalità contemporanea.
Il primo anniversario offre anche l’occasione per comprendere meglio la natura del progetto. Se il de Bonart Naples rappresenta il contenitore, ovvero la struttura alberghiera che negli ultimi anni ha scelto di investire con decisione nell’ospitalità di alta gamma, Deschevaliers Restaurant ne costituisce l’espressione gastronomica più ambiziosa. Il ristorante nasce infatti con l’obiettivo di creare un dialogo tra arte, cultura, territorio e cucina, costruendo un’identità autonoma pur rimanendo profondamente legato alla visione dell’hotel che lo ospita.
Non è un caso che il ristorante abbia scelto di chiamarsi Deschevaliers. Il nome trae ispirazione dall’opera Totem dell’artista napoletano Sergio Fermariello, collocata nella lobby dell’hotel, e richiama l’immaginario del cavaliere come simbolo di viaggio, ricerca ed esplorazione. Anche il logo del ristorante, firmato dallo stesso artista, interpreta questa figura attraverso un segno essenziale e dinamico che diventa metafora del percorso gastronomico proposto agli ospiti: un viaggio che parte dal territorio ma guarda costantemente oltre i propri confini.
Entrando al de Bonart si percepisce immediatamente che il lusso qui non viene ostentato. La posizione privilegiata sul Golfo, l’eleganza degli ambienti e il fascino della struttura rappresentano soltanto una parte dell’esperienza. A fare realmente la differenza è l’atmosfera. Il servizio si muove con naturalezza, senza rigidità, e riesce in qualcosa che oggi appare sempre più raro: far sentire l’ospite accolto. È una sensazione che nasce da un team giovane, preparato e coeso, capace di lavorare con professionalità senza trasformare l’ospitalità in una procedura. In un settore dove spesso si parla di eccellenza, qui si ha la percezione di trovarsi davanti a qualcosa di ancora più complesso: la coerenza.
Lo stesso equilibrio si ritrova nella proposta enologica guidata da Flavio Fusco, che ha costruito una carta vini ampia e internazionale mantenendo però uno sguardo costante verso la Campania. Le grandi etichette italiane e straniere convivono con una selezione accurata dedicata al territorio, dando vita a un percorso che accompagna la cucina con intelligenza e misura. Il vino non viene trattato come un semplice abbinamento, ma come una parte integrante dell’esperienza gastronomica.
Su queste basi prende forma il menu della serata e, soprattutto, la filosofia che sostiene il ristorante. La visione gastronomica di Deschevaliers porta infatti la firma di Nino Di Costanzo, chef consulente del progetto, che ha costruito la propria identità professionale trasformando i sapori della memoria campana in un linguaggio contemporaneo, elegante e profondamente riconoscibile. Attorno a questa visione si sviluppa il lavoro quotidiano del Resident Chef Antonio Autiero, scelto proprio da Di Costanzo per guidare la cucina del ristorante. Dopo importanti esperienze tra Campania e Lazio, Autiero interpreta questa eredità con personalità crescente, costruendo una proposta che unisce tecnica, sensibilità e profondo rispetto per la materia prima.
La sesta edizione di Cene Stellari offre l’occasione di osservare questa filosofia in dialogo con un’altra personalità di spicco della ristorazione italiana, Roberto Di Pinto, che apre il percorso con la sua Parmigiana Espressionista e firma uno dei piatti più interessanti della serata, il Capitone, foie gras e mela verde. Due proposte molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di reinterpretare la tradizione senza tradirla.
Nino Di Costanzo porta invece in tavola il Calamaro in carbonara e il Tortellino alla cacciatora, due piatti che sintetizzano perfettamente la sua cifra stilistica: trasformare il ricordo gastronomico in un esercizio di eleganza contemporanea senza perdere profondità e identità.
Antonio Autiero risponde con il Fusillone con ricci di mare, prezzemolo e capperi e con il dessert C’era una volta la crêpe suzette, confermando una cucina che guarda al Mediterraneo con precisione tecnica, equilibrio e rispetto assoluto per il prodotto.
Le portate si susseguono con naturalezza e ciò che colpisce maggiormente non è il singolo piatto, ma la capacità del menu di mantenere una sorprendente coerenza narrativa. Le personalità restano riconoscibili, ma nessuna prevale sulle altre. La cena si sviluppa come un racconto corale nel quale ogni autore conserva la propria voce contribuendo, allo stesso tempo, alla costruzione di una visione condivisa.
È probabilmente questo l’aspetto più interessante dell’intera serata. In un settore che tende spesso a valorizzare il singolo protagonista, Cene Stellari mette in evidenza il valore della collaborazione. Non soltanto tra gli chef, ma tra tutte le figure che contribuiscono alla riuscita dell’esperienza: cucina, sala, sommellerie, ospitalità e management. Un sistema complesso che funziona soltanto quando ogni elemento condivide la stessa direzione e lo stesso obiettivo.
A un anno dall’apertura, Deschevaliers Restaurant non appare più come una promessa. Appare come un progetto che ha trovato una direzione precisa. La sesta edizione di Cene Stellari ne rappresenta probabilmente la sintesi più efficace: una cucina riconoscibile, una squadra coesa, una carta vini costruita con criterio e la capacità di creare occasioni di confronto tra professionisti che condividono una visione contemporanea dell’ospitalità.
In una città che ha fatto della cultura gastronomica uno dei propri patrimoni più importanti, questo rappresenta un risultato tutt’altro che scontato. In un settore dove il successo viene spesso misurato attraverso riconoscimenti, classifiche e traguardi personali, il primo compleanno di Deschevaliers ricorda che i risultati più solidi nascono dalla capacità di costruire una squadra, una visione e un’identità riconoscibile nel tempo. In questo senso il primo anniversario del ristorante assume un significato che va oltre la ricorrenza: rappresenta la conferma di un progetto che ha saputo trasformare una visione in una realtà concreta, costruendo un ponte credibile tra ospitalità, cultura, arte e alta cucina.
Deschevaliers Restaurant de Bonart Naples, Curio Collection by Hilton
Corso Vittorio Emanuele 133, 80121 Napoli
+39 081 0902000
+39 081 0902821
reservations@debonartnaples.com
www.debonartnaples.com
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