Dieci Vermentino della Maremma da non perdere

Pubblicato in: I vini da non perdere
Vermentino Maremma

di Cosimo Torlo

La Maremma presa nel suo complesso è un’area territoriale che si estende per ben 5000km² tra Toscana e Lazio, un territorio che ha subìto profondi stravolgimenti nel corso del tempo. La sua immagine storica è stata per moltissimo tempo quella di una zona piena del silenzio di grandi stagni sui quali si specchiano le nuvole portate dallo scirocco, sulle mandrie di cavalli e sui butteri con l’immancabile frusciare delle cannucce, l’acquitrino sotto la macchia, i lavoratori stagionali che s’avventuravano nel latifondo, lo svernare di greggi, i carbonai nel bosco e l’invisibile ma funesta presenza della malaria.

Oggi la Maremma è chic, al pari di buona parte della Toscana è frequentata da visitatori provenienti da tutto il mondo che trovano lì meravigliose spiagge con alle spalle la macchia mediterranea doveil corbezzolo, il mirto e il lentisco emanano il loro meravigliosi profumi e alle spalle sentieri sui promontori, l’ulivo, il leccio e il cipresso, il segno etrusco, i borghi murati e le rocche medievali. E ovviamente la vite.

Il toponimo “Maremma” molto probabilmente deriva castigliano marismas che significa “palude” che nell’Alto Medioevo con il ristagno delle acque dei fiumi conseguente all’innalzamento dei tomboli (i cordoni d’acqua costieri) provocò l’impaludamento della parte bassa del territorio, con conseguente spopolamento. Così questo territorio, talmente florido in epoca etrusca e romana da poter essere definito “pingue granaio d’Etruria”, entrò in crisi.  Poi il 27 aprile 1828 il granduca di Toscana Leopoldo II emanò l’editto per la bonificazione Maremma a spese dello Stato. I lavori cominciarono alla fine del 1829 e vi furono impiegati ben 5.000 operai arrivati da varie parti della Toscana, da altri stati italiani e dall’estero.

Questa introduzione credo sia utile perché da sempre sono convinto che sia importante sapere un po’ la storia dei nostri importanti territori vitivinicoli, capire il percorso che ha portato quegli uomini e quelle donne a realizzare obiettivi una volta impossibili.  Oggi la Maremma Toscana del vino si distingue per la varietà del suo territorio; abbiamo a nord ovest le Colline Metallifere e a nord est verso il Monte Amiata. Sulle propaggini dei Monti Volsini, a est del fiume Fiora, nel comprensorio di Pitigliano e Sorano si trovano le colline e gli altopiani caratterizzati da suoli vulcanici e dai tipici borghi arrampicati sul tufo. Infine il promontorio dell’Argentario e l’Isola del Giglio dove la limitata ma preziosa viticoltura presente sui terrazzamenti a picco sul mare contribuisce non poco alla bellezza dell’ambiente.

Un grande lavoro di promozione e stato sviluppato nel corso degli ultimi anni dal Consorzio dei vini della Maremma valorizzando non solo i vini ma anche la sua storia, agricola e culturale, turistica e sociale per un Consorzio che oggi vede oggi vede associate 314 cantine, di cui 216 viticoltori (per la maggior parte conferenti uve a cantine cooperative), 1 imbottigliatore e 97 aziende “verticali” che vinificano le proprie uve e imbottigliano i propri vini per un totale di 6 milioni di bottiglie prodotte all’anno. La produzione abbraccia una grande e variegata presenza di vitigni, da quelli autoctoni; Ciliegiolo, Canaiolo nero, Alicante, Sangiovese, Pugnitello, Aleatico, Vermentino, Trebbiano, Ansonica, Malvasia, Grechetto a cui, a partire dagli anni ‘90, si sono affiancate varietà internazionali come il Cabernet Sauvignon, Cabernet franc, Merlot, Syrah, Viognier, Sauvignon, Chardonnay, Petit Verdot.

Tra i bianchi la varietà più diffusa, soprattutto sull’area costiera, è il Vermentino, la tipologia varietale della DOC più imbottigliata e più richiesta sul mercato. Una tipologia di vino che è uno dei vitigni col maggior numero di sinonimi conosciuti, veri o falsi che siano, ed è oggi considerato identico ad altre due varietà, Pigato e Favorita, le quali tuttavia, in certi casi, dimostrano caratteristiche genetiche e morfologiche non confrontabili con quelle del Vermentino.

È un vitigno con epoca di maturazione tardiva e una vigoria media, che preferisce i terreni asciutti, poco profondi, collinari e ben soleggiati, in particolare quelli vicini al mare, dove si esprime al meglio, tanto che è facile sentir dire che il Vermentino è un vitigno che ha bisogno di «sentire il mare». Le caratteristiche organolettiche dei vini ottenuti da uve Vermentino variano molto a secondo della zona di provenienza. I vini della Maremma sono contraddistinti da un’elevata varibilità aromatica, con aromi freschi e floreali, con note di frutta a polpa bianca e gialla e da una discreta acidità e freschezza, caratteristiche che lo fanno sempre più apprezzare dal pubblico.

Ed è di questo vitigno che mi occupo in questo mio articolo, 10 bottiglie degustate per avere un quadro ampio e approfondito di questa tipologia.

Colle Petruccio – Norcias 2020; giallo paglierino brillante, al naso buona la presenza di sentori agrumati e di macchia mediterranea con richiami floreali, discreta l’intensità e la freschezza.

Fattoria il Casalone – Pepi Lignana – Leopoldino 2020; giallo paglierino, al naso i sentori sono tipici con la frutta, pesca e fiori bianchi, in bocca ha bella personalità, buona acidità e complessità.

La Biagiola 2020; gran bel colore giallo con riflessi verdolini, all’olfatto impatta con forza con i suoi sentori di erbe aromatiche, agrumi, fiori bianchi. In bocca è seducente, fresco, elegante e molto intenso con le sue note minerali.

Bruni – Perlaia 2020; grande impatto olfattivo, spezie mediterranee, lavanda, polpa bianca, e squisita acidità che incontra morbidezza e ricchezza di materia, grande persistenza.

Terenzi – Balbinus 2020; colore giallo paglierino intenso, i sentori olfattivi sono ricchi di frutta pera, albicocca, e fiori bianchi, la beva ha ottimo equilibrio con una discreta persistenza.

Tenuta Dodici – Solo 2020; giallo paglierino intenso, olfatto tenue con richiami di frutta estiva matura, buona la connessione naso bocca anche se pecca sulla persistenza.

Argentaia – Nonnallegra 2020; sentori di salvia, rosmarino, e frutta bianca, in bocca ha piacevole intensità, così come l’acidità ma pecca di persistenza.

Acquagiusta – Terra Moretti 2021; tenue giallo che vira sul verdolino, al naso note di frutta bianca e fiori, in bocca ha media intensità, discreta acidità ma poca persistenza.

Burattini 2019; bel colore giallo paglierino che ammalia la vista, all’olfatto grande presenza di macchia mediterranea, agrumi e pesca. In bocca è intenso e ricco di acidità e sapidità. Squisita la beva, intensa e persistente.

www.consorziovinimaremma.it

 


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