Verona, Antica Osteria del Duomo. I Low cost padano-1

di Tommaso Esposito

Verona è bella anche così, quando il cielo minaccia tempesta e la folla dei turisti d’estate fa lo struscio per le strade.

Qualche noto ristorante, dove si pensava una sosta, è chiuso per ferie.

Sarà per la prossima volta.

E, allora, alla facciaccia del Maffi che si fregia lo stomaco con stelle e stelline d’oltralpe mi faccio un giro padano rustico e low cost.

Le botteghe sono aperte, intanto che le ciurme di giovincelli continuano a firmare il loro amore sotto l’androne della casa di Giulietta.

 

 

 

Uhm, c’è troppa aria di Sud e di isole da queste parti: Torre Annunziata, bufala, Carloforte, tarantello, Sorrento, Sila, Sicilia.

 

 

 

E c’è pure Pulcinella. E’ roba (buona, neh!) per i pigri che non valicano il Rubicone.

Ma qui, che cosa si mangia?

 

 

 

Primo indizio: cavallo. Sarà vero? Proviamo. Da reduce pugliese avrei qualche parametro di giudizio.

 

 

 

Veneri Carni Equine sta chiuso. Ecco l’ Antica Osteria al Duomo.

 

 

 

 

Ambiente simpatico. Un bancone per la mescita, una stretta cucina, due piccoli ambienti comunicanti con tavoli in legno, tovaglie in carta paglia e bicchieri da otto a litro, mezzo quartino. Saranno una trentina di coperti in tutto.

Menu graffito alla lavagna: bigoli al ragù d’asino, bigoli con le sarde, maccheroncini al ragù di coniglio, fusilli con pomodoro e ricotta di malga, pastissada de caval con polenta, sfilacci di cavallo con grana.

 

 

 

Vino Valpolicella sfuso.

 

 

 

 

Vado per i bigoli al ragù d’asino. A Montegrosso d’Andria ho assaggiato un filetto di ciuccio tenerissimo.

Sono di grano duro passati al torchio questi spaghettoni veneti. Dell’asino reso stracotto così non sento l’olezzo. Prevale la cipolla. Un po’ di cacio e passa. Il primo, suvvia, ci sta.

 

 

 

 

Vediamo il secondo: pastissada de caval con polenta.

Ho la scusa del temporale, ché è un piatto d’inverno.

Polenta di pregevole fattura, vellutata e morbida al palato, spiccato il sentore di granturco, ma tendente al neutro per la forza dirompente del caval.

Tirato a “pipare” (ricordiamoci che per il ragù napoletano c’è l’analogo peppeare o pippia’) per ore con l’Amarone e dopo due giorni di marinatura nel coccio.

Secondo tradizione.

Bene è andato pure il secondo. Gustoso

Tutto diviso in due con mezzo litro di rosso cantina se no la cena stasera non tira.

Vabbè sono appena le due e il tour che ci aspetta katà pede katà pede sarà tosto.

La consorte non molla.

Mannaggia, punta alla Torre dei Lamberti.

84 metri di altezza. Quanti scalini saranno?

 

Verona, Antica Osteria al Duomo
Via Duomo 7
Tel 045.8004505
Chiuso la domenica
Un primo, un secondo e il vino sui 30 euro

 


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