
Questa rubrica nasce con l’obiettivo di valorizzare il ruolo del sommelier in pizzeria, una figura sempre più centrale grazie alla crescente attenzione verso l’abbinamento tra pizza-vino. Una presenza fondamentale per offrire al cliente un’esperienza gastronomica completa, capace di unire gusto, racconto e cultura del territorio.
Ne parliamo con Anna Rotella. Classe 1989, calabrese, co-fondatrice di BOB Alchimia a Spicchi, progetto nato nel 2016 insieme al compagno Roberto Davanzo e diventato negli anni un riferimento non solo per la proposta gastronomica, ma anche per la qualità dell’accoglienza e del servizio. Alla guida della sala, Rotella ha costruito un’identità precisa e riconoscibile, fondata sull’ascolto, sulla cura del dettaglio e su una concezione contemporanea dell’ospitalità. Gli studi in sociologia e una naturale predisposizione alle relazioni umane hanno contribuito a definire un approccio professionale elegante e autentico, riportando il servizio di sala al centro dell’esperienza gastronomica. Un percorso che si intreccia da sempre con il mondo del vino, presente nella sua vita sin dai ricordi delle vendemmie di famiglia e del vino prodotto dal nonno per il piacere della convivialità. Negli anni, insieme a Roberto, Anna ha approfondito la cultura enologica attraverso viaggi, visite in cantina e degustazioni, contribuendo alla costruzione della carta vini di BOB. La formazione da sommelier e il costante investimento sulla preparazione del team di sala, attraverso incontri dedicati e percorsi con wine coach professionisti, riflettono una visione del servizio consapevole, contemporanea e sempre più qualificata. Insieme a Roberto Davanzo è inoltre ideatrice del BOB Fest, manifestazione enogastronomica che riunisce professionisti internazionali attorno ai temi del territorio, della solidarietà e dello scambio culturale. Oggi Anna Rotella rappresenta una delle voci più autorevoli della nuova generazione di imprenditrici della ristorazione italiana, capace di coniugare visione manageriale, cultura dell’accoglienza e valorizzazione del servizio con equilibrio e credibilità. «Il mio rapporto con il vino è nato in modo naturale, quasi silenzioso, attraverso la quotidianità e le persone che ho avuto accanto», racconta Anna nell’intervista. Un percorso fatto di memoria familiare, viaggi, incontri e condivisione, che si riflette nella sua idea di ospitalità: autentica, consapevole e profondamente legata alla convivialità.
Quando nasce il tuo interesse per il vino?
Credo fin da bambina, tra le giornate di vendemmia nelle campagne di Tiriolo, vissute come un momento di festa e condivisione. In famiglia si produce ancora il vino per passione, e mio padre mi faceva assaggiare il mosto durante quei momenti. Il mio interesse si è poi consolidato con il lavoro, affinando il palato attraverso viaggi e visite in grandi ristoranti, osterie e vigneti insieme a Roberto. È stato un percorso di scoperta continua, che ci ha portati a inserire molti dei vini assaggiati nella carta di BOB Alchimia a Spicchi. Nel 2018 ho iniziato il percorso da sommelier insieme a Roberto e al mio amico e collega Francesco Soluri. Da quell’esperienza sono nati i primi eventi con AIS e Slow Food, tra cui “Alchimia a Calici”. Francesco ha poi proseguito il suo percorso diventando sommelier di BOB, ruolo che ha ricoperto per anni con grande passione e competenza, oggi momentaneamente sospeso per motivi di salute, ma con la speranza di poterlo rivedere presto con noi. La formazione continua resta centrale: nel 2019 abbiamo attivato corsi interni per il team con un wine coach, Pier Francesco Multari. Fondamentale anche il confronto con figure come Alessandra Molinaro di Timo Studio Enogastronomico e coordinatrice Slow Wine Calabria. Il mio rapporto con il vino è un percorso nato spontaneamente, dettato dalla quotidianità e dalle persone che ho accanto.
La scintilla che ha dato vita a Bob Alchimia a Spicchi?
Il momento decisivo è arrivato quando lavoravo la mattina in un nido d’infanzia e la sera come babysitter in uno dei ristoranti più frequentati della città. Mi colpiva il contrasto tra cucina e sala: la concentrazione quasi tesa in cucina e la trasformazione in sala, dove tutto diventava leggerezza e relazione. La porta della cucina è, per me, un sipario tra il dietro le quinte e la scena: lì si gioca tutto, ma fuori deve arrivare solo equilibrio. Roberto aveva già intrapreso questo percorso. Notando il mio interesse, mi fece una domanda semplice: “Che ne dici se aprissimo un posto nostro?”. È stato il sì che ha cambiato tutto. BOB nasce nel 2016 con l’idea di creare un luogo che raccontasse la Calabria, la nostra etica e la nostra identità, evolvendosi negli anni fino a diventare ciò che è oggi.
Quali sono seconde te le qualità fondamentali di un buon sommelier?
La curiosità verso i territori e la capacità di raccontare il vino attraverso le persone che lo producono. Che si tratti di vigne sul mare o in alta quota, ciò che conta è la capacità di restituire il lavoro umano che c’è dentro ogni bottiglia. Mi affascina chi sa unire tecnica e narrazione, trasformando ogni degustazione in un racconto che va oltre il bicchiere.
La figura del sommelier in pizzeria come viene percepita?
È fondamentale una figura di riferimento in sala che sappia accompagnare l’ospite e valorizzare il vino in abbinamento alla pizza. Per questo abbiamo formato tutto il team, così da costruire basi solide anche su olio e specialty coffee. La preparazione del personale crea fiducia, stabilità e consapevolezza nel cliente.
Vino in pizzeria: cambia l’approccio rispetto al ristorante?
Da BOB non percepiamo una grande differenza, grazie ai tempi distesi e all’ambiente che invita naturalmente alla degustazione. Strumenti come il Coravin permettono inoltre di proporre anche calici più complessi senza vincolare la scelta. Diverso è il caso delle pizzerie con servizio rapido, dove la struttura della carta deve adattarsi ai tempi dell’esperienza.
Il pubblico del vino da Bob Alchimia a Spicchi si lascia consigliare?
La clientela è molto varia: i più giovani tendono a preferire birra o cocktail, ma dalla fascia dei vent’anni fino a quella più adulta il vino resta una scelta centrale. C’è chi si affida ai consigli e chi arriva con idee già definite.
I vini più richiesti?
Soprattutto vini calabresi: Magliocco, Gaglioppo, Greco Nero e Cirò. In carta trovano spazio produttori come Cataldo Calabretta, Sergio Arcuri, Tenuta del Conte e Ceraudo.
Il tuo abbinamento preferito
La mia scelta è la bollicina “Non Sense” di Casa Comerci, un Magliocco canino, abbinata a una pizzella di BOB con patate, mais e zafferano, patate al burro, gel di limone, panna acida, cialda di parmigiano e caviale Oscietra.
L’abbinamento più amato dai clienti
Come racconta Marco Pitaro, il pubblico si lascia guidare con curiosità, soprattutto i più giovani. Cercano vini capaci di sostenere il morso e accompagnare il palato nel ritmo della degustazione.
Il pubblico più curioso
I turisti sono spesso i più aperti alla scoperta. Molti, dopo l’esperienza, chiedono dove acquistare i vini assaggiati, sorprendendosi della ricchezza enologica calabrese.
Il punto di forza della carta vini di Bob Alchimia a Spicchi
La territorialità e il lavoro con vignaioli artigiani. Raccontare il loro lavoro direttamente dalla vigna permette di trasmettere con autenticità il valore del prodotto.
Il futuro del vino in pizzeria
Un linguaggio sempre più identitario, capace di unire sala e cucina in una narrazione coerente. La carta dei vini deve parlare con lo stesso tono del locale e diventare parte integrante della sua identità.
Eleonora Rescigno
Mario Ventura
Daniele Mari
Giovanna Urciuoli
Eva Gallo
Antonio Tutino
Giorgia Santuccione
Daniele Righi
Rocco Campana
Chiara Maggi
Antonia Chiodi
Vincenzo Ciriello
Antonella Mauriello
Enzo Coccia
Riccardo Squillace
Emanuel Matei
Cristiano Tirico
Alessandro Gismondi
Massimo Giovannini
Massimo Gazzi
Roberta Esposito
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