
di Tonia Credendino
Alle Logge di Palazzo delle Laudi, il taglio del nastro apre B.E.V.I. – Borgo Eccellenze Vinicole Italiane in un clima di autentica partecipazione. Accanto al sindaco Fabrizio Innocenti, all’assessora alla Cultura Francesca Mercati e agli ideatori della manifestazione, la cittadinanza prende parte a un momento emozionante, accompagnato dal brindisi inaugurale e dall’esibizione degli Sbandieratori di Sansepolcro. Tra i palazzi, le botteghe, le bandiere e il profilo delle torri, il centro storico restituisce la sensazione di entrare in un presepe vivo, nel quale ogni persona diventa parte del racconto.
È l’immagine che meglio introduce la seconda edizione di un evento nato per portare nella Valtiberina alcuni dei protagonisti del vino italiano e, nello stesso tempo, accendere una luce nuova sulla città. Sansepolcro possiede un’identità troppo forte per restare sullo sfondo. È la città di Piero della Francesca, della Resurrezione e del Polittico della Misericordia custoditi nel Museo Civico, delle architetture rinascimentali, delle botteghe e delle torri che ancora ne disegnano il profilo. Durante B.E.V.I. questa storia non viene separata dal vino, perché le degustazioni attraversano Via XX Settembre e le Logge, gli incontri entrano nella Biblioteca comunale, le masterclass occupano l’Auditorium di Santa Chiara e il suono manuale delle campane torna a scendere dal Duomo attraverso le mani del Gruppo Campanari Borgo Sansepolcro. Arte, tradizione, ristorazione e produzione locale diventano parti di uno stesso percorso.
A rendere possibile questo incontro è innanzitutto Tommaso Inghirami, uno degli ideatori della manifestazione e rappresentante della terza generazione di una famiglia profondamente legata alla storia produttiva del Borgo. Nel 1949 Fabio Inghirami avviò qui una manifattura di camicie destinata a diventare una delle esperienze più riconoscibili del Made in Italy. Tommaso raccoglie quell’eredità senza custodirla passivamente e, dopo il percorso professionale nella moda e nell’industria alimentare, dal 2018 si dedica anche al rilancio della Fattoria di Grignano, tenuta di famiglia nel Chianti Rufina.
Dentro B.E.V.I. la sua funzione supera quindi quella dell’organizzatore. Inghirami conosce Sansepolcro per appartenenza e immagina il vino come uno strumento capace di collegare la memoria imprenditoriale della città alle possibilità ancora poco raccontate della Valtiberina. Il suo progetto guarda a un territorio di confine fra Toscana e Umbria, segnato dal clima appenninico, dalle differenti altitudini e da esperienze vitivinicole che cominciano a cercare una fisionomia comune.
Accanto a lui, Luca Gardini porta una selezione di cento cantine italiane e un modo profondamente personale di interpretare il vino. Miglior sommelier d’Italia, d’Europa e del mondo, critico e comunicatore, Gardini conserva qualcosa di irregolare persino dentro una competenza costruita attraverso decenni di studio e degustazioni. Dietro l’apparente follia vive però un rigore assoluto. Il gusto personale non diventa mai disprezzo e un vino non viene respinto soltanto perché non corrisponde a un modello prestabilito. Quanto più possiede identità, unicità e carattere, anche quando rompe gli schemi, tanto più entra nel suo universo. Gardini ha fatto dell’eccezione una grammatica e dell’irregolarità la propria regola, sostenuta dalla memoria gustativa e dal rispetto per il lavoro del produttore.
Le aziende riunite a Sansepolcro non formano così una classifica, ma una geografia plurale del vino italiano, nella quale convivono grandi famiglie, cantine emergenti, territori celebri e denominazioni meno frequentate. La selezione diventa il punto di partenza di un’esperienza costruita sulla condivisione, mentre Cristiano Cini, presidente di AIS Toscana, restituisce alle degustazioni metodo e profondità. Durante le masterclass l’energia di Gardini e il rigore di Cini trovano un equilibrio efficace, capace di rendere il vino accessibile senza semplificarlo.
Nell’Auditorium di Santa Chiara, tra architetture e affreschi, tre appuntamenti riassumono differenti anime dell’enologia italiana. La verticale di Podere della Civettaja attraversa sei annate di Pinot Nero prodotto nel Casentino e racconta un vitigno condotto fuori dalle sue geografie più prevedibili attraverso l’ostinazione di Vincenzo Tommasi. La degustazione Sfumature di rosso mette in dialogo Sangiovese e Nebbiolo attraverso Biondi Santi, Cepparello, Sandrone e Mascarello, mentre la verticale di Guado al Tasso ripercorre l’evoluzione di una delle tenute più significative della famiglia Antinori.
La presenza di Mauro Mascarello consegna alla giornata uno dei momenti più intensi. Ottantotto anni, quasi sessanta vendemmie e una vita legata al Barolo si raccolgono nella voce di un uomo che continua a parlare del Monprivato con la precisione e l’umiltà di chi ha attraversato epoche diverse senza perdere il rapporto con la vigna. I riconoscimenti assegnati alla Marchesi Antinori e alla Mascarello Giuseppe e Figlio riuniscono idealmente Toscana e Piemonte, due storie lontane per dimensioni e linguaggi, accomunate dalla capacità di custodire e tramandare il valore del vino italiano.
Fuori dalle masterclass, B.E.V.I. prosegue nei luoghi della città. Il Ristorante Fiorentino, aperto dal 1807, introduce il territorio attraverso la cucina storica di Alessia Uccellini; i commercianti e i locali del centro incontrano i produttori; la Biblioteca comunale ospita confronti sui suoli, sul vinsanto e sulle prospettive vitivinicole della valle. Accanto ai grandi nomi trovano spazio cinque realtà dell’Alta Valle del Tevere tosco-umbra, Aliotti, Davide Del Gaia, Ombraluce, La Palerna e Tenuta Montione, prime voci di un territorio che non possiede ancora un’identità enologica compiuta, ma mostra condizioni e personalità meritevoli di attenzione.
Il percorso si raccoglie infine nelle sale del Borgo Palace Hotel, dove il Grand Tasting riunisce le cento cantine selezionate da Gardini. È il momento nel quale il vino torna protagonista in senso stretto, ma ciò che è accaduto nel centro storico ne ha ormai cambiato la percezione. Dietro ogni bottiglia rimangono le opere di Piero della Francesca, gli Sbandieratori, gli affreschi di Santa Chiara, il suono delle campane e una comunità che ha scelto di partecipare.
È questa la misura più autentica di B.E.V.I. Tommaso Inghirami lega il progetto alla storia produttiva e al futuro della Valtiberina, Luca Gardini riunisce vini capaci di esprimere identità, Cristiano Cini ne ordina il racconto, mentre il Comune e la città aprono luoghi, relazioni e prospettive. Sansepolcro non scompare dietro le cento cantine e le cento cantine non restano chiuse nei calici. Per due giorni appartengono allo stesso paesaggio, dimostrando che una manifestazione acquista davvero senso soltanto quando riesce a entrare nella vita del luogo che la accoglie.
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