Barolo, il fascino di Maria Teresa Mascarello

Pubblicato in: Città e paesi da mangiare e bere, Personaggi

– del Guardiano del Faro –

Ci vorrà ancora qualche anno di attesa per festeggiare il centenario, e non sarà il fatidico 2012 a poter cambiare qui le cose, perché qui la consapevolezza è già arrivata da un pezzo, non serve spiegare niente, basta guardarsi intorno, basta annusare l’aria, qui nel 2018 si farà un bella festa di centenario con le bottiglie di Bartolo e di Maria Teresa Mascarello, senza se, senza ma ; perché l’attaccamento alla terra pagherà sempre e darà indietro ancora di più, e non saranno i prevedibili e radicali cambiamenti di stile di vita comune che potranno alterare l’inalterabile. Io ho già prenotato una seggiola, vorrei esserci, anzi, più convinto, ci sarò! Probabilmente il denaro non sarà ne necessario ne, forse, disponibile, allora in cambio forse porterò una cassetta di carciofi, o una di zucchine trombetta, o se sarà d’estate dei pomodori cuori di bue, grandi come il cuore del Patriarca del Barolo.

Cose che non si possono ereditare, però il carattere c’è, e non lo scopriamo certamente oggi, Maria Teresa è una che non te le manda a dire, sbrigativa e sincera, pratica e diretta, però anche con qualche riserva di sorrisi e atteggiamenti meno duri di quanto vorrebbe fossero, sono piemontese anch’io, conosco la filosofia della cortesia alla piemontese ; non ci riesce a fare la dura e pura fino in fondo, meglio così, certe rigidità meglio abbandonarle.

Ci sediamo per un bicchiere Franco?
Lo so che devi guidare, però mica dobbiamo fare la verticale dell’anno, siamo qui in visita di cortesia.
La Freisa non è partita, ancora non si muove, però a sentirla bene in bocca qualcosa che frigge si comincia a sentire, la sua naturale esuberanza e il suo carattere capriccioso si farà forse attendere fino alla prossima primavera, ma non c’è fretta, intanto c’è qui il Dolcetto che nebbioleggia in leggerezza, lontano da tante grossolanità d’altrove.

Anche la Barbera è più rotonda e meno acida che presso altri produttori, sarà forse il terroir, già,  il terroir, sono solo cinque gli ettari di proprietà, sono decenni che sono solo cinque ettari, e quelli rimangono, e quelli connotano i vini Mascarello , figli del territorio del Nebbiolo, e quindi ovviamente l’attesa si sposta sull’attore protagonista, il Barolo.

Facciamo un veloce confronto tra un 2005 e un 2006?
Ok, no, un momento, stanno entrando le uve di dolcetto appena vendemmiate, Maria Teresa sorride e si scusa, prima del Barolo vuole andare a vedere le uve, con lo stesso entusiasmo e la stessa velata felicità o preoccupazione di una mamma che vede rincasare i bambini da scuola.
Com’è andata? Sembra bene, tutto a posto, possiamo tornare all’assaggio con il sorriso sulle labbra.

Il Barolo 2005 è godurioso, accidenti, alla cieca sembra un pinot nero di Borgogna che ricorda lo stile di un Louis Remy o Coche Dury. Il colore scarico e brillante, il naso tutto virato verso i frutti rossi : parte dall’albero del melograno e poi si rivolge ad un rovo di more, ecco anche le fragoline di bosco,  finendo poi in un fitto bosco di mirtilli che staccano la mente dalla Cote d’Or . In bocca è ancora più divertente, perché è goloso, c’è anche qui il sentiero parallelo che poi si incrocia nella golosità dei Bourgogne più ruffiani e beverini, c’è la gourmandise infinita che invita a ripetere l’assaggio ma bisogna fermarsi, non possiamo certo finirci la bottiglia Franco, devi guidare!

Proviamo il 2006. Caspita ! Ma sembra uscito da terroir completamente diversi. Invece no, è solo l’annata che ha cambiato le sensazioni. Il colore sembra leggermente più scuro, ma che succede, suonano alla porta, chi c’è’ ? Dei giapponesi? Ma guarda un po’, ce ne sono ancora in giro per la Langa . Ma questi sono professionisti, non turisti, si vede al volo, guarda lui come prende in mano il bicchiere con due dita di Barolo 2006 , prima di tutto lo ispeziona nel bicchiere in trasparenza ad un tovagliolo di carta bianca e solo dopo lunga pausa se lo passa sotto il naso. Ah, ecco, abbiamo qui addirittura il sommelier del Pescatore di Canneto, Hayashi Mototsugu con signora, quale onore. Bene allora incrociamo qualche commento, anche se dieci anni in Italia possono non bastare per una lingua ostica come l’italiano. Ma allora, ma questo bouquet 2006 è proprio diverso, le note floreali hanno a questo stadio rimpiazzato totalmente i toni di frutti rossi della 2005. Qui è la violetta che da il via al corso fiorito, fiori rossi ça va sans dire, e una certa austerità di fondo ritrovata coerentemente in bocca. Hayashi insiste a far roteare il vino nel bicchiere, ma si tiene per se le sensazioni, non parla più. Allora proseguo per conto mio e lo riassaggio , piuttosto ostico il ragazzo, meglio lasciarlo riposare, questo si farà, la stoffa c’è tutta, intanto c’è il 2005 da buttar giù senza pensieri. Ancora una cosa? Una cosa confidenziale. Lo vedi come sono i piemontesi, poco a poco si aprono, come il Barolo, e poi ti donano chicche nascoste ai più, come questo piccolo e dolce gioiello, un Barolino Chinato proprio figlio dell’annata 2005.

Che piacere chiudere così, tra speziatura e dolcezza.
Grazie Maria Teresa, alla prossima, anche prima del centenario, questo è certo.

p.s. consigli per gli acquisti, fin che si trova, Barolo Mascarello 2005.

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