
La curiosità è la base della crescita professionale nel mondo del vino. Il dilettante si ferma alle etichette più conosciute e le esibisce come trofei, il professionista parte dal mondo conosciuto da tutti per battere piste inedite scoprendo nuovi vini, nuove storie e accrescendo il proprio bagaglio cognitivo per metterlo a disposizione del cliente.
Può capitare così in uno stellato dove si è pronti eben equipaggiai con le regioni del momento di sentirsi dire: voglio solo vini locali. Ed è così che Riccardo Ricci, il sommelier de I Portici a Bologna, mi ha fatto fare un bellissimo percorso nei vini dell’Emilia Romagna, regione in grande fermento e in prima linea con il Lazio sul fronte dei vini naturali e biodinamici.
Questo Borgo di Nola vine prodotto dalla cantina Ca dei Quattro Venti sulle colline di Imola: Rita Golinelli e Mauro Mazza lasciano i loro mestieri e dal 1999 vivono la loro seconda vita coltivando cinque ettari e mezzo divisi in due parcelle a conduzione biologica certificata. Appena 16mila bottiglie, tutte ricche di personalità.
Come il Borgo di Nola 2018, da uve sangiovese e cabernet sauvignon (un 15%)fermentato ed elevato semplicemente in acciaio. Un rosso di grande vivavità, fresco, ricco di energia e di buon frutta croccante al naso e al palato che regala un sorso lungo con una chiusura precisa e pulita. Un gran bel bere che nasce a circa 500 metri di altezza su terreno argilloso calcare. I venti del mare si alternano a quelli di terra e con l’escursione termica regalano un vino verticale come si dice oggi, dove l’acidità la fa da padrona rendendolo ben abbinabile anche a piatti importanti. Il processo è coompletato da un anno di bottiglia che addomestica i tannini ribelli del sangiovese.
Via Fratelli Assirelli
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