Cinque Fiano da bere tutta la vita

Pubblicato in: Verticali e orizzontali

Luciano Pignataro e Roberto Di Meo

Passano gli anni, non sappiamo quanti ne restano. Duque è necessario concentrare gli sforzi su un obiettivo. La giusta conclusione è puntare gli occhi su quei produttori che giocano veramente convinti sul tempo ed è inutile girarci attorno. Questi trent’anni di scrittura del vino, per quel che riguarda la Campania, ci dicono che il Fiano è il vero vitigno in grado di essere competitivo con i grandi vini del mondo per svariate ragioni, non ultima il fatto che, come dimostra lo studio coordinato dal professore Moio, più che resistere al tempo, evolve con il tempo. Omaggio allora a chi ragiona così. Il primo successo è stato portare una folta pattuglia di cantine a saltare almeno un anno dalla vendemmia, ormai sono una quindicina le aziende che ragionano così. Ma evidentemente non è sufficiente per creare il fascino necessario a un territorio vitivinicolo come si deve e degno di questo nome. Segnali in direzione del tempo, di un allungamento cioè del tempo di attesa prima di commercializzare il proprio prodotto iniziano a moltiplicarsi.
Nel corso di questi mesi abbiamo incrociato alcuni Fiano che vi segnaliamo oltre a quelli già noti al grande pubblico e affermati dalla critica, cioè Marsella, Clelia Romano, Ciro Picariello, Tenuta Sarno, Villa Diamante e Tenuta Scuotto in Irpinia, Maffini nel Cilento.
Ecco dunque quelli da tenere d’occhio. Molto può fare la dicitura Riserva che finalmente si può utilizzare, speriamo presto anche nel Cilento.

Interessante perchè si tratta di un ritorno alla terra da parte di due professionisti, lei architetto lui psicologo. Le idee sono abbastanza chiare, ci sembra, e speriamo che il timone resti saldo in questa direzione. Siamo a Montefalcione, in piena zona docg.

La zonazione e la decisione di uscire non prima dei tre anni di questa azienda di Lapio alza notevolmente l’asticella. Il progetto è seguito da Vincenzo Mercurio che è una garazia. Magnum e aumento del prezzo non potranno che giovare a questo progetto che ci è sembrato molto convincente, soprattutto dopo la visita.

Un altro Nostos, dal Nord al sud questa volta: qui il tempo non c’entra ancora: ci convince però la materia prima, squisita, il fatto che il vino sia in piena evoluzione e confidiamo nella intelligenza del produttore di allungare il tempo di uscita mantenendo d’annata solo il blend bianco. Vedremo.

Con More Maiorum Mastroberardino è stato il primo a credere commercialmente nel progetto tempo del Fiano di Avellino. Ora con il progetto Stilema, che segue il Vintage, la proposta si attesta su almeno quattro anni di attesa con la dicitura riserva. Bottiglie da comprare e conservare per un vita: la 2018 è la terza edizione, la prima, come dicevamo, Riserva.

Infine lo spettacolare Alessandra 2013 di Di Meo, la cantina che più di ogni altra ha creduto in questa potenzialità, ricordiamo il primo Eminia 2000 in memoria della sorella adesso giunto alla 2003 da non molto in commercio. Un discorso che riguarda anche il Greco Vittorio, che risale alla 2008. Un vero e proprio progetto tempo che regala ai consumatori esperienze ed emozioni uniche come ha dimostrato la verticale fatta da poco in azienda. Tra parentesi, come più volte ho scritto, proprio qui ebbi contezza delle potenzialità del fiano in una degustazione nella seconda metà degli anni ’90.

Cinque Fiano, insomma, da comprare con decisione riempendo le cantine e le carte dei vini di ristoranti, pizzerie e bracerie.
Imperdibili, fidatevi.


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