di Tommaso Esposito
Impressioni, emozioni.
Ne scelgo tre. Non a caso.
La prima. Lorenzo Cogo.
Son felice e contento di essere stato tra i primi a conoscerlo, appena preceduto da Paolo Marchi.
Ne ho parlato qui.
E a Vico mi ha fatto rivere la gioia , ‘a prejezza, di godermi il suo dashi, versione nipponica di un tenue fumetto di pesce.
Questa volta in forma di granatina misteriosa, profumata, intensa. Accompagnata da una cozza, dal timido mandarino cinese e volatili essenze in un boccaccio che quasi quasi è un narghilè. Grande!
La seconda. Francesco Ceriello.
Il nipote di Angelina. Ha scelto di continuare la tradizione a ‘E Curti in quel di Sant’Anastasia.
Ha appena vent’anni. Tra i fornelli di casa non perde una battuta.
E spesso va in trasferta. Altrove, dai Grandi, per affinarsi e conoscere nuovi orizzonti.
Intanto sedimenta la sapienza e le virtù di questa terra baciata dal sole e resa fertile dalla lava del Vesuvio.
Così si fa.
Per non dimenticare.
La terza. Cristian Torsiello.
Sta a Valva (Sa) nell’ Osteria Arbustico.
Ha presentato un piatto che mi è piaciuto moltissimo. Veramente.
Animella, friggitelli e mela verde.
Mi è piaciuto perchè amo il lattaccio e il lattarulo, che poi sono le animelle.
Una parte del negletto quinto quarto: il pancreas e il timo.
Ne parlerò a breve in questo blog.
E Cristian ha creato un piatto paradossalmente succulento, ma lieve.
Ora morbidone, ora croccante. Ora tiepido, ora fresco.
Ora amaro, ora dolce, ora sapido.
Insomma, un boccone da far brillare e scintillare le papille. Bravo.
Su una cosa non sono d’accordo.
Una soltanto.
Passi pure la traduzione di lattaccio e lattarulo in animelle.
Anche il Cavalcanti don Ippolito Duca di Buonvicino le chiamava così.
Ma friggitelli no!
Friggitelli non traduce friarielli.
E’ una vexata quaestio della quale ho discusso finanche col buon Gino Veronelli, che mi rese ragione.
Allora si trattava dei broccoli napoletani cosiddetti friarielli.
Ora si tratta dei peperoncini verdi campani a curniciello o ‘e sciummo cosiddetti anch’essi friarielli.
I lumbard non tradurrebbero mai cassoeula in casseruola.
Così pure romani mai chiamerebbero le puntarelle cimette di cicoria.
Viva allora:
Animella, peperoncini verdi friarielli e mela verde.
Basta una parola.
Per non dimenticare!
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