
di Talia Mottola
Spettacolare jam session di Francesco Martucci e Pasquale Trotta da Somnium a Eboli. Un percorso che fonde pizza e cucina di avanguardia introducendo anche alla storia e alla cultura del cibo. Lo stesso Somnium richiama nell’ambiente elementi del neolitico e paleolitico, fino alla Magna Grecia e ai Borbone.
Il discorso dello chef e patron Pasquale Trotta ruota intorno alla ricerca delle origini della cucina campana. Si parte dal Paleolitico, passando per la Magna Grecia, l’Impero Romano, le dominazioni saracene, longobarde, normanne, angioine, aragonesi fino ad arrivare al Regno delle Due Sicilie. Somnium è un viaggio.
La pizza è il motore di questa serata a quattro mani, anzi “A due cervelli”, quello di Francesco Martucci de “I Masanielli” che in un turbinio tra genialità e sostanza guida le sue scelte, creative e consapevoli, e quello di Pasquale Trotta che sfida le barriere, osa e dipinge il suo sogno di gastronomia.
Quando entri da Somnium, un lungo corridoio al buio ti porta in una dimensione che guarda al futuro. In questa particolare serata “A due cervelli” la pizza prende parte ad un racconto che la vede oltreconfine, viene mostrata come cibo che non ha una nascita unica: in tutto il mediterraneo, in qualsiasi angolo recondito si è impastato ed è in ogni zona che il pane poi si è evoluto.
Tante terre per infinite forme. Si ritorna alle origini, all’ancestralità con le cotture su brace e pietra , 13 portate con un grande inizio, la “Pasqualino Maraja” Pani Puri Indiano come una pizza margherita di Trotta che ricorda quando da bambino gli cantavano l’omonimo brano di Modugno. Martucci fa il suo ingresso con la Pizza di Castagna, che ti viene da mangiarla chiudendo gli occhi per spegnere le luci intorno soltanto per quell’attimo.
Passato quel tempo poi si ritorna sulla terra.
Il viaggio è continuato con le TXistorra e friarielli e la Pizza al vapore con spalla di agnello, acciughe e limone di Trotta, e le criogeniche di Martucci con i fiori di zucca, basilico e bottarga e poi la Pomodoro e Bufala.
Un percorso che ha regalato uno stato emozionale altissimo dall’inizio alla fine, un’esperienza andata sold out in appena ventotto minuti dalla pubblicazione dell’evento.
Si gioca con le cotture, le consistenze, i sapori, e i due linguaggi diversi di Martucci e Trotta sono ben tradotti ai clienti con l’unico grande spirito di scambio, genialità e piacere di mostrarsi con uno dei più grandi piatti di sempre , la pizza. Io dopo questa esperienza mi chiedo se il futuro del fine dining ha ancora ragion d’essere considerato utopico.
Se penso però all’ultima portata firmata da Martucci, “Futuro distopico di marinara”, l’utopia per me diventa insieme a distopia il bianco e nero che si fondono per creare un unico grande caos che mette a posto tutto. E allora a me un futuro piace proprio così, tra utopia e distopia, tra pizza e fine dining.
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