I vini di Salerno con l’Ais all’Enoteca La Botte

Pubblicato in: I vini da non perdere
Tonia Credendino e Mario Notaroberto - Albamarina

di Tonia Credendino

Irrefrenabile il progetto delle Masterclass Salernum che il Consorzio Tutela Vini Salerno sta portando avanti da più di un anno in collaborazione con AIS Campania che raccoglie ulteriore consenso e curiosità il 5 marzo nella tappa a Caserta, all’Enoteca La Botte, con la presenza del consigliere Mario Notaroroberto, del delegato AIS Caserta Pietro ladicicco e dei relatori Giuliana Biscardi e Vincenzo Ricciardi.

La degustazione orizzontale di ben otto etichette selezionate di vini bianchi di Salerno del millesimo 2020 afferma una ricchezza e una potenzialità espressiva della Campania senza eguali, frutto di una cultura e tradizione vinicola, dove i vitigni autoctoni e il terroir unico sono fattori distintivi.

Il Consorzio Vita Salernum Vites, ci racconta Notaroberto (azienda Albamarina), nasce nel 2012 come associazione volontaria, promosso dagli operatori economici coinvolti nelle singole filiere, spinti dall’esigenza di fare sistema, come in altre zone d’Italia, con la precisa funzione di tutelare le tipicità e le produzioni vitivinicole Doc e Igp territorialmente riconosciute dalla normativa comunitaria DOP Cilento, DOP Castel San Lorenzo, DOP Costa D’Amalfi, IGP Paestum, IGP Colli di Salerno, oggi costituito da 115 aziende accomunate da valori comuni come il legame per il territorio e il rispetto della tradizione enologica.

Ogni vino racconta la propria storia, che rimanda a tradizioni antiche, tramandate da generazioni, che appartengono a vitigni antichissimi, oltre a quelli già noti (foto), la Reginella, la Racina Piccola e Santa Sofia, di recente sono tornate alla ribalta, riconosciute come varietà autoctone e di cui sentiremo parlare molto nei prossimi anni.

Il made in Salerno, spiega Pietro Iadicicco è una produzione ricca e articolata, con tratti di unicità e forte caratterizzazione varietale, la Costiera Amalfitana aspra e frastagliata, è espressione della viticoltura eroica, la città di Salerno e i suoi colli, la fertile Piana del Sele, il Parco Nazionale del Cilento fino all’areale del Golfo di Policastro, è un territorio che si estende su due livelli, quello litoraneo con i suoi oltre 200 km di coste e quello dell’entroterra in cui le vette raggiungono oltre i mille metri sul livello del mare.

La degustazione dei primi due bianchi ci fa viaggiare lungo arditi terrazzamenti, a picco sul mare, quasi irraggiungibili, se non lungo ripidi e tortuosi scalini dove ogni piano che ospita un vigneto è stato letteralmente rubato alle rocce. Da questa impraticabile gradinata, dove si alternano vigne e limoni, dove i gusti e i profumi degli agrumi e della flora mediterranea si mescolano con la salsedine marina, si ottengono i vini della Costa d’Amalfi, Furore, Ravello e Tramonti DOC.

 

1° vino – Reale, Aliseo Tramonti Costa d’Amalfi DOP 2020

Il nome Aliseo fa riferimento ai venti che portano il bel tempo, dai vitigni autoctoni di Biancazita, Biancolella e Pepella, questo vino affascina per il suo stile. Al naso prevalgono la componente floreale di gelsomino e frutta a polpa bianca ed erbe aromatiche come il timo. È un vino aromatico che offre una piacevole balsamicità, elegante, caratterizzato da un corpo espressivo e da una sapidità importante.

2° vino – Apicella, Colle Santa Marina Tramonti Costa d’Amalfi DOP 2020

Eterogeneo blend di falanghina, biancolella, ginestra e pepella, si presenta di colore giallo paglierino caldo con riflessi dorati, al naso offre una piacevole gamma di profumi di frutta matura come fichi secchi e albicocche, interessanti e caratterizzanti le note minerali, dolci di miele e spezie, felicemente morbido, caldo, equilibrato e persistente.

Il legame suolo-vino, svela Pietro Iadicicco, è un pianeta in continua esplorazione ma si può tranquillamente affermare che i vini da suoli calcareo-argillosi o marnosi tendono a essere più intensi e corposi di quelli provenienti da terreni sabbiosi o comunque vini freschi sodi e compatti da bere più giovani.

Il Flysch cilentano è un suolo alcalino e forte, perfetto per l’allevamento della vite e conferisce alle uve una personalità unica, integrando l’acidità con una grande presenza salina; il Fiano la fa da padrone determinando vini di grande eleganza e longevità.

Ed è stata una vera sorpresa, Giuliana Biscardi e Vincenzo Ricciardi che ci hanno guidato nella degustazione, erano all’unisono concordi nell’apprezzare trasversalmente il carattere deciso e pronto dell’annata 2020, tutti i calici hanno mostrato un buon equilibrio e una bella personalità.

 

3° vino – Casula Vinaria, Coccinella Colli di Salerno IGT 2020

Coccinella nasce dall’idea di vinificare il fiano con una macerazione carbonica naturale, il processo è completato da un affinamento di dodici mesi in botte. Coccinella è un sorso pieno di grazia e armonia. Il suo profumo ammalia e inebria il suo carattere conquista, piglio fruttato e floreale di natura esotica, in aggiunta a sentori speziati e vanigliati. In bocca ha un gusto morbido, acido ed equilibrato.

4° vino – Lunarossavini, Quartara Colli di Salerno IGT 2020

Il Quartara di Lunarossavini è un vino bianco di grande struttura e ricchezza di aromi, ottenuto da uve 100% Fiano fatte fermentare in anfora a contatto con le e affinamento 12 mesi in botti di rovere. La quartara è una giara in terracotta di antica memoria ed è stata anche l’unità di misura prima che arrivasse il sistema metrico decimale. Vino bianco dal colore dorato, ben strutturato e longevo.

5° vino – Albamarina, Valmezzana Fiano Cilento DOP 2020

Freschezza agrumata e balsamica al naso, un profumo intenso che risveglia tutti i sensi ed evoca alla mente ricordi di miele e rosa, si ritrova al palato con una beva snella, con una chiusura piacevole e precisa, un piccolo grande capolavoro ottenuto da Mario Notaroberto e dalla sua vigna che regala un’esperienza gustativa di grande soddisfazione.

6° vino – Polito, Riva Cilento Fiano DOP 2020

E’ un vino bianco di colore giallo paglierino con riflessi dorati, maturato in acciaio per dodici mesi, elegante con note floreali e sentori di frutta bianca e vaniglia, al gusto è morbido persistente, ben composto. Riva Fiano DOP, nonostante sia un vino bianco, matura meravigliosamente con il tempo, provare per credere.

 

7° vino – Verrone Viticoltori, Vigna Castello di Rocca Fiano Cilento DOP 2020

Poco più di un ettaro di vigneto, dedicato interamente alla coltivazione del Fiano dal quale si ottiene un vino peculiare,  Doc Cilento “Fiano Vigna Castello Rocca Cilento ” prodotto in 1500 bottiglie l’anno.

Al naso percepiamo sentori di nocciola, nota di miele e resina, amaretto e albicocca. Al palato subito una sferzata di acidità, la sapidità è efficace, di grande freschezza.

 

8° vino – Astone, Cosmos Fiano Cilento DOP 2020

Situato tra il mare cristallino e le verdi montagne, distante pochi chilometri dal sito archeologico di Paestum e dal castello Aragonese di Agropoli, l’Azienda Agricola Astone nasce dalla forte passione e senso di appartenenza al territorio Cilentano. Vino 100% Fiano del Cilento DOP, prodotto con processi rigorosamente biologici e organici, un vino caldo che esprime la perfetta riconoscibilità del vitigno.

Un’occasione speciale che ha messo in luce con otto straordinari calici la grammatica del vitigno e la sintassi del territorio, proprio un’avventura appassionante che ha ripagato la trasferta, interviene così Antonio Follo, delegato AIS Benevento, “orgogliosamente campano”, conclude.

Tutti d’accordo che si poteva immaginare l’espressione di un grande territorio, ma in fin di serata è venuta voglia di conservare qualche bottiglia di bianco salernitano in cantina.

Ultimissima chicca, tra foto e strette di mano, Mario Notaroberto, conosciuto ai più come il Brigante del Cilento, condivide con noi, pochi intimi rimasti, dettagli interessanti della sua storia d’amore per la sua terra e le sue albe, l’amore per la moglie Marina e il racconto è accompagnato da un calice di vino fuori programma.

Il nome del vino Palimiento richiama I Palmenti, le vasche o di cemento o scavate nella roccia, che già in tempi antichi erano utilizzate per la fermentazione del mosto. La presenza del legno nel processo produttivo ha un impatto nobile sul vino e l’esaltazione della macchia mediterranea e la mineralità sono percepite con estrema delicatezza grazie ad un processo d’immersione delle botti in acqua di mare.

Mario ha deciso di fare dei ricordi e dell’amore per le sue origini una storia di passione e rinascita, “imbottigliare un’emozione purché il piacere di produrre sia sempre preceduto dal piacere di bere”, sintetizza, sorridendo.

…un arrivederci e la promessa di ritrovarci tutti in cantina Albamarina o perché dal Notaro in Lussenburgo.


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