Il food truck “Feste a Palazzo” del ristorante Agape a Caiazzo da Teresa Mincione

Pubblicato in: Eventi da raccontare

di Ornella Buzzone

Ci sono giornate che riescono a raccontare un territorio meglio di qualsiasi guida. Giornate in cui il vino, il cibo e le persone si incontrano e diventano parte di una storia comune. È quello che è accaduto nella campagna di Caiazzo, nella suggestiva dimora rurale di Teresa Mincione, dove sorge quella che lei stessa ama definire la sua “nano cantina”.
Una terrazza affacciata sul verde, tavoli condivisi tra amici, calici che si riempiono e racconti che si intrecciano. Un’atmosfera autentica e familiare che ha fatto da cornice a un evento dedicato alla valorizzazione del Pallagrello, uno dei vitigni più rappresentativi dell’Alto Casertano e simbolo della rinascita vitivinicola del territorio.
Per l’occasione Teresa Mincione ha ospitato una speciale tappa del progetto itinerante del ristorante Agape, realtà gastronomica che ha saputo distinguersi per una cucina identitaria, profondamente legata alle radici campane ma interpretata attraverso tecniche contemporanee e una sensibilità moderna.
Dietro ogni bottiglia firmata Teresa Mincione si nasconde una storia di coraggio e cambiamento. Prima avvocato penalista, poi produttrice vitivinicola per scelta e per passione. Una svolta di vita che l’ha portata ad abbandonare la professione forense per dedicarsi completamente a quella terra che aveva sempre fatto parte della sua storia familiare.
La sua avventura nel vino prende forma con l’acquisizione della storica Vigna Monticelli, già appartenuta all’esperienza di Terre del Principe. Da qui nasce un progetto produttivo che oggi rappresenta una delle più interessanti realtà emergenti del territorio caiatino.
Tra Caiazzo e Castel Campagnano, alle pendici del Matese, Teresa coltiva circa tre ettari e mezzo di vigneto tra Pallagrello Bianco, Pallagrello Nero e Casavecchia. Una produzione volutamente contenuta, artigianale, fondata sul rispetto della natura, dei tempi del vino e dell’identità dei vitigni autoctoni.
La sua filosofia è semplice quanto profonda: ascoltare il vino e accompagnarlo senza forzature.
Non poteva che chiamarsi così il vino che meglio rappresenta il percorso umano della produttrice.
“Nulla è per caso” è un Casavecchia in purezza che racchiude il senso di una vita cambiata seguendo l’istinto e la passione. Affinato dodici mesi in anfora e successivamente in bottiglia, è un vino elegante e autentico, capace di raccontare il territorio con discrezione e personalità.

Il colore è rubino delicato, il profilo olfattivo richiama fiori, spezie e piccoli frutti rossi, mentre al palato si distingue per finezza, equilibrio e un tannino raffinato.
Prodotto in circa 1.600 bottiglie, rappresenta oggi una delle etichette più apprezzate della denominazione ed è valso all’azienda importanti riconoscimenti nazionali.
Accanto al Casavecchia troviamo il Pallagrello Bianco “La Luna e il Ventaglio”, una delle etichette più personali della cantina.
Il nome racchiude due simboli molto cari a Teresa. Da una parte il ventaglio, accessorio che ama e utilizza spesso, simbolo di eleganza e femminilità; dall’altra il richiamo alla storica Vigna del Ventaglio della Campania Felix, testimonianza della grande tradizione borbonica legata al Pallagrello.
La luna richiama invece i cicli naturali, il tempo dell’agricoltura, la pazienza e l’armonia che accompagnano ogni vendemmia.
Proprio questo vino è stato il protagonista assoluto della degustazione. In abbinamento al menù borbonico di Agape è stata servita l’annata 2024 insieme al Pallagrello Nero 2023. La degustazione è poi proseguita con il Casavecchia 2022 e con una sorpresa riservata esclusivamente agli ospiti presenti: l’assaggio in anteprima assoluta della nuova annata 2025 de “La Luna e il Ventaglio”, ancora non disponibile sul mercato.

Un privilegio che ha permesso ai presenti di scoprire in anteprima il futuro della produzione aziendale.
Come ama ripetere Teresa, ogni vino ha il proprio ritmo. Se il Casavecchia necessita di lunghi affinamenti, il Pallagrello Bianco può esprimere immediatamente la sua energia, la sua freschezza e la sua straordinaria capacità di raccontare il territorio.
Ad accompagnare il percorso enologico è stata la proposta gastronomica del ristorante Agape di Sant’Agata de’ Goti.
Dietro il progetto ci sono i fratelli Gianna e Gabriele, che hanno scelto di trasformare la propria esperienza professionale in una filosofia di accoglienza.

Il nome Agape richiama l’amore fraterno e le antiche cene comunitarie dei primi cristiani, momenti di condivisione e convivialità che ancora oggi rappresentano l’essenza del progetto.
Il ristorante trova casa all’interno di un palazzo storico del Settecento a Sant’Agata dei Goti, la cui struttura originaria è stata preservata e valorizzata. Un luogo dove gastronomia, arte e cultura convivono armoniosamente. Al suo interno trovano spazio opere di artisti contemporanei e una preziosa opera del maestro santagatese Nello Salavo, “L’Apocalisse”, testimonianza del forte legame con il territorio.

Accanto allo chef lavora la moglie, pastry chef del ristorante, completando una squadra che ha fatto dell’identità territoriale il proprio punto di forza.
Da questa filosofia nasce anche il progetto itinerante di Agape.
Un food truck che vuole abbattere le distanze tra cucina e persone, portando la ristorazione fuori dai luoghi tradizionali e facendola diventare strumento di aggregazione, scoperta e valorizzazione culturale.
Ogni tappa viene costruita attorno a una storia da raccontare: una cantina, un produttore, un sito storico o un luogo poco conosciuto che merita attenzione.
La tappa ospitata da Teresa Mincione rappresenta perfettamente questa visione.
Per accompagnare i vini della cantina, Agape ha proposto un percorso ispirato alla tradizione gastronomica borbonica, reinterpretata con leggerezza e contemporaneità.

Ad aprire la degustazione un gateau di patate, seguito dal sartù, piatto simbolo della cucina aristocratica napoletana.
Successivamente è stata servito il Baccalà del Sovrano, preparazione che richiama la tradizione culinaria del Regno delle Due Sicilie e che ha trovato nel Pallagrello Bianco un compagno ideale.

A chiudere il percorso non poteva mancare il re dei dolci napoletani: il babà, proposto nella sua versione più classica.
L’evento organizzato nella cantina di Teresa Mincione ha rappresentato molto più di una semplice degustazione.
È stato un incontro tra persone accomunate dalla volontà di raccontare un territorio straordinario attraverso i suoi vini, la sua cucina e le sue storie.
Da una parte il Pallagrello e il Casavecchia, vitigni che rappresentano l’anima agricola dell’Alto Casertano. Dall’altra una cucina che guarda alla tradizione per costruire nuove forme di convivialità.
Nel mezzo, la bellezza semplice dello stare insieme. Quella che nasce attorno a una tavola, davanti a un bicchiere di vino, e che continua a essere il modo più autentico per raccontare una terra.


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