Il mondo del vino al femminile: le figure italiane coinvolte nel settore 20| Cristina Mercuri, prima master of wine italiana

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di Chiara Giorleo

I numeri parlano chiaro: le donne rappresentano la maggioranza degli addetti e dei manager nell’ambito marketing e comunicazione (80%), commerciale (51%) e turismo (76%).
Quali sono le figure femminili impegnate nei diversi rami del settore vitivinicolo?
Dopo il successo della serie di interviste alle critiche di vino e parallelamente a quella dedicata alle donne produttrici, scopriamo impostazione, visione e prospettive con le dirette interessate.

Oggi lo chiediamo a Cristina Mercuri

Nata e cresciuta in Toscana e residente a Milano da quasi vent’anni, Cristina è Founder e CEO di Mercuri Wine Club, società di consulenza
strategica e academy di formazione che supporta aziende e professionisti nello sviluppo di posizionamento, comunicazione e cultura del vino, integrando canali tradizionali e digitali.
Prima del vino, Cristina ha intrapreso una carriera come avvocata in studi legali internazionali, occupandosi di fusioni, acquisizioni e proprietà intellettuale. Nel 2015 ha scelto di cambiare percorso professionale, applicando al mondo enologico lo stesso rigore analitico, così come il metodo e la disciplina maturati nella professione legale. Oggi è la prima Master of Wine donna in Italia.

 

Quando e come ti sei avvicinata al settore vino?

Come consumatrice e appassionata di vino, mi ci sono avvicinata ai tempi dell’università. Mi capitò di scoprire una rubrica per la quale quest’uomo parlava di vino in maniera così articolata e approfondita che mi sembrava una presa in giro. A quel punto, quasi per ripicca, inizio a studiarlo e quel gioco mi ha preso tantissimo. Ho capito che mi piaceva tutto, anche gli aspetti più tecnici. Dopo l’università ho ricoperto il ruolo di avvocata, ma dal 2013 inizio a pensare a un’altra strada. Così, nel 2015, lascio la professione e intraprendo prima il percorso di studi per conseguire il Diploma WSET e poi, nel 2019, quello per diventare Master of Wine.

 

Come hai impostato il tuo percorso formativo ed esperienziale?

Innanzitutto mi sono iscritta al percorso di studi per conseguire il Diploma WSET: l’ho concluso nel 2018. Un percorso che fu impegnativo per la mia preparazione di allora. Successivamente ho deciso di proseguire con il percorso per diventare Master of Wine e ho dovuto studiare tanto, fin da subito, per l’ammissione. Quando ho saputo che ero stata ammessa, ho pianto perché era quello il mio obiettivo. Avevo fatto una scelta importante, quella di lasciare la professione di avvocata, e doveva esserne valsa la pena.

Ho impostato il mio percorso in modo molto disciplinato, sapendo di dover dedicare diverse ore della mia giornata allo studio, sacrificando lavoro e vita privata, specialmente per lo stage 2, quello di quattro giorni. Quindi praticavo simulazioni d’esame quasi quotidianamente, e con l’aiuto di un mental coach. Si è trattato di un lavoro di arricchimento di nozioni, ma anche di un allenamento fisico e mentale.
Lo stage 3, poi, è stato ancora più difficile perché al 2 devi dimostrare una conoscenza approfondita su un argomento molto vasto, i vini di tutto il mondo (dal punto di vista tecnico, ma anche commerciale, di marketing e così via). Invece, per lo stage 3, c’è da fare un approfondimento molto importante, ma di un argomento molto più ristretto e specifico. È stato più duro e solitario.

 

Qual è il tuo modello di ispirazione in termini umani, geografici, attitudinali?

Sono stata ispirata da mia nonna, che dal 2010 non è più con noi. È rimasta vedova giovane, con pochi soldi ma forte del suo orgoglio siciliano, una lottatrice elegante. Quando ho qualche difficoltà mi chiedo cosa farebbe se ci fosse; con lei sarebbe diverso, ma continua a guidarmi.

 

Il ruolo della donna è adeguatamente riconosciuto nel nostro settore, a tuo parere?

La risposta facile è semplicemente no. La risposta completa è più complessa se analizziamo, ad esempio, qual è la fascia di reddito e il ruolo specifico. Molte donne sono impiegate con successo in lavori d’ufficio (comunicazione, marketing, ospitalità, amministrazione), ma è già meno comunetrovare donne a capo dei lavori di agronomia o come enologhe – certo ce ne sono diverse e bravissime – oppure nei ruoli apicali, per i quali siamo ben lontani da un paritario 50%.

Non è, quindi, questione di numeri. Stiamo migliorando, ma c’è ancora da fare e serve un miglioramento da parte degli uomini stessi.

 

Quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema Italia nella tua professione?

I punti di forza sono rappresentati sicuramente dalla grande diversità di vitigni e territori, che consente un’offerta variegata di stili: da quello mainstream a quello di nicchia. Abbiamo una produzione vincente che, inoltre, si inserisce nell’ambito filone del Made in Italy.

La debolezza sta nella comunicazione. Dovremmo lavorarci molto di più, con un lavoro di squadra, ad esempio di consorzi, non come singoli. Serve più intelligenza manageriale, meno cose fatte in casa, più marketing. Ci sono lauree in comunicazione o marketing per questo. Alcune aziende, specialmente grandi marchi, lo fanno già, ma sono poche in proporzione. Stiamo scontando tutti gli anni di investimento solo sulle vendite, che ovviamente sono importanti, ma serve aprirci a nuovi linguaggi. La mia tesi parla anche di semiotica: l’etichetta non è solo una questione grafica, è quello che evoca, per esempio.

 

Come pensi la tua professione evolverà nei prossimi 20 anni? Avrà un ruolo l’AI?

Bisogna porre attenzione al cambiamento climatico, nonostante Trump lo neghi; ma noi siamo persone di scienza, quindi dobbiamo concentrarci su come fare in vigna e in cantina per continuare a produrre vini di qualità. Inoltre, si aggiungeranno nuove regioni produttive e nuovi vini, ma non bisogna avere paura, perché il consumatore cerca sempre cose nuove.

E per quanto riguarda l’IA, ottimisticamente, quindi se a servizio di persone colte e formate, può semplificare lavori, interventi, monitoraggi, così come profilazioni più efficaci ed efficienti del profilo del consumatore, per un’offerta più tailor made.

 

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