
Venerdì pomeriggio Salvatore Salvo preparava la pizza e Franco Pepe la infornava. Sabato mattina Franco preparava la sua pizza e Salvatore la infornava. Intanto Enzo Vizzari, davanti a Michel Bettane e Thierry Desseauve spiegava le caratteristiche della “pizza di Napoli, dunque italiana, dunque mondiale “.
E poi la sera gran festone con Enzo Coccia, Gennaro Nasti, il pizzaiolo de La Famiglia a via Berger, due passi dal Corousel du Louvre insieme agli spaghetti al Nerano e al pomodoro di Alfonso Caputo, i vini di San Salvatore di Peppino Pagano, presente l’ambasciatore italiano a Parigi Giandomenico Migliano che ha rivissuto il gusto e l’atmosfera napoletana tra tanti giornalisti e blogger francesi giunti per l’occasione.
Bisogna aver vissuto questa due giorni parigina delle Strade della Mozzarella per capire l’enorme potenzialità evocativa che hanno pizza, pomodoro, mozzarella fuori da Napol ie fuori dall’Italia. Non a caso i due laboratori sono stati i primi ad andare esauriti, persino prima di quello di Krug tanto atteso dagli appassionati del Grand Tasting.
Una promozione intelligente potrebbe davvero risolvere tanti problemi di casa nostra. Nessuno avrebbe mai immaginato che proprio l’alimento più povero sarebbe stato la testa d’ariete per l’export e per la vita stessa di tanti giovani pizzaioli, come Gennaro Nasti che prima di arrivare a Parigi da Secondigliano è stato in giro per il mondo.
Meraviglioso l’abbinamento alla mozzarella e alla pizza scelto dai due sponsor: Champagne rosè Ruinart e Cerasuolo d’Abruzzo di Masciarelli.
Due giorni da sogno, con la mozzarella di bufala che ha choccato il palato di quanti la provavano per la prima volta. La pizza sfornata da un forno elettrico, un capolavoro d’ingegno napoletano di Izzo Forni che apre una nuova era sulla cottura della pizza napoletana di cui non si potrà non tenere conto.
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