Osteria al Turbine a Mogliano Veneto
Via Marignana 124
Tel. 041/5937077
Aperto a pranzo e cena
Chiuso domenica e lunedi
di Valentina Ruzza
Ci sono ristoranti che nascono come progetti gastronomici. E poi ci sono luoghi che nascono da una storia familiare così intensa da diventare, nel tempo, una vera eredità culturale. L’Osteria Al Turbine appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Fondata nel 1902, l’osteria prende il nome dal vicino Mulino Turbine, luogo dove per decenni i contadini della zona portavano il grano da macinare. Nell’attesa che diventasse farina, si fermavano qui a bere un bicchiere di vino, a mangiare qualcosa di caldo e a condividere storie. Era un luogo di incontro spontaneo, fatto di convivialità autentica, che negli anni ha continuato a vivere nella memoria collettiva del territorio.
Oggi quella storia continua grazie ad Andrea e Martina Lombardini, coppia nella vita e nel lavoro, arrivata alla guida del ristorante nel 2011. Due percorsi completamente diversi che si incontrano nella passione per l’ospitalità. Andrea è figlio d’arte. Martina, invece, arriva da tutt’altro mondo: figlia di una casalinga e di un ferroviere, con una lunga esperienza nel commercio e nella gestione di attività a contatto con il pubblico.
Proprio questa sua capacità naturale di relazione e accoglienza diventerà uno degli elementi chiave dell’identità del Turbine. La storia della famiglia Lombardini nella ristorazione affonda però molto più indietro nel tempo. Il padre di Andrea, Giovanni Lombardini, nasce nel 1936 e a soli dodici anni, nel 1948, lascia casa per iniziare a lavorare come cameriere.
È l’inizio di un percorso professionale che lo porterà negli anni Sessanta all’Hotel Villa Condulmer di Zerman, dove diventerà maître di sala. È proprio lì che conosce Ivana, futura moglie e madre di Andrea. Alla fine degli anni Sessanta i due prendono in gestione il ristorante del Golf Club Villa Condulmer. Giovanni si occupa della sala, mentre Ivana entra in cucina senza alcuna formazione professionale. Sarà proprio il marito ad accompagnarla nei primi passi: cucinando alla lampada davanti ai clienti aveva acquisito solide basi tecniche e le regala uno dei libri simbolo della cucina italiana, il Carnacina del 1968, che Andrea conserva ancora oggi, restaurato, come una reliquia familiare. Un episodio racconta bene lo spirito di quegli anni. Durante una cena Giovanni ordinò nove scaloppine al limone.
Quando Ivana le portò in tavola, lui le assaggiò e senza esitazione le buttò nel cestino: per ogni porzione aveva spremuto un limone intero, rendendo il piatto immangiabile. Ivana rimase in lacrime, ma da quell’errore imparò una lezione fondamentale. Da lì sarebbe iniziata una carriera straordinaria che la porterà a cucinare per cinquant’anni, diventando una figura amatissima da generazioni di clienti. Andrea nasce nel 1972 e cresce letteralmente tra cucina e sala. A dieci anni già aiuta nel ristorante di famiglia. Studia ragioneria, lavora tutti i weekend e impara il mestiere soprattutto in sala, dove i genitori avevano più bisogno di lui. La madre, gelosa custode della cucina, preferiva tenerlo lontano dai fornelli. Dopo il servizio militare continua a lavorare con i genitori fino al 1999, quando decide di cambiare completamente strada entrando in banca. In pochi anni costruisce una carriera importante fino a diventare direttore di filiale. Ma la ristorazione, per chi ci è nato dentro, è difficile da dimenticare.
Nel 2007, dopo più di due anni da direttore, Andrea prende una decisione radicale: si licenzia per tornare al ristorante di famiglia. Il padre comincia ad avere problemi di salute e sente che è il momento di rientrare. Insieme alla moglie Martina prende nuovamente in gestione il ristorante del Golf Club Villa Condulmer per quattro anni. È qui che Andrea inizia ad avvicinarsi davvero alla cucina. Nel 2011 arriva l’occasione decisiva: l’Osteria Al Turbine, chiusa da nove mesi, è disponibile per una nuova gestione. Martina, con la sua determinazione, riesce a portare a termine l’accordo. Il 28 settembre 2011 si accendono di nuovo i fuochi dell’osteria. L’inizio è tutt’altro che semplice. Il menù è fortemente legato alla tradizione locale: affettati, pasta fatta in casa, pasta e fagioli, pasticci, baccalà, bolliti, spiedo e una grande attenzione alla brace, con costate, tagliate e grigliate. I dolci sono quelli classici della tradizione familiare, tiramisù in primis.
La cucina è guidata da Ivana, affiancata da Fabio, collaboratore storico della famiglia. Il padre Giovanni purtroppo muore appena un mese prima dell’apertura. Andrea si ritrova ai fornelli quasi per caso. Il menù prevedeva una sezione dedicata alla brace e il cuoco che avrebbe dovuto occuparsene non si presenta mai al lavoro. Così decide di farlo lui. Le prime settimane sono complicate. Errori, imprevisti, molta tensione.
Ma anche la scoperta di una vocazione che probabilmente era sempre stata lì. Il vero punto di svolta arriva qualche anno dopo, durante una cena di compleanno della moglie Martina al ristorante Le Calandre di Massimiliano Alajmo. Per Andrea è la prima esperienza in un ristorante stellato. Quella cena cambia completamente il suo modo di vedere la cucina. Non è più la semplice riproduzione perfetta di una ricetta della tradizione. È interpretazione personale, visione, identità. Da quel momento inizia un percorso di studio e crescita. Curiosamente, il primo campo di sperimentazione sono i dessert. Andrea si accorge che spesso nei ristoranti si mangia bene ma si rimane delusi dal dolce finale. Decide quindi di studiare pasticceria frequentando corsi presso CAST Alimenti e ALMA. L’incontro con lo chef Alberto Quadrio segna un altro passaggio importante. Quadrio, con esperienze che spaziano da Gualtiero Marchesi al Giappone fino alle cucine francesi di Alain Ducasse, trascorre alcuni giorni al Turbine lavorando con Andrea su pasticceria, panificazione e tecniche contemporanee. Da lì in avanti il percorso diventa una continua evoluzione fatta di studio, sperimentazione e confronto. Le collaborazioni con altri chef contribuiscono ad ampliare la visione, tra cui quella con Errico Recanati del ristorante Andreina di Loreto, maestro della cucina alla brace. La brace diventa progressivamente il filo conduttore della cucina del Turbine. Accanto alla crescita della cucina, Andrea comprende presto che anche la sala deve evolvere. Qui il ruolo di Martina diventa centrale. La sua capacità di accogliere, creare relazione e gestire la squadra costruisce nel tempo un servizio raffinato ma mai distante. La brigata si arricchisce nel tempo di nuove figure professionali. Tra queste spicca Lorenzo Doro, oggi secondo di cucina e responsabile della pasticceria e della panificazione. Anche il mondo del vino cresce di pari passo con la cucina. Dopo il percorso iniziale di Anna, oggi la cantina è gestita da Enrico, con esperienze al Glam di Venezia, che cura una selezione sempre più articolata. Alla base di tutto rimane però un principio che Andrea ripete spesso alla brigata: “Se abbiamo una grande materia prima abbiamo già fatto il novanta per cento del lavoro. Il restante dieci per cento serve solo a non rovinarla.” La ricerca dei produttori diventa quindi parte fondamentale del lavoro. Piccoli agricoltori, allevatori italiani e fornitori selezionati costruiscono una rete che alimenta quotidianamente la cucina del Turbine. Accanto a questo nasce anche un orto di proprietà, curato con l’aiuto del suocero Adriano, che nei mesi estivi garantisce circa il 70% dell’autonomia sulle verdure. Negli ultimi anni un’altra influenza importante è arrivata dal Giappone. Nel 2023 Andrea e la sua brigata sono stati invitati a Osaka per rappresentare la cucina veneta in una grande fiera gastronomica dedicata all’Italia. In sei giorni hanno cucinato per oltre 4200 persone. L’esperienza si è trasformata in un vero viaggio di formazione: visite ad agricoltori, allevatori e produttori locali e l’incontro con un imprenditore del settore alimentare che lo ha invitato l’anno successivo a Kyushu per una consulenza. Il contatto con la cultura gastronomica giapponese ha rafforzato in Andrea una convinzione profonda: la cucina nasce prima di tutto dal rispetto assoluto della materia prima. Un principio che oggi si riflette anche in alcuni piatti della carta, dove ingredienti e tecniche orientali dialogano con la tradizione veneta. Un altro momento cruciale arriva durante il periodo del Covid. Durante la seconda chiusura, tra dicembre e aprile, Andrea e Martina decidono di investire completamente nel ristorante.
Viene ristrutturata la cucina, ridisegnati gli spazi di lavoro e realizzato un laboratorio dedicato a panificazione, lievitati, dolci, gelati e pasta fresca. Il risultato è una cucina oggi capace di muoversi tra tradizione e contemporaneità con grande personalità. Piatti come l’Uovo fritto del Turbine con beurre blanc alla zucca, il sorprendente Omaggio al Giappone con battuta di manzo e alga nori, lo Spaghettone alla brace con vongole, aglio nero e bottarga, fino al Piccione in tre cotture raccontano una cucina che non rinnega le radici ma guarda con curiosità al mondo.
Eppure, nonostante il percorso gastronomico sempre più definito, la filosofia del Turbine resta quella dell’osteria. Andrea lo racconta spesso ricordando il padre durante il servizio: nervoso e teso fino al momento in cui vedeva i clienti mangiare il secondo piatto con soddisfazione. Solo allora si rilassava e scherzava dicendo: “Adesso posso fare come Baglioni e andare fuori dai…”. È lo stesso spirito che Andrea ritrova in una vecchia fotografia della madre Ivana: appoggiata stremata al mobile della cucina dopo aver cucinato per sessanta persone da sola, ma con un sorriso pieno di soddisfazione. È lì, in quell’immagine, che si può forse capire davvero cosa significa cucina per chi vive questo mestiere. Non solo tecnica. Non solo creatività. Ma cura della materia prima, rispetto per il cliente e il desiderio sincero di regalare alle persone un momento felice attorno a un tavolo. Ed è proprio questo che rende oggi l’Osteria Al Turbine uno degli indirizzi più autentici della ristorazione veneta contemporanea.
OSTERIA AL TURBINE
Via Marignana 124, Mogliano Veneto (TV)
Telefono: 041 5937077
Nel cuore della campagna trevigiana, Osteria Al Turbine racconta una cucina che unisce memoria veneta, tecnica contemporanea e aperture internazionali. Andrea e Martina Lombardini guidano un luogo autentico e raffinato, dove tradizione e ricerca convivono in perfetto equilibrio, trasformando ogni esperienza gastronomica in un racconto di territorio, eleganza e identità.
Cucina: Tradizione veneta contemporanea con influenze internazionali
Atmosfera: Elegante, raccolta, autentica
Fascia prezzo: 40–80 euro
Sito web: alturbine.it
Prenotazione consigliata
Disponibili tavoli all’aperto
Atmosfera accogliente con camino
Scheda del 29 marzo 2026
All’Osteria del Turbine di Mogliano Veneto, un menu di caccia magistrale da segnare in agenda per l’autunno
di Giulia Gavagnin
Il ragazzo di provincia, autodidatta appassionato che non ha alle spalle né uffici stampa né altri presunti “santi in paradiso” s’è fatto uomo.
E noi, conservatori oltranzisti un po’ snob e pure volutamente demodè, che amiamo alla follia il Lambrusco al posto dell’inflazionato e un po’ artefatto Franciacorta, e il Brunello più dello yankee Supertuscan dei vitigni internazionali, vediamo nei riti di passaggio ancestrali un percorso ineludibile per abbandonare il comodo status di ragazzo ed entrare nella Vita Vera.
E, tra i percorsi di formazione umanistica dell’individuo, c’è pure l’affrontare un intero menu di selvaggina, ricordo dell’uomo cacciatore figura oggi invisa alla molle società del consumo.
E che selvaggina!
Andrea Lombardini dell’Osteria al Turbine di Mogliano Veneto, cittadina borghese di ventiseimila abitanti sul limine tra la proletaria Mestre e la snob Treviso del fiume Sile, ha iniziato sospeso, tra il “pollo in tecin” delle piatte campagne nebbiose e il ricordo della magistrale steak tartare di papà Gianni, testimone della ristorazione trevigiana quando questa era quasi francese. Sono ricordi ormai lontani, del Toulà di Alfredo Beltrame che è stato il primo italiano ad aprire a Tokyo, e di quell’epoca pare tutto sia stato distrutto, fagocitato da turismo mordi e fuggi del prosecco e dei cicchetti veneziani che non sono nemmeno più loro.
E allora, Andrea Lombardini, senza bussola culturale come tanti suoi colleghi, è andato avanti a tentativi, a uovo fritto, al recupero della vera pasta e fagioli, alle costate, alle lumache bourguignonne, alle braci con Errico Recanati di Andreina a Loreto che è un suo grande sostenitore, ai viaggi a Osaka con l’anguilla teriyaki, facendo progressivamente sempre più sold out.
E ha trovato in età matura il suo acme nella caccia, con un menu che ormai è pronto per essere proposto per tutto l’inverno come gemma preziosa, punto di riferimento per la pianura, dove lo straordinario percorso di selvaggina della più blasonata Locanda San Lorenzo di Puos d’Alpago rappresenta l’apice per la cucina di montagna delle Prealpi.
Percorso accompagnato da bottiglie inusuali e sorprendenti selezionate dal giovane sommelier Enrico, anche lui in crescita verticale: è riuscito a scuoterci con etichette non solo perfette per i piatti, ma per profondità culturale e di riferimenti, senza saltellare tra le categorie “luxury” e “naturale”, che sembrano ormai gimkana obbligata dei pairing a bicchiere.
Prima di riportare in modo pedante la sequenza delle portate, vale citare “il piatto” della serata che sembra uscire direttamente dalla cucina di un Grande Maestro, per equilibrio, respiro, visione.
Interiora di selvaggina e cocco al profumo di kumquat: una composizione di quinto quarto al limite della terrine dove emerge l’intensità senza il selvatico, dove il cocco e il kumquat spingono ed esaltano la parte animale senza invaderla.
Provare per credere: questo piatto dovrebbe essere meta di pellegrinaggio e insegnato ai master di cucina ai ragazzi, ed è particolarmente significativo che provenga da un “underdog” come piace dire oggi, e non da un maestro conclamato.
Prima e dopo ci sono stati ottimi esercizi di cucina sospesi tra contemporaneità, tradizione trevigiana, omaggio ai classici francesi, e una spruzzata di Oriente sulla via della Seta, tutto in magnifico equilibrio.
Così, apre le danze un bignè ripieno di pernice, accompagnato da un metodo classico catalano molto diretto, il Brut Nature Balma Reserva di Mas Bertran.
A seguire, un sandwich di tartare di cervo con un cappuccino all’aglio confit per intingerla e l’anzicitata interiora di selvaggina e cocco con un Vouvray Sec Les Sablons 2024 di Denis Meunier, Chenin Blanc in purezza di spalla e acidità.
Un trittico di primi: sopa coada – zuppa tipica della Marca trevigiana a base di piccione e pane raffermo – qui proposta invece col fagiano.
Ravioli di lepre in brodo dashi.
Risotto con ragù di alzavola e coscette di pregiata selvaggina da piuma.
Serviti con un Pinot Nero 2023 di Aliotti di Caprese Michelangelo, una vera sorpresa: non distante dal territorio dei pregiati pinot nero del Casentino, Cuna e Podere della Civettaja in primis, sorprende per il delicato frutto..
Infine, sua maestà la Royale di Cervo, qui eseguita “al contrario”, con la sanguigna farcitura posta all’esterno, salsa ai frutti rossi, spuma di melograno e il suo fondo.
Inutile dire che questo piatto potremmo trovarlo in contesti ben più pretenziosi.
E l’accompagnamento? Un Bordeaux di St. Emilion Vieux Clos 2014, potente e speziato, con i giusti anni di invecchiamento alle spalle.
Per concludere, creme brulèe al pino mugo e yogurt e liquore Ninki allo Yuzu.
In un momento in cui il fine dining spinto dagli uffici stampa sta conoscendo un momento di stanchezza, non è un caso che piccoli underdog crescano, in particolare in provincia.
Quella del Turbine, di Andrea e Martina, è una bellissima storia di famiglia, ma oltre allo storytelling c’è la sostanza vera.
Una deviazione a Mogliano Veneto potrebbe essere più illuminante di quel che si possa pensare, soprattutto se queste serate speciali diverranno presenze costanti nella prossima stagione venatoria.
Scheda del 10 novembre 2022
L’Osteria al Turbine di Mogliano Veneto sempre sold out che incanta con un piccione da stella
di Giulia Gavagnin
Molti anni fa, nel mondo della ristorazione esisteva una spaccatura netta. Da un latoc’era la trattoria, quella della cucina tradizionale regionale, della tovaglia a quadretti, del fiasco di vino sincero e la pacca sulla spalla. Dall’altro c’era il ristorante attovagliato, negli anni che furono col tovagliolo a ventaglio nel bicchiere, il cameriere in livrea, cucina interregionale e internazionale con ingredienti più nobili, ricette più o meno riuscite a seconda del livello.
Poi, i confini sono via via sfumati, è finita l’epoca del ristorante borghese perché è finita la borghesia, sono sparite le tovaglie, nei ristoranti sono aumentate le influenze estere, soprattutto dalla Francia e dalla Spagna. Le trattorie hanno alzato il tiro, alcune mantengono un’inguaribile affezione nei confronti del territorio con scarso o nullo apporto personale nell’elaborazione del piatto (non è un difetto, ma una constatazione oggettiva), altre, molte altre spesso mischiano cucina local con incursioni esogene, sono gestite da giovani chef che amano viaggiare e restare sospesi fra tradizione e bistronomie, per usare un termine à la page.
Alcune nascono come trattorie della tradizione, poi si evolvono, trovano un equilibrio diverso, iniziano a macinare e a un certo punto vedono esplodere l’agenda delle prenotazioni. Questo è accaduto all’Osteria al Turbine, di Andrea Lombardini e della moglie Martina.
Siamo a Mogliano Veneto. Borgo residenziale baricentrico tra Mestre e Treviso, sempre più gettonato per la posizione favorevole tra la Serenissima e una delle più belle città del Nord Italia: diceva Vittorio Sgarbi che non puoi dirti italiano se non sei stato almeno 243 volte a Treviso.
In una strada punteggiata di ville venete e manieri di campagna, direzione “DeepVeneto” c’è un’osteria storica, nata nel 1902.
Era il punto di ritrovo dei mugnai della zona che tra una macinatura e l’altra, s’attardavano a bere un bicchiere di vino.
Negli anni ’60 è stato rilevato dalla famiglia Trevisan, che l’ha reso famoso nella zona per l’atmosfera conviviale, le bevute eccessive care allo spirito del luogo, pasta e fagioli, “pollo in tecin” e grigliate.
Nel 2010 i Trevisan cedono il passo ai Lombardini. Qui inizia una ver astoria veneta, di quelle narrate da Gian Antonio Stella, di abnegazione, lavoro e fiducia incessante nel futuro.
Andrea è figlio di ristoratori ma, di fatto, è pressoché autodidatta. La sua maestra indiscussa è la madre Ivana, che per più di trent’anni ha officiato presso il vicino Golf Club Villa Condulmer. Il marito Gianni aveva ricevuto gli insegnamenti della grande scuola di Alfredo Beltrame presso El
Toulà di Treviso, uno dei primi, veri imprenditori visionari della ristorazione italiana (aprì in Giappone nei primi anni ’80).
Inizialmente, Andrea ha mantenuto la linea della gestione precedente.
Poi ha iniziato a inserire gradatamente elementi contemporanei, ha istruito la brigata che si è fatta lentamente più numerosa, effettuato lavori di restauro sempre più importanti e, infine, allestito il canonico orto per i vegetali a km. 0.
Il focus è sulla griglia, sulle braci, una grande cucina a vista, dove il barbecue, il forno Kamado, la cucina economica della tradizione veneta si alternano e si incontrano.
La cucina economica, in particolare, se sarà ulteriormente valorizzata, diventerà il vero punto di forza di Lombardini.
Così, nel corso degli anni i piatti si sono fatti sempre più complessi e golosi.
Rimangono inamovibili la pasta e fagioli, le costate e le fiorentine di varie tipologie di manzo (oggi Blonde d’Aquitaine, Rubia Gallega, Chianina), i risotti alla veneta e le tartare di carne.
La modernizzazione della cucina è passata attraverso i piatti di selvaggina e le incursioni extra regionali ben eseguite.
Tartare di cervo con tre tipi di sale, aceto di Jerez, crema al rafano; cannelloni con pernice rossa , ristretto di cottura e olio all’erba cipollina; risotto al prosecco e coscette di quaglia; ravioli alla milanese con salsa al midollo e zafferano; filetto di cervo in crosta con spinacino, senape e crumble di speck, piccione in tre cotture, con aletta e coscia cotti nella cucina economica.
Un inserimento recente che strizza l’occhio all’oriente, l’anguilla alla griglia con polenta fatta in casa e salsa allo Yuzu.
Qualche retaggio del passato, le cialdine, alcune schiumette che decadranno spontaneamente non inficiano il giudizio finale.
Alcuni piatti sono da grande ristorante, il piccione non sfigurerebbe in una tavola stellata.
Chi volesse sedersi a uno dei tavoli dell’osteria nei week end deve munirsi di santa pazienza e prenotare con almeno quindici giorni d’anticipo, qualche giorno in settimana.
E’ una bella storia, di una coppia che prima faceva tutt’altro, di un cuoco autodidatta che lentamente realizza un sogno, lontano dai clamori degli stage stellati e dei processi mediatici, ma che sta meritando di essere ormai menzionato in tutte le guide anche nazionali.
Non ne ha bisogno, visto il costante sold out, ma gli auguriamo di fare un
saltoulteriore, perché Andrea è un ragazzo che ha sempre voglia di crescere, e a queste condizioni non era da tutti.
Osteria al Turbine a Mogliano Veneto
Via Marignana 124
Tel. 041/5937077
Aperto a pranzo e cena
Chiuso domenica e lunedi
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